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| Associazione
culturale BORGOMARINO |
Federazione
Autonoma Balneare F.A.B. |
Antonio
SPINA |
dibattito |
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ssono
internenuti
dott. Aurelio GIAMMORRETTI
prof. Glauco TORLONTANO
dott. Antonio RICCI
dott.ssa Carla GIANSANTE
arch. Alberto POLACCO
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Antonio
SPINA
A questo punto ci sarebbe una fase di dibattito che io restringerei
un po' per non allungare troppo i tempi.
Il dottor Giammorretti aveva chiesto di fare una domanda.
Se è un intervento breve va bene.
dott. Aurelio Giammorretti
Un breve intervento, certo.
Poiché tra le persone e le Associazioni che hanno promosso questo
convegno, ci sono persone con le quali ho dibattuto e con cui mi sono
confrontato e che sostenevano tesi fortemente, vivacemente contrarie al
completamento del porto, è opportuno fare un paio di considerazioni
su una prospettiva nuova che mi sembra essersi aperta.
La prima considerazione è di questo tipo, il tempo che è
trascorso e gli accertamenti ulteriori che sono stati fatti, hanno portato
un contributo positivo, ergo chi si è battuto per questi ulteriori
ritardi non ha fatto un'opera negativa, in realtà il progetto è
stato migliorato, e sono venuti degli elementi che consentono di riprendere
il lavoro in senso positivo.
Vorrei sapere se questa cosa è condivisa, ed aprire uno spiraglio
ad un nuovo dialogo che porti Pescara a non perdere un'occasione importante.
La mia tesi è che il tempo trascorso e le analisi compiute abbiano
dimostrato quanto veniva confusamente affermato e da qualcuno rifiutato,
cioè che l'inquinamento del mare non è causato dalle pietre
o dal cemento che vi si pongono ma dal materiale trasportato dal fiume,
il che significa che battersi per il disinquinamento del mare, significa
innanzitutto eliminare la portata inquinante del fiume.
Questo è elementare, ma è una cosa che oggi sembra condivisa
e palesemente condivisa dalla relazione ANPA-De Girolamo che mi pare sia
un elemento fondamentale.
Secondo dato.
Battere l'inquinamento non è un dato impossibile.
Con due interventi di portata limitatissima che sono quelli del collegamento
al depuratore di un paio di collettori, e un piccolissimo movimento di
escavazione, molto meno del 10%, i dati sull'inquinamento del mare sono
profondamente modificati quest'anno rispetto agli anni precedenti.
Gli stessi dati sulla desalinizzazione, il mio non è un intervento
approfondito, non posso darli, ma gli stessi dati sulla desalinizzazione
dimostrano che la quantità di questo fenomeno verificata nel mare,
nella foce, nella zona circostante il fiume non è assolutamente
preoccupante e certamente sarebbe decisamente migliorata se noi modificassimo
la struttura della diga.
Se dovessimo rompere la diga, e creare le condizioni, o sotto o in un
altro modo, poi vedremo, per ridare al fiume un flusso naturale verso
il largo, certamente il fenomeno della desalinizzazione circoscritto ad
un'area chiusa dell'attuale diga, perderebbe la sua problematicità,
anche se sono stati usati in passato elementi di allarmismo assolutamente
inaccettabili che parlavano di melma, paludi, alghe, rane e cose di questo
genere.
E la verità è che c'è un dato di desalinizzazione
che non è paragonabile con quello che c'è in mari a minore
evaporazione, come quelli del nord, che consentono lo sviluppo della flora
e della fauna marina.
Dopodiché il dato è che noi non abbiamo mai inteso, e parlo
a nome di un'Associazione, una delle tante, un piccolo spaccato di questa
società, che tenta di far dialogare la città con la politica,
non abbiamo mai inteso dare al porto di Pescara una funzione che fosse
concorrenziale con quella di Ortona, si può dibattere questo argomento,
nonostante la carenza di un coordinamento programmatorio; il prof.
Rosario PAVIA dava un'indicazione che ritengo positivissima
di creare un'autority, un'agenzia, una realtà di livello regionale
che proponga i criteri di programmazione regionale e ne attui e ne controlli
un'attuazione concreta, nonostante questa carenza, la diversificazione
c'è, è nelle cose, nessuno può sperare di fare trasporto
merci a Pescara perché mancano gli spazi per la containerizzazione.
Così come non si può sperare di fare un grande sviluppo
del trasporto passeggeri ad Ortona, perché mancano strumenti di
servizio, centri direzionali, agenzie complessive che sono tipicamente
a Pescara, quindi le due realtà sono perfettamente compatibili
ed integrabili.
La diga foranea.
Nessuno deve dimenticare che quella diga fu chiesta a gran voce dai pescatori,
perché la situazione dell'ingresso del porto era pericolosa, e
quella diga almeno quest'aspetto l'ha tolto in maniera decisiva.
Il problema grave del porto sul problema della pesca è dato dalla
risacca, quello sì che è un intervento che ha deteriorato
i due moli senza le celle di espansione che potevano attenuare il fenomeno
della risacca.
La verità è che la diga può essere modificata, abbiamo
spostato i Templi di Abusimbel, abbiamo fatto le cose più incredibili,
e c'è una diga che rende negativa la gestione complessiva di un'area
portuale di una città importante, e non è possibile modificarla?
È possibile modificarla, e allora il problema è che di fronte
a questo stato di cose si manca di citare gli otto anni di mancato dragaggio
in una città, tutti quelli che conoscono Pescara, sanno che la
foce non era ad estuario, era a delta, il portato era sempre molto forte,
e si creavano isolotti che si scambiavano nel tempo.
E quindi ora l'aver costretto il fiume ad una foce ristretta, ha come
diretta conseguenza il portato che deve essere rimosso.
La relazione ANPA congiunta con il professor De Girolamo dice che i costi
del dragaggio, una volta ripristinata una situazione accettabile, sarebbero
certamente compatibili e sostenibili con una gestione moderna del porto.
Poi c'è questo documento importante a cui ha collaborato o che
ha prodotto lo studente Marco
DE MARINIS, mi complimento con lui per il lavoro,
è utile, molto utile, e però mi pare proponga delle soluzioni
conciliabilissime, perché in sostanza porta dentro due idee fondamentali,
ripropone il problema del progetto
Marconi del '71 e il progetto
Polacco
che concentra la sua attenzione sul cambiamento dell'assetto delle radici
del porto, del rapporto del porto con l'entroterra della città.
Pare che siano cose assolutamente conciliabili e compatibili, perché
quella che era la proposta di due dighe non è riproponibile? non
è accettabile dire che la diga c'è e in quanto tale non
si può rimuovere.
Può essere modificata sfondandola sotto e dando flusso all'acqua,
o dividendola e riproponendo i due bracci che consentano lo sfogo verso
il largo delle acque.
E allora lo sviluppo di cui parla l'arch.
Alberto POLACCO mi pare che possa essere ulteriormente
integrato.
Quindi a questo punto, quando il gruppo di lavoro ANPA - De Girolamo,
ha ipotizzato tre formule:
- Togliere la diga e lasciate tutto com'è, è una cosa chiaramente
improponibile, creerebbe le precondizioni per escludere definitivamente
Pescara nella prospettiva della ripresa della portualità.
- Mantenere la situazione attuale con qualche miglioramento alla diga.
- Modificare la diga e completare il porto in una maniera modificata e
migliorata.
Allora signori, è
possibile, ed è questa la proposta che facciamo questa sera,
per un rapporto nuovo con tutte le forze politiche, è possibile
accettare questa terza ipotesi?
Sappiate che quello che si configura per la vostra Pescara e per la
vostra responsabilità di Amministratori di questa città,
è una prospettiva di questo tipo, che se il Comune di Pescara
dovesse dire no a questa variante, le ipotesi sono due, o teoricamente
il Ministero potrebbe procedere perché ha il progetto precedente
alla variante, ma non intende farlo, e a ragione, oppure se Pescara
non accetta questa variante, si ferma, con due effetti straordinari
e drammatici:
- escludere Pescara da qualsiasi prospettiva a breve o a medio di ulteriori
finanziamenti;
- essere voi i responsabili, e noi chiamiamo alla responsabilità
tutti, responsabili dei costi che sono stati affrontati dall'Amministrazione
Statale e che saranno affrontati nei confronti di chi ha vinto l'appalto
e ha diritto ad ottenere indennizzi gravi, la cui responsabilità
potrebbe decadere sul Comune di Pescara che in un primo tempo aveva
accettato, poi ha posto oggettive barriere.
E allora il problema
è semplice, noi chiediamo che ci sia un cambiamento che recepisca
ciò che di buono è avvenuto nel frattempo, gli elementi
di trasformazione della diga, gli elementi di completamento del porto,
che ridiano a Pescara uno sviluppo, tutelando anche le prospettive dell'ambiente.
Antonio SPINA
Due parole di risposta al dottor Giammorretti.
Innanzitutto questo non è un convegno analitico, perché
ne abbiamo fatto già uno l'anno scorso, e abbiamo analizzato
ed approfondito per tutto l'anno quello che succedeva nell'avamporto,
quello che provocava la diga, l'inquinamento, eccetera eccetera.
Per cui Le consiglio educatamente di soffermarsi nell'anticamera di
questa Sala dove troverà tutti i dati inerenti sia all'inquinamento
e sia al flusso del fiume.
Lei se si fermerà lì, vedrà quanto c'è scritto,
c'è il libro, lo legga approfonditamente.
Questo poi è una convegno propositivo, perché quella fase
noi ormai l'abbiamo superata e non ne vogliamo parlare in questa occasione
perché la diamo oramai come un fatto scontato.
Ripeto, si fermi, si soffermi nell'anticamera e guardi i poster messi
lì e vedrà tutto quello che c'è scritto e riguarda
l'argomento.
sen. Glauco TORLONTANO
Io mi sbrigo in qualche minuto.
Intanto faccio una domanda, vorrei sapere se è vero o falso che
abbiamo perso i fondi per quel che riguardava il corridoio Adriatico,
quindi sì o no.
Due, se rischiamo di perdere i fondi per il porto, sarebbero 18 miliardi
subito, fino a 50 miliardi.
Terza domanda, se è vero che è a rischio anche il fondo
per l'autostrada del mare, se non si realizza il porto.
Poi solamente un contributo come biologo.
Io non sono certo né un ingegnere, né un idraulico, e
via dicendo, però sono un medico, sono professore all'Università,
mi sono occupato di problemi dell'inquinamento e conosco abbastanza
bene i dati sull'inquinamento che ho seguito giorno per giorno in questi
ultimi sei mesi.
Si tratta di cliccare su Internet e vedere tutti i dati raccolti dall'ARTA,
io vi raccomando di andarli a vedere, e vedere come è andato
l'inquinamento della spiaggia.
Sapete benissimo che da maggio, scusi mi faccia parlare, io ho il diritto
di parlare, poi basta, finiamo, io vi segnalo questo, e guardate questi
dati, a parte l'Istituto Zooprofilattico, che poi è un'indagine
sola limitatissima.
E dove hanno fatto gli esami?
I miei nipotini hanno fatto il bagno di fronte casa mia che è
in via Balilla, e mi sono convinto che la zona era balneabile come è
ufficialmente, vedetevi i dati, la balneabilità è rimasta
costante per cinque mesi di fila.
Questo non è certo l'effetto dei flussi, delle correnti, eccetera,
cinque mesi di fila fanno pensare.
Quindi vi raccomando di guardare questi dati e non di buttarli via.
Seconda cosa, io sempre come biologo ho notato dai dati raccolti, e
sono tutti su Internet, che la salinità, da quando si è
fatto quel piccolissimo dragaggio, è salita fino a valori pressoché
normali.
Andate a vedere.
Io ho pregato di calcolare con i cloruri anche la salinità.
Quindi in sostanza in questi mesi, la quantità di acqua dolce
si è ridotta.
Benissimo quello che mi avete fatto vedere agli infrarossi, ma si tratta
di indagini fatte qualche anno fa.
Io parlo degli ultimi sei mesi, negli ultimi sei mesi la balneabilità
c'è stata, la salinità è risalita.
Poi per chi non ne sa niente ed è ignorante, ha visto che quest'anno
quando si fa il bagno resta una crosta bianca che è di sale,
se uno l'assaggia, tutti l'hanno assaggiato e chi ha fatto il bagno
e vive a Pescara, sa benissimo che è diventato molto più
salato, non c'erano più i pesciolini sulla riva, non c'era una
pietra.
Con questo non dico che non si debba fare niente, dico soltanto che
mi sembra che state un pochino esagerando l'impatto di questa famosa
diga foranea, dopodiché io non entro sui problemi, è stata
una sperimentazione.
Io ho una mentalità sperimentale, visto che faccio ricerca nel
mio campo, e qui il metodo sperimentale va bene in tutti i campi ed
è lo stesso.
È quello baconiano, e oggi non per niente gli anglosassoni hanno
avuto la meglio, perché il loro metodo è migliore, abbiamo
fatto senza volerlo una sperimentazione, e a sorpresa è bastato
un piccolo dragaggio, cioè permettere uno sfogo maggiore all'acqua
del fiume, per avere una balneabilità in parte dovuta anche al
fatto che c'è stato un disinquinamento molto parziale del fiume.
Da un milione di batteri, una cosa enorme, si è scesi a 72.000.
Questo non è che rende balneabile il fiume, però il numero
dei germi è enormemente inferiore, però la cosa fondamentale
è che è cresciuta la salinità.
Voi siete illustri, sapete benissimo quello che significa, quindi perlomeno
considerate alla luce di tutto quello che si è detto a proposito
della diga foranea; senz'altro ci sarà un contributo, però
in base ai dati biologici non si può dire che questo contributo
negativo sia determinante.
Dunque, la preoccupazione dei cittadini è che, a furia di litigare,
si perdono definitivamente tutti i fondi, se si fermano i lavori, che
possono anche essere iniziati e sotto monitoraggio fermati, potremmo
perdere un'occasione storica.
Credo che il contributo della Capitaneria di Porto sia da considerare
molto importante, e vorrei la conferma che i famosi fanghi, che per
anni si è detto che erano estremamente tossici, risultano innocui
in maniera tale da utilizzarli con la legge in mano, sia buttandoli
in mare se si vuole, perché la legge non lo impedirebbe, oppure
istituire il famoso terrapieno.
Io ho finito qui, non devo aggiungere altro, solo prego di meditare
su quello che ho detto e verificare se è falso o meno.
dott. Antonio RICCI
A me sembrava, però gli ultimi due interventi mi sembrano
che abbiano preso una strada diversa, che sulla vicenda sul porto di
Pescara cominciassero ad arrivare elementi di forte buonsenso.
Sarò breve e sintetico ma alcune cose mi sembra importante ricordarvele.
Due anni fa, è già stato ricordato, non solo nel maggio
del 2000, ma nell'ottobre del '99 ci fu in questa stessa sala un convegno
(vedi convegno
di denuncia del 23 SETTEMBRE 2000) promosso dalle
stesse organizzazioni e con Legambiente sulla vicenda del porto, e si
era nel pieno di una vicenda che all'epoca era la negazione del buonsenso,
tant'è vero che furono minacciate le dimissioni del Sindaco se
non fossero andate avanti le costruzioni avviate del secondo molo, e
in un dibattito, in un Consiglio Comunale aperto, si dovettero consegnare
5.000 firme raccolte dall'Associazione nel corso di quell'estate, dicendo
che c'era una situazione surreale.
Si stava realizzando un secondo molo a fronte di una situazione ambientale
gravissima, non era ancora stato fatto il dragaggio, a fronte di una
situazione di forte interrimento del porto che aveva messo in ginocchio
l'economia turistica e dei pescherecci di questa città.
Ostinarsi a voler costruire un secondo molo in quella situazione era
surreale.
Abbiamo assistito ai Consigli Comunali con spaccature profonde dentro
la maggioranza, dentro l'opposizione, a situazioni che lasciavano pensare
che probabilmente sul secondo molo si giocavano partite più grosse
di quelle legate allo stesso secondo molo.
Per fortuna questa situazione, progressivamente, anche grazie all'opera
di Antonio Spina, della Federazione Autonoma Balneatori, dell'Associazione
Borgomarino e di Legambiente, è andata avanti, però a
questo punto prendiamo un'affermazione di buonsenso tutto il convegno
di oggi, in cui si dice che sul porto c'è bisogno di una progettazione,
di una pianificazione, non solo cittadina ma di tipo regionale come
è già stato ripetuto.
Quello che sembra a me che però continua ad esserci, e mi sembra
nell'intervento del dottor Giammorretti e del professor Torlontano,
due elementi importanti che mancano, il dragaggio, e lo diceva Torlontano,
a sorpresa ha dato questi effetti benefici, ed è chiaro che non
possiamo accontentarci di un aspetto a sorpresa, tant'è vero
che fu realizzato soprattutto per problemi di accessibilità dei
pescherecci al porto.
Nessuno si aspettava quell'effetto immediato e duraturo sulla balneazione.
Mi sembra del tutto evidente che questa sorpresa così come può
essere stata benefica, può anche essere invece malefica, può
riportarci ad una situazione precedente.
Allora dire che questi siano aspetti duraturi stabilizzati non è
assolutamente il caso di dirlo.
È possibile che ci sia stato un effetto tampone per un momento,
e si possa tornare ad una situazione precedente, e che lo stesso dragaggio
non abbia risolto strutturalmente i problemi.
Il parziale collettamento degli scarichi fognari, certamente è
un contributo positivo, però è poca cosa rispetto alla
carica inquinante del fiume Pescara, piccola parentesi, nel maggio di
quest'anno abbiamo fatto il monitoraggio del fiume Pescara, dalle sorgenti
alla foce, ebbene, l'abbiamo presentato pubblicamente a Pescara, ed
è risultato nell'ambito della sua categoria, cioè quella
di un fiume di media grandezza in Italia, il più inquinato in
Italia, subito dopo le sorgenti di Pescara, subito all'altezza di Tocco
Casauria, il fiume Pescara è nell'ultima categoria di qualità
delle sue acque, e peggiora fino alla foce.
È chiaro che quell'intervento può essere stato utile,
ma probabilmente non è risolutivo.
Allora, affermare che abbiamo risolto i problemi, si può ricominciare
a costruire il secondo molo con una variante, così come sia,
è ,consentitemi di dire, fuori luogo.
Il buonsenso, e ripeto, il buonsenso su questa vicenda è che
ci fosse un elemento di forte riflessione, legato al fatto che si avviasse
realmente uno studio per valutare qual è l'influenza del dragaggio
sull'inquinamento, quanto questi effetti possono stimarsi duraturi,
e come si può evitare che si torni ad una situazione precedente
rispetto all'inquinamento marino.
Ricordo le battaglie del consigliere Di Luzio su questa vicenda.
Allora non possiamo certamente dire che il problema ambientale è
risolto, allora ricominciamo a rifare il secondo braccio per non perdere
i finanziamenti, e magari riprogettiamo un porto.
È chiaro che questa cosa va fatta con estrema prudenza.
Né Legambiente né le Associazioni che hanno promosso questo
convegno hanno detto che sono contro il porto, ma sono certamente coscienti
del fatto che c'erano delle priorità, e le priorità erano
un'economia turistica, l'economia dei pescherecci, la balneabilità
del mare, la salinità dello stesso.
Secondo, ultimo elemento, chiudo, è importante che questa vicenda
sia dentro un elemento di pianificazione.
Io ho molto apprezzato l'intervento del professor Palladini relativamente
allo sforzo di considerare un porto dentro la città, che è
stato poi il filo rosso di tutti gli interventi, il porto non è
più un'opera idraulica finalizzata a sé stessa, deve essere
qualcosa che vive nella città, con tutte le possibilità
di recupero su questo porto.
Chiudo con questa vicenda, nell'ambito della pianificazione, non è
solo una pianificazione cittadina, comunale, come è giusto che
sia, o di rapporti tra Pescara, Ortona e quant'altro, è anche
forte un'esigenza di pianificazione regionale.
A tutt'oggi in questa Regione, tra porti esistenti, porti progettati,
porti realizzati, porti che sono rimasti un po' nel libro dei sogni
ma che in ogni momento potrebbero rispuntare, su questa Regione, in
120 chilometri di costa, si programma la realizzazione di 10 porti.
Ripeto, tra porti esistenti, Pescara, Vasto e Giulianova, porti già
realizzati, alla foce del Sangro con Fossacesia, darsene di altro tipo,
San Vito Chietino, questa Regione ha in cantiere, non in cantiere in
senso edile, ma ha programmato la realizzazione di dieci porti.
Mi sembra del tutto evidente che l'applicazione di un po' di buonsenso
direbbe che è surreale avere su 120 chilometri di costa, 10 porti,
tra porti, porti commerciali, porti turistici, darsene e quant'altro.
Anche in questo caso quindi un'esigenza di pianificazione regionale
assolutamente indispensabile perché si possano realizzare quelle
cose utili che sono state dette nel convegno.
dott.ssa Carla GIANSANTE
Io chiedo scusa perché il mio intervento esce fuori tema, perché
in realtà io sono d'accordo con Antonio Ricci che dice che questo
incontro importante stava prendendo una piega strutturale, però
mi ritrovo a dover comunque dare delle spiegazioni, perché nel
momento in cui questi dati vengono considerati non so come, professore
mi dispiace ma l'ho presa male.
E quindi spiegare un attimo come sono andate le cose, perché
altrimenti si possono creare degli equivoci, per cui devo prendere la
parola.
Praticamente il dragaggio del fiume, Antonio correggimi, ma pare che
si sia realizzato alla fine del mese di maggio, per cui che cosa è
successo?
C'è stato chiesto di andare a fare campionamenti in mare, in
una zona di mare in cui noi lavoriamo frequentemente, poichè
l'ARTA campiona sotto costa, quando l'acqua è alta 80 centimetri
e cioè dove la maggior parte delle persone fa il bagno: noi andiamo
a campionare a 500 metri, dove ci occupiamo di altri problemi legati
ai prodotti della pesca.
Allora ci è stato chiesto di far verificare, dal Comitato che
ha proposto il convegno precedente e questo, se era vero che l'escavazione
fatta, il dragaggio fatto nel porto, che poi pare che avesse preso una
piega verso sud, avesse modificato il flusso delle acque.
E allora che cosa abbiamo fatto?
Abbiamo scelto dei punti di campionamento a sud della foce, fino a Fosso
Valle Lunga, e a nord della foce del fiume, fino alla rotonda Paolucci.
Ci siamo messi sia a 500 metri che a ridosso delle scogliere, quindi
non siamo entrati, fuori, non siamo entrati: quello che ci interessava
capire, attraverso gli indici di contaminazione fecale, era la presenza
dibatteri e acqua dolce.
Andare a trovare l'acqua dolce significa avere un riscontro di salinità,
e siccome lavoriamo sul mare da circa 12 anni, sappiamo quali sono le
medie stagionali della salinità anche a distanza dalla costa,
e di che cosa ci siamo accorti, a prescindere dal problema delle salmonelle
che è già stato affrontato ed è inutile rivangare,
ma ci siamo accorti che la contaminazione fecale arrivava ad un certo
punto, ma che la salinità riassumeva i valori di normalità,
normalità relativa al nostro mare e non al mar Baltico, ma al
mare abruzzese...
Quindi io faccio riferimento a 35 per mille di salinità che trovo
fuori, quando lo ritrovo lungo la costa, dico che fin qui l'acqua dolce
non c'è, cautelandomi sicuramente sugli altri scarichi di acqua
dolce, cautelandomi sul fatto che anche il Saline potrebbe arrivare
da noi e arriva dall'altra parte, per cui tutte queste cose sono state
prese in considerazione.
E purtroppo, cioè non per nostro piacere, l'acqua dolce è
arrivata fino alla rotonda Paolucci, cioè da lì in poi…
Voglio dire, quello che in realtà, professore, mi scusi, io sento
il dovere di dare spiegazione, noi l'abbiamo fatto anche dall'altra
parte in due condizioni di vento diverso, con il vento di Scirocco e
con il vento di Tramontana, ed è chiaro che le situazioni sono
completamente diverse, è chiaro che anche il vento influenza
queste cose.
Però in realtà, in condizioni di Scirocco che spinge verso
nord, in realtà quello che succede è che l'acqua dolce,
con tutto quello che comporta, arriva fino alla Rotonda Paolucci.
Io non dovevo andare a dire se le acque erano balneabili o meno, io
volevo sapere, il mio committente voleva sapere, quindi io volevo sapere,
dove arrivava l'acqua dolce del fiume, a che distanza dalla costa.
Chiedo scusa.
arch. Alberto POLACCO
Volevo solo rispondere a questa questione dei finanziamenti.
Dunque, si è accennato a tre tipi di finanziamenti, un finanziamento
sul corridoio adriatico, un finanziamento sulla questione del mare,
e finanziamenti in corso al Ministero dei Lavori Pubblici.
Si è detto, perdiamo i finanziamenti.
A me non risulta che sul corridoio adriatico ci siano dei finanziamenti,
il corridoio adriatico è un grande progetto di proposta che fanno
i porti adriatici e le Regioni tra cui c'è anche la Regione Abruzzo
ed è inoltrato a Bruxelles per mettere il corridoio adriatico
all'interno delle grandi reti di comunicazione europea.
È ancora in fase di progetto e non c'è di questo progetto
alcun finanziamento per ora, deve essere ancora approvato dalla Comunità
Europea, e comunque la Regione Abruzzo è dentro questo percorso.
Per quanto riguarda le autostrade del mare, allora, finanziamenti, cioè
l'autostrada del mare è stato un progetto che ha lanciato il
Ministero dei Trasporti, recentemente Sviluppo Italia ha prodotto un
documento sulle autostrade del mare, e vengono evidenziati i principali
porti che hanno delle relazioni di cabotaggio nazionali e transfrontaliero,
e su questo progetto chiaramente si alimenteranno i finanziamenti, e
quindi non è ancora partito neanche questo.
Se si intende il finanziamento sul cabotaggio attraverso la legge 413/1998,
e susseguenti leggi, questi hanno già dato i soldi alle principali
autorità portuali e a Chioggia e a Monfalcone che si ricordava
prima, ci saranno in seguito negli altri, può darsi che anche
altri porti si riferiscano, però soldi all'interno di questo
progetto oggi non è che se ne perdano, non è che ce ne
siano per Pescara.
Ultimo finanziamento, è quello in corso dei 27 miliardi da parte
del Ministero dei Lavori Pubblici.
Allora, io credo che in una comunità civile si debba pensare
se i soldi vengano spesi bene o i soldi vengano spesi per un danno irreversibile.
Allora il problema è che questo progetto, questo progetto
indipendentemente, non entro nei problemi di inquinamento, non entro
nei problemi di sedimenti, lascio agli esperti, che hanno fatto un'illustrazione
da anni, io entro solo al punto di vista portuale...è un progetto
vecchio come il cucco degli anni '80, senza una radice funzionale portuale,
perché è dimensionato per navi che non ci sono più,
e con un percorso di comunicazione stradale lungo la diga, cioè,
questo progetto è un progetto assurdo di cui abbiamo visto il
fallimento della prima fase che è la diga foranea, e allora lasciando
tutti i problemi ambientali, da un punto di vista portuale così
non funziona.
Allora si tratta giustamente di rivederne le concessioni.
Questo spauracchio di perdere i 27 miliardi è un'atrocità,
e scusate, io ho grande rispetto per le Amministrazioni Pubbliche, ma
qui l'Amministrazione Centrale del Ministero dei Lavori Pubblici, con
questo ricatto che se non si fa l'opera così si perdono i finanziamenti,
è una cosa che le Amministrazioni Locali dovrebbero rivolgersi
e dire: "I finanziamenti si perdono perché tu Ministero
hai sbagliato progetto, e c'hai fatto una situazione di questo genere
e paghi i danni, perché io pago i danni se sbaglio."
Quindi non si capisce perché il Genio Civile Opere Marittime,
dico nome e cognome di Ancona, che ha fatto un progetto che fa schifo,
e che non sta in piedi neanche nella sua prima attuazione,
deve continuare a battersi per attuare questo progetto caldeggiato dal
Ministero dei Lavori Pubblici.
Questo è un progetto sbagliato da un punto di vista portuale,
non va bene per Pescara.
L'attuazione di questo progetto è la rovina di Pescara.
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