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Associazione
culturale BORGOMARINO |
Federazione
Autonoma Balneare F.A.B. |
Antonio
SPINA |
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Marco
DE MARINIS |
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studente
di Ingegneria presso l' Università degli Studi di Ancona
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Porto-canale
di Pescara: storia del porto di Pescara
ed impatto ambientale della diga foranea
sull'ecosistema circostante
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Il
mio studio sull'impatto ambientale indotto dalla diga foranea sull'ecosistema
circostante nasce dal lavoro compiuto per realizzare una breve tesina
per l'esame di Geomorfologia ed instabilità dei versanti, esame
che fa parte del mio piano di studio all'interno del corso di Ingegneria
Civile presso l'Università degli Studi di Ancona.
Ed è stato proprio quello geomorfologico con tutte le sue caratteristiche
ed implicazioni l'aspetto che ho maggiormente curato nella mia breve
tesina. Infatti l'ambiente che ci circonda è determinante per
le condizioni vita dell'uomo e contemporaneamente è determinato
dagli stessi interventi antropici: si può dire in effetti che
l'uomo viva in simbiosi con il suo habitat.
Elemento fondamentale del nostro ambiente è il mare che costituisce
un complesso insieme di agenti e fattori la cui interazione determina
le caratteristiche dell'ecosistema in cui l'uomo rappresenta un agente
morfologico capace di modellare con i propri interventi, o con la sua
incuria, la costa: rispettare e preservare il mare e gli ambienti ad
esso connessi significa innanzi tutto rispettare e preservare noi stessi.
Grazie soprattutto alla preziosa collaborazione di molti amici, gli
stessi che hanno curato la pubblicazione della mia relazione, che oggi
hanno reso possibile questo convegno e che da un paio di anni combattono
una battaglia che a buon diritto può essere definita civile,
grazie alla loro collaborazione, dicevo, ho ampliato la mia tesina inserendo
altro materiale e sviluppando parallelamente a quello geomorfologico
gli aspetti storici e socio-economici del porto-canale di Pescara.
La mia relazione focalizza l'attenzione sulla diga foranea costruita
per proteggere l'imboccatura del porto-canale di Pescara dai venti dominanti
provenienti soprattutto nella stagione invernale da Nord; chiunque abiti
a Pescara è a conoscenza delle sempre più precarie condizioni
igienico-sanitarie in cui versa il litorale a Nord del porto-canale
(nell'estate 2000 in questo tratto di spiaggia, non certo esiguo, dal
momento che raccoglie la stragrande maggioranza dei bagnanti che abitano
il centro di Pescara, vigeva un divieto di balneazione!), ma pochi sanno
effettivamente che la costruzione di questa barriera è responsabile
del peggioramento delle qualità delle acque.
Non è la diga foranea che produce inquinamento, che deriva esclusivamente
dal fiume Pescara che a sua volta raccoglie gli scarichi, abusivi e
non, di tutti i centri urbani ed industriali dell'hinterland pescarese,
ma la diga, influenza secondo i dati che ho raccolto in questi mesi,
in maniera pesante ed inequivocabile l'andamento delle acque fluviali
deviandole sulla costa che in estate è affollata da decine di
migliaia di bagnanti.
In questi mesi ho raccolto dati, statistiche, fotografie e relazioni
di esperti in materia e ho cercato di mettere insieme l'enorme mole
di materiale anche grazie al fattivo apporto di molte persone che ringrazio
enormemente.
La
storia del porto-canale di Pescara, dal 1940 ad oggi, è quella
di un importantissimo problema cittadino, evidente a molti, ma mai risolto.
I progetti che cercarono di risolvere la situazione furono redatti tutti
con la preoccupazione massima di eliminare i tre problemi principali:
• la
RICORRENTE INSUFFICIENZA DEI FONDALI
da cui la necessità di un continuo dragaggio;
• la
DIFESA FORANEA DEL CANALE
resasi necessaria soprattutto dal 1982 in seguito al lisciamento delle
palafitte dei due moli che costituivano il fulcro su cui poggiava tutto
l'assetto portuale fino ad allora;
• l'
INDISPONIBILITA' DI SUFFICIENTI AREE
OPERATIVE per la presenza, in loco, di insediamenti
che poco hanno a che fare con l'attività marittima (Consorzio
ortofrutticolo ed insediamenti abitativi).
Con
il progetto del porto redatto dal Genio Civile (figura
1), il porto-canale di Pescara rientra in una tipologia
di porto con moli convergenti con bocca protetta da un antemurale; tale
antemurale posto davanti alla bocca del porto della precedente tipologia
tende a creare una zona esterna ad acque parzialmente tranquille con
la possibilità di una doppia entrata. L'avamporto, in pratica,
viene portato fuori dello specchio acqueo portuale vero e proprio, aumentando
la capienza di questo; la doppia bocca dovrebbe favorire una corrente
atta a contrastare l'insabbiamento.
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Progetto
del Genio Civile Opere Marittime della nuova disposizione portuale
del porto-canale di Pescara (figura 1)
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Questi
vantaggi però difficilmente si possono raggiungere e questa tipologia
è poco diffusa. Appartenevano a questa categoria i porti di Civitavecchia
e Livorno che, però con le successive e necessarie trasformazioni,
non rientrano più nella tipologia stessa.
La costruzione dell'antemurale è recentissima e funge da diga
foranea proteggendo l'imboccatura del porto-canale dai venti dominanti
che soffiano da Nord e da Nord-Est (tramontana e grecale). La pericolosità
e le difficoltà di manovra del letto-canale, dovute tanto, appunto,
dal settore di traversia da greco-tramontana quanto dall'effetto-sella
(tipico dosso del fondale all'imboccatura del porto) sono state sempre
due problematiche molto sentite da parte della marineria e dagli operatori
interessati. Con la costruzione della diga foranea, i progettisti hanno
cercato di smorzare l'effetto dei moti ondosi provenienti dal settore
di maggiore traversia ed infatti la disposizione planimetrica della
diga si oppone efficacemente ai venti più pericolosi rivolgendo
appunto la massima superficie di impatto verso il settore di traversia
principale.
La
storia del porto-canale di Pescara è un susseguirsi di scelte
progettuali sbagliate atte più a risolvere superficialmente e
a tamponare, quindi, temporaneamente, che a risolvere definitivamente
i problemi insorgenti con progetti ad ampio respiro.
Per incominciare a parlare delle scelte progettuali sbagliate del porto
di Pescara bisogna partire da quando, circa venti anni fa, nel 1982
(si legga a proposito del lisciamento dei moli del porto-canale l'intervento
dell' ing.
Mario RUSSO nel convegno
del Settembre 2000), i due moli, costruiti con fondazione
su pali accostati, vennero consolidati esponendo al fiume una superficie
continua di calcestruzzo nella quale furono praticati dei fori, insufficienti
a determinare un effettivo smorzamento dei sistemi d'onda provenienti
dal mare.
Fu questo un errore progettuale gravissimo ed a mio avviso fu il peccato
originale in quanto le palafitte avevano la funzione di evitare la risacca
nel porto-canale e di dare quindi tranquillità all'ormeggio di
navi e pescherecci. Contemporaneamente i due moli, permeabili e che
permettevano il deflusso laterale, avevano il compito di rallentare
la velocità del fiume all'imboccatura dei due moli ed evitare
in questa maniera che il mare agitato si scontrasse con una corrente
del fiume troppo forte e che ciò creasse difficoltà ai
pescherecci che rientravano nel porto. Il lisciamento delle palafitte
fu eseguito, su richiesta di alcuni operatori locali, dal Genio Civile
Opere Marittime di Ancona affinché si permettesse l'attracco
della nave traghetto Tiziano che avevano bisogno di maggiori fondali.
Effettivamente tale risultato fu ottenuto provocando sia un cospicuo
incremento delle altezze delle onde in corrispondenza dell'imbocco del
porto, con conseguenti difficoltà e pericoli per le imbarcazioni
in transito con mare agitato, sia la risalita delle onde, non smorzate,
lungo il porto-canale determinando difficoltà non lievi per i
natanti ormeggiati.
Oltre questi problemi legati alla risacca, erano rilevanti anche quelli
legati alle piene del fiume, infatti le acque del Pescara allorché
si immettevano nel mare creavano sotto la spinta di due correnti contrastanti
(marina e fluviale) nel letto del canale un dosso formato di sedimenti.
Le difficoltà erano acuite nei periodi di burrasca in quanto
le onde del mare scontrandosi con il fiume ingrossato dalle piene formavano
una barriera di acqua che rendeva estremamente pericolosa l'entrata
nel porto.
Si cercò di porre rimedio a tali problemi con il progetto del
nuovo porto, per conto sempre dell'Ufficio del Genio Civile Opere Marittime
di Ancona, lo stesso che aveva curato il lisciamento dei moli, progetto
che prevedeva la costruzione di una diga foranea completata da un molo
di levante.
La costruzione dell'antemurale, che doveva essere un riparo per l'ingresso
in porto e impedimento per la risacca, si è rilevata un'arma
a doppio taglio.
La diga, che sostanzialmente è quasi parallela alla costa, funge
quasi da tappo al canale e devia gli efflussi fluviali sulla costa più
a Nord: il fiume, che prima della costruzione sfociava liberamente in
mare, creando un fungo di espansione del raggio di circa 4-5 chilometri
e che trasportava, quindi al largo, i sedimenti solidi ed il carico
inquinante, adesso viene riflesso dalla diga foranea direttamente sulla
spiaggia causando problemi rilevanti alla marineria ed in generale a
tutta la cittadinanza.
Nel progetto della diga foranea è il non aver tenuto conto dell'interazione
con l'idrodinamica costiera la pecca più appariscente: i propositori
del progetto hanno sì difeso l'imboccatura del porto-canale dai
venti dominanti che provengono dal settore di traversia principale,
ma non hanno tenuto conto né degli efflussi del fiume che inevitabilmente
si infrangono sull'antemurale e si riversano sulla spiaggia più
a Nord, né della corrente long-shore che favorisce il trasporto
verso Nord.
Se esiste una sensibile corrente di trasporto solido longitudinale dovuta
al frangimento delle onde con incidenza obliqua rispetto alla spiaggia
le opere foranee modificano il campo d'onda e di corrente, producendo
tipici fenomeni di avanzamento della linea di costa nella zona di sopraflutto
e di erosione nella spiaggia sottoflutto.
La soluzione adottata dai progettisti è completamente inadatta
per il porto-canale di Pescara in quanto lo schema con diga foranea
parallela alla costa è consigliabile in località senza
problemi di trasporto solido e con settore di traversia ristretto; questa
disposizione è maggiormente adottata quanto più le coste
sono rocciose e con ripidi fondali. Il vantaggio principale di questa
soluzione, cioè quello di una doppia imboccatura che in teoria
dovrebbe provocare una più facile circolazione ed un conseguente
maggiore ricambio delle acque, in questa situazione non è raggiungibile
in quanto da una parte la corrente fluvio-marina e dall'altra la corrente
di deriva o corrente long-shore costringono le acque del fiume ad incanalarsi
verso Nord provocando i fenomeni di interrimento ed il riversamento
del carico inquinante del fiume sulle spiagge del centro di Pescara.
Lo schema che prevede due moli radicati a terra e convergenti verso
l'imboccatura con asse coincidente con quello dell'ampia traversia principale
sarebbe stato molto più congegnale alla situazione del porto-canale
di Pescara, la soluzione è stata adottata con ottimi risultati
per il porto-canale di Ravenna (figura
2) e garantisce nel contempo un ampio avamporto
dove avrebbero potuto riparare i mercantili in attesa del loro turno
di ingresso nel porto.
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Fotografia del porto di Ravenna
con moli convergenti (figura 2)
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Tale
soluzione, che è presente nella letteratura portuale e nel Manuale
dell'Ingegnere di Colombo del 1939, fu proposta nel 1971 dall' ing.
Vittorio MARCONI (si legga a proposito il suo intervento
nel convegno
del 2000), progettista del porto turistico di Pescara
ed incaricato dei lavori di ricostruzione dello stesso porto-canale
nel dopoguerra, e sarebbe costituita nella costruzione di una seconda
imboccatura portuale (figura
3) da realizzarsi in mare aperto, in prossimità
della linea neutra, settecento metri più avanti all'esistente
struttura, assolutamente scollegata da essa per consentire al mare stesso
il più ampio corridoio di transito.
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Progetto presentato dall'ingegner
V. Marconi nel 1971 (figura 3)
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Questa
soluzione è particolarmente adatta a combattere gli interrimenti
e presenta il vantaggio della facilità di entrata delle imbarcazioni
le quali incontrano, non appena doppiata l'imboccatura, una profondità
circa di 12-15 metri, esente quindi dalla formazione dei marosi, ed
una larghezza circa di 100-150 metri, sufficiente per un ingresso tranquillo
e per un idoneo correzione di rotta.
Avere un'imboccatura con un fondale più profondo è molto
importante, in quanto in tale zona non si formano i marosi, cioè
le onde non si frangono e quindi sono meno pericolose per le rotte delle
imbarcazione in quanto a tali tipo di onde non è legato alcun
fenomeno di trasporto. Un esempio calzante di quanto detto è
il galleggiante: in mare aperto, al passaggio dell'onda, il galleggiante
non modifica la sua posizione limitandosi ad andare sù e giù
ed i leggeri movimenti sono da addebitare quasi esclusivamente al vento
od alle correnti; lo stesso galleggiante, in uno specchio d'acqua in
cui la profondità causa il frangimento dell'onda, al passaggio
dell'onda stessa, il galleggiante verrà trascinato dalla corrente
e dalla forza dell'onda.
L'inconveniente maggiore di questo tipo di disposizione portuale, cioè
quella a moli convergenti, è l'agitazione residua all'interno
del bacino sia per la diffrazione delle onde esterne, sia per la generazione
di moto ondoso nello stesso bacino. Per questo motivo la migliore soluzione
è quella di creare con i moli convergenti un avamporto dal quale
è possibile accedere, con canali di dimensioni ridotte, al porto
interno che risulta in questa maniera completamente protetto.
Le intenzioni dei progettisti della diga foranea di Pescara erano quelle
di ovviare all'eccessiva penetrazione ondosa costruendo di fronte all'imboccatura
una barriera isolata di contenimento che avrebbe facilitato l'accosto
delle imbarcazioni al porto soprattutto con mare grosso. Questo tipo
di soluzione avrebbe dovuto assicurare anche una migliore difesa contro
l'interrimento provocando vivaci correnti dall'una all'altra bocca.
In realtà tale risultato non è mai stato ottenuto sia
nel caso specifico del porto-canale di Pescara che in altri porti, mentre
è andato snaturato del tutto lo schema di partenza del porto
che prevedeva una dispersione laterale degli efflussi fluviali per prevenire
la risacca.
L'accesso delle imbarcazioni risulta difficile a causa del doppio cambiamento
di direzione in uno spazio limitato e con onde trasversali e si può
accentuare l'insabbiamento a tergo della diga per deposizione di materiale
nell'area più calma (effetto “tombolo”).
Questi andamenti naturali della struttura che si sarebbero potuti e
dovuti preventivare a priori della costruzione della stessa sono stati
immancabilmente confermati dai dati delle analisi e dei monitoraggi
compiuti durante i pochi anni di esercizio della diga foranea.
Si sono evidenziati tre gravi problematiche:
• interrimento
• riversamento
delle acque inquinate del fiume sulla costa
• sconvolgimento
dell'ecosistema circostante
Ogni
singolo problema ha creato una situazione difficilmente gestibile tanto
da creare forti dubbi sull'utilità della diga foranea.
Affronterò singolarmente ogni singola problematica dimostrando
come l'apporto della diga foranea sia stato determinante all'insorgere
del problema stesso.
La
prima problematica di cui tratterò è quella legata
al repentino interrimento dell'avamporto. Il fiume ha un trasporto solido
molto rilevante: si è calcolato che rovescia in mare mediamente
ogni anno una quantità di sedimenti dell'ordine di un milione
di metri cubi.
La diga, che sostanzialmente è quasi parallela alla costa, ha
infatti creato quegli stessi interrimenti che già erano stati
evidenti (ma in quel caso salutari e benefici) prodotti dalle scogliere
frangiflutti messe a protezione degli stabilimenti balneari e per il
ripascimento della spiaggia. Interrimenti che sono stati, peraltro,
decisamente più cospicui sia per la maggiore dimensione dell'opera
rispetto le piccole scogliere frangiflutti, sia per l'apporto di sedimenti
del fiume.
Ulteriore aspetto, per certi versi ancor più grave, prodotto
dalla diga foranea è costituito dagli interrimenti (figura
4, 5 e figura
6) accumulatasi tra i moli guardiani preesistenti
e la diga foranea stessa, cioè nell'avamporto; inquesta zona
risultano evidenti grossi accumuli di sabbia e limo fluviale, che hanno,
per il momento, determinato per le imbarcazioni con maggior pescaggio
l'impossibilità di accedere al porto da Nord, e con grande difficoltà
anche nell'accesso da Sud, sopratutto con mare mosso.
Nel lucido (vedi libro
di Marco DE MARINIS) si possono vedere le varie
batimetrie prima e dopo la costruzione della diga foranea.
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Batimetrie
ufficiali (fonte A.N.P.A.) dell'avamporto
prima e dopo la costruzione della diga foranea (figura 4)
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Variazioni
dei fondali tra il 1987 ed il 2000 (figura 5)
(valori positivi=diminuzione della profondità;
valori negativi=aumento della profondità)
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Un
peschereccio di tonnellaggio medio-grande (la maggior parte degli scafi
della flottiglia di Pescara rientra in questa categoria essendo imbarcazioni
di 100-120 tonnellate) pesca in profondità circa 3,5 metri e,
quando rientra con mare mosso e passa su una secca di 4 metri di profondità,
entrando nel cavo dell'onda, rischia di toccare il fondo con ingente
pericolo per la condotta dell'imbarcazione stessa.
Non si può pensare di togliere, tout-court, la diga perché
ormai il vecchio porto è inservibile: c'è bisogno di un
nuovo porto.

Aerofotografia degli interrimenti
nell'avamporto.
Sono visibili gli interrimenti a ridosso della diga foranea
(figura 6)
(gentilmente concessa dall'Ufficio Idrografico
e Mareografico di Pescara)
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Problematica
parallela all'interrimento è quella dell'aumento dell'inquinamento
delle acque che lambiscono le spiagge a Nord della foce, infatti la
costruzione della diga foranea ha creato uno sbarramento al fiume deviandone
le acque soprattutto verso Nord e quindi verso le spiagge del centro
di Pescara.
Certamente non si può risolvere il problema con situazioni precarie
ed improvvisate (mi riferisco a soluzioni tampone come quelle adottate
nell'estate del 1999 quando fu utilizzato l'oxystrong), come non si
può guarire una bronchite con delle aspirine, in realtà
il problema è molto più radicato e complesso: l'inquinamento
che negli anni passati si accentrava solo in alcuni punti ben localizzati
del litorale, in particolare in vicinanza delle foci, si è esteso
non per l'aumento dei punti di emissione di elementi inquinanti, ma
per una diversa distribuzione degli stessi su una superficie più
ampia in quanto il flusso del fiume è stato indirizzato
sulla costa, soprattutto a Nord.
La diga stessa, d'altronde, non ha creato l'inquinamento, ma lo ha diffuso
sulla costa in maniera diversa da quanto succedeva in passato.
Come evidente dimostrazione di quanto asserito circa lo scostamento
delle acque del fiume verso la spiaggia è sufficiente osservare
l'aerofotografia all'infrarosso termico ripresa con uno scanner multispettrale
(figura
7) e scattata il 24 Settembre 1999 dalla quale si
evidenzia in modo inequivocabile come le acque del fiume, deviate dalla
diga, arrivino, lambendo la spiaggia, fino al centro della città.
Il colore blu scuro indica le acque più fredde del fiume, mentre
il colore rosso indica le acque del mare di qualche grado centigrado
più calde: si può ben notare come l'acqua che bagna il
litorale, specialmente nel tratto più vicino alla foce del fiume,
sia praticamente acqua di fiume con il suo relativo carico inquinante
proveniente dagli scarichi leciti ed abusivi raccolti lungo il suo corso.
Aerofotografia
del litorale pescarese. 24 settembre 1999 (figura 7)
(gentilmente concessa dall'Ufficio Idrografico
e Mareografico di Pescara)
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L'Ufficio
Idrografico e Mareografico di Pescara ha effettuato misure di salinità
e distribuzione verticale della temperatura dell'acqua in questa zona
in alcuni punti di mare e si è constatato che sostanzialmente
l'acqua del fiume scorre, galleggiando su quella del mare, con uno spessore
di 40-50 centimetri, in quanto più leggera.
L'aerofotografia in bianco e nero (figura
8) risale all'ottobre 2000 e si può osservare
come la situazione sia identica all'anno precedente.

Aerofotografia del litorale pescarese.
Ottobre 2000 (figura 8)
(gentilmente concessa dall'Ufficio Idrografico
e Mareografico di Pescara)
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Anche
le analisi effettuate dall'Istituto Zooprofilattico hanno messo in mostra
il grave stato di inquinamento in cui versa la costa, inquinamento sempre
proveniente dal fiume; la dottoressa Carla Giansante responsabile del
Reparto di Biologia Marina e Fluviale dell'Istituto Zooprofilattico
ha svolto in proposito una ricerca nel mese di Giugno 2001.
I campioni di acqua di mare sono stati prelevati dall'Istituto Zooprofilattico
nei tratti di mare bagnati dalle acque del fiume, secondo il profilo
alare che si evidenzia aerofotografia del C.I.S.I.G. del 24 Settembre
1999 (figura
7), e le analisi della
salinità delle acque mostrano come, anche dopo aver finalmente
realizzato il tanto sospirato dragaggio, il flusso del fiume non sia
cambiato.
Dai risultati si può affermare che a tutt'oggi, anche dopo il
dragaggio, la situazione non è cambiata affatto: i risultati
ottenuti dall'Istituto Zooprofilattico, oltretutto, sono allarmanti
in quanto in circa la metà dei campionamenti effettuati sono
state riscontrate ben tre tipi di salmonella; i valori della salinità
sono ben al di sotto dei 35 grammi di cloruro di sodio per litro d'acqua
e solo ad alcuni chilometri tale valore viene ottenuto e ciò
dimostra che anche dopo il dragaggio il baffo di acqua dolce scorre
lungo le scogliere frangiflutti verso Nord.
Si riscontra una perfetta sovrapposizione dei dati odierni con l'aerofotografia
del 24 Settembre 1999 (figura
7) e quella dell' Ottobre 2000 (figura
8).
Anche disinquinandolo, il fiume, data la presenza della diga, continuerebbe
a trasportare sulla costa acqua dolce con enormi sconvolgimenti dell'ecosistema
marino.
Il fiume deve essere comunque depurato, ma ciò non significa
che esso possa essere riversato direttamente sulle spiagge in quanto
anche la massima depurazione non potrà sortire effetti tali da
rendere l'acqua del fiume Pescara balneabile.
Il dragaggio del porto-canale non può essere considerato una
maniera seria di cercare una soluzione strutturale al problema in quanto,
anche dopo le operazioni di dragaggio, il flusso del fiume è
rimasto esattamente come era nel Settembre 1999.
Ultima
problematica, ma non meno grave, è lo sconvolgimento dell'ecosistema
circostante. Come si può vedere dalle aerofotografie la zona
di mare interessata dagli efflussi fluviali deviati dalla diga foranea
è molto vasta: inevitabilmente questi apporti di acqua dolce
con la loro diversa salinità e temperatura arrecano danni rilevanti
all'ecosistema marino.
Si sta determinando un lento, ma inesorabile cambiamento dell'ecosistema
sia a livello di una diversa sedimentazione, in quanto tutto il materiale
limoso, una volta depositato al largo, ora si accumula sui fondali antistanti
le coste, sia a livello delle caratteristiche chimico-fisiche dell'acqua.
Anche il bagnante più distratto e digiuno di nozioni tecnico-scientifiche
si è accorto dello sconvolgimento in atto: i bassi fondali delle
acque si sono riempiti di accumuli di limo in cui è facile sprofondare
con il piede ed è bene avvertibile la differenza di temperatura
tra uno strato laminare superficiale più freddo di acqua dolce
e lo strato più profondo di acqua di mare, ricca di sale e quindi
con un peso specifico maggiore rispetto all'acqua di fiume, ad una temperatura
più alta. Ma il danno più rilevante arrecato da questo
sconvolgimento è quello subito dalla fauna e dalla flora dell'ecosistema
marino: ormai i fondali sono desolatamente vuoti e privi dei molluschi
(vongole, cannelli, telline ed altre specie) che qualche anno fa abbondavano
tra gli strati sabbiosi più superficiali degli scanni.
Lo sconvolgimento in atto prevede la trasformazione di tutta la zona
interessata in un'enorme laguna d'acqua dolce con danni per la fauna
che vive nelle acque marine sottocosta.
Il quadro generale, del tutto già allarmante, si aggrava ancora
di più se si considera l'utilizzo previsto dai progettisti per
il porto: lo scalo di Pescara diventerà, almeno nelle intenzioni
ottimistiche degli estimatori di questo progetto irresponsabile, un
porto misto in cui approderanno mercantili e traghetti.
Non è possibile immaginare un porto commerciale a ridosso del
centro abitato senza considerare le interazioni dello stesso con la
città: l'intera zona portuale è racchiusa da una sottile
striscia a ridosso del fiume e quindi anche il traffico dei camion indotto
dai traghetti e dai mercantili si dovrebbe svolgere su di un budello
di strada che scorre parallelamente al porto turistico con tutte le
conseguenze prevedibili a danno della bellezza dello stesso e della
qualità dell'ambiente per il crescente inquinamento dell'aria.
Io
avrei concluso: vi ringrazio per l'attenzione. Grazie.
Contattandoci è possibile prendere visione
dell'intera relazione di Marco DE MARINIS.
Invia una e-mail all'indirizzo di posta elettronica:
comitato@portodipescara.com