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Marco De Marinis
 
Porto di Pescara
Comitato per un nuovo porto in sintonia con la città e l'ambiente

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Associazione culturale BORGOMARINO
Federazione Autonoma Balneare F.A.B.
Antonio SPINA
Marco DE MARINIS
studente di Ingegneria presso l' Università degli Studi di Ancona

 

Porto-canale di Pescara: storia del porto di Pescara
ed impatto ambientale della diga foranea
sull'ecosistema  circostante

Il mio studio sull'impatto ambientale indotto dalla diga foranea sull'ecosistema circostante nasce dal lavoro compiuto per realizzare una breve tesina per l'esame di Geomorfologia ed instabilità dei versanti, esame che fa parte del mio piano di studio all'interno del corso di Ingegneria Civile presso l'Università degli Studi di Ancona.
Ed è stato proprio quello geomorfologico con tutte le sue caratteristiche ed implicazioni l'aspetto che ho maggiormente curato nella mia breve tesina. Infatti l'ambiente che ci circonda è determinante per le condizioni vita dell'uomo e contemporaneamente è determinato dagli stessi interventi antropici: si può dire in effetti che l'uomo viva in simbiosi con il suo habitat.
Elemento fondamentale del nostro ambiente è il mare che costituisce un complesso insieme di agenti e fattori la cui interazione determina le caratteristiche dell'ecosistema in cui l'uomo rappresenta un agente morfologico capace di modellare con i propri interventi, o con la sua incuria, la costa: rispettare e preservare il mare e gli ambienti ad esso connessi significa innanzi tutto rispettare e preservare noi stessi.
Grazie soprattutto alla preziosa collaborazione di molti amici, gli stessi che hanno curato la pubblicazione della mia relazione, che oggi hanno reso possibile questo convegno e che da un paio di anni combattono una battaglia che a buon diritto può essere definita civile, grazie alla loro collaborazione, dicevo, ho ampliato la mia tesina inserendo altro materiale e sviluppando parallelamente a quello geomorfologico gli aspetti storici e socio-economici del porto-canale di Pescara.
La mia relazione focalizza l'attenzione sulla diga foranea costruita per proteggere l'imboccatura del porto-canale di Pescara dai venti dominanti provenienti soprattutto nella stagione invernale da Nord; chiunque abiti a Pescara è a conoscenza delle sempre più precarie condizioni igienico-sanitarie in cui versa il litorale a Nord del porto-canale (nell'estate 2000 in questo tratto di spiaggia, non certo esiguo, dal momento che raccoglie la stragrande maggioranza dei bagnanti che abitano il centro di Pescara, vigeva un divieto di balneazione!), ma pochi sanno effettivamente che la costruzione di questa barriera è responsabile del peggioramento delle qualità delle acque.
Non è la diga foranea che produce inquinamento, che deriva esclusivamente dal fiume Pescara che a sua volta raccoglie gli scarichi, abusivi e non, di tutti i centri urbani ed industriali dell'hinterland pescarese, ma la diga, influenza secondo i dati che ho raccolto in questi mesi, in maniera pesante ed inequivocabile l'andamento delle acque fluviali deviandole sulla costa che in estate è affollata da decine di migliaia di bagnanti.
In questi mesi ho raccolto dati, statistiche, fotografie e relazioni di esperti in materia e ho cercato di mettere insieme l'enorme mole di materiale anche grazie al fattivo apporto di molte persone che ringrazio enormemente.

La storia del porto-canale di Pescara, dal 1940 ad oggi, è quella di un importantissimo problema cittadino, evidente a molti, ma mai risolto.
I progetti che cercarono di risolvere la situazione furono redatti tutti con la preoccupazione massima di eliminare i tre problemi principali:

•  la RICORRENTE INSUFFICIENZA DEI FONDALI da cui la necessità di un continuo dragaggio;

•  la DIFESA FORANEA DEL CANALE resasi necessaria soprattutto dal 1982 in seguito al lisciamento delle palafitte dei due moli che costituivano il fulcro su cui poggiava tutto l'assetto portuale fino ad allora;

•  l' INDISPONIBILITA' DI SUFFICIENTI AREE OPERATIVE per la presenza, in loco, di insediamenti che poco hanno a che fare con l'attività marittima (Consorzio ortofrutticolo ed insediamenti abitativi).

Con il progetto del porto redatto dal Genio Civile (figura 1), il porto-canale di Pescara rientra in una tipologia di porto con moli convergenti con bocca protetta da un antemurale; tale antemurale posto davanti alla bocca del porto della precedente tipologia tende a creare una zona esterna ad acque parzialmente tranquille con la possibilità di una doppia entrata. L'avamporto, in pratica, viene portato fuori dello specchio acqueo portuale vero e proprio, aumentando la capienza di questo; la doppia bocca dovrebbe favorire una corrente atta a contrastare l'insabbiamento.

Progetto del Genio Civile Opere Marittime della nuova disposizione portuale del porto-canale di Pescara (figura 1)

Questi vantaggi però difficilmente si possono raggiungere e questa tipologia è poco diffusa. Appartenevano a questa categoria i porti di Civitavecchia e Livorno che, però con le successive  e necessarie trasformazioni, non rientrano più nella tipologia stessa.
La costruzione dell'antemurale è recentissima e funge da diga foranea proteggendo l'imboccatura del porto-canale dai venti dominanti che soffiano da Nord e da Nord-Est (tramontana e grecale). La pericolosità e le difficoltà di manovra del letto-canale, dovute tanto, appunto, dal settore di traversia da greco-tramontana quanto dall'effetto-sella (tipico dosso del fondale all'imboccatura del porto) sono state sempre due problematiche molto sentite da parte della marineria e dagli operatori interessati. Con la costruzione della diga foranea, i progettisti hanno cercato di smorzare l'effetto dei moti ondosi provenienti dal settore di maggiore traversia ed infatti la disposizione planimetrica della diga si oppone efficacemente ai venti più pericolosi rivolgendo appunto la massima superficie di impatto verso il settore di traversia principale.

La storia del porto-canale di Pescara è un susseguirsi di scelte progettuali sbagliate atte più a risolvere superficialmente e a tamponare, quindi, temporaneamente, che a risolvere definitivamente i problemi insorgenti con progetti ad ampio respiro.
Per incominciare a parlare delle scelte progettuali sbagliate del porto di Pescara bisogna partire da quando, circa venti anni fa, nel 1982 (si legga a proposito del lisciamento dei moli del porto-canale l'intervento dell' ing. Mario RUSSO nel convegno del Settembre 2000), i due moli, costruiti con fondazione su pali accostati, vennero consolidati esponendo al fiume una superficie continua di calcestruzzo nella quale furono praticati dei fori, insufficienti a determinare un effettivo smorzamento dei sistemi d'onda provenienti dal mare.   
Fu questo un errore progettuale gravissimo ed a mio avviso fu il peccato originale in quanto le palafitte avevano la funzione di evitare la risacca nel porto-canale e di dare quindi tranquillità all'ormeggio di navi e pescherecci. Contemporaneamente i due moli, permeabili e che permettevano il deflusso laterale, avevano il compito di rallentare la velocità del fiume all'imboccatura dei due moli ed evitare in questa maniera che il mare agitato si scontrasse con una corrente del fiume troppo forte e che ciò creasse difficoltà ai pescherecci che rientravano nel porto. Il lisciamento delle palafitte fu eseguito, su richiesta di alcuni operatori locali, dal Genio Civile Opere Marittime di Ancona affinché si permettesse l'attracco della nave traghetto Tiziano che avevano bisogno di maggiori fondali. Effettivamente tale risultato fu ottenuto provocando sia un cospicuo incremento delle altezze delle onde in corrispondenza dell'imbocco del porto, con conseguenti difficoltà e pericoli per le imbarcazioni in transito con mare agitato, sia la risalita delle onde, non smorzate, lungo il porto-canale determinando difficoltà non lievi per i natanti ormeggiati.   
Oltre questi problemi legati alla risacca, erano rilevanti anche quelli legati alle piene del fiume, infatti le acque del Pescara allorché si immettevano nel mare creavano sotto la spinta di due correnti contrastanti (marina e fluviale) nel letto del canale un dosso formato di sedimenti. Le difficoltà erano acuite nei periodi di burrasca in quanto le onde del mare scontrandosi con il fiume ingrossato dalle piene formavano una barriera di acqua che rendeva estremamente pericolosa l'entrata nel porto.
Si cercò di porre rimedio a tali problemi con il progetto del nuovo porto, per conto sempre dell'Ufficio del Genio Civile Opere Marittime di Ancona, lo stesso che aveva curato il lisciamento dei moli, progetto che prevedeva la costruzione di una diga foranea completata da un molo di levante.  
La costruzione dell'antemurale, che doveva essere un riparo per l'ingresso in porto e impedimento per la risacca, si è rilevata un'arma a doppio taglio.
La diga, che sostanzialmente è quasi parallela alla costa, funge quasi da tappo al canale e devia gli efflussi fluviali sulla costa più a Nord: il fiume, che prima della costruzione sfociava liberamente in mare, creando un fungo di espansione del raggio di circa 4-5 chilometri e che trasportava, quindi al largo, i sedimenti solidi ed il carico inquinante, adesso viene riflesso dalla diga foranea direttamente sulla spiaggia causando problemi rilevanti alla marineria ed in generale a tutta la cittadinanza.
Nel progetto della diga foranea è il non aver tenuto conto dell'interazione con l'idrodinamica costiera la pecca più appariscente: i propositori del progetto hanno sì difeso l'imboccatura del porto-canale dai venti dominanti che provengono dal settore di traversia principale, ma non hanno tenuto conto né degli efflussi del fiume che inevitabilmente si infrangono sull'antemurale e si riversano sulla spiaggia più a Nord, né della corrente long-shore che favorisce il trasporto verso Nord.
Se esiste una sensibile corrente di trasporto solido longitudinale dovuta al frangimento delle onde con incidenza obliqua rispetto alla spiaggia le opere foranee modificano il campo d'onda e di corrente, producendo tipici fenomeni di avanzamento della linea di costa nella zona di sopraflutto e di erosione nella spiaggia sottoflutto.
La soluzione adottata dai progettisti è completamente inadatta per il porto-canale di Pescara in quanto lo schema con diga foranea parallela alla costa è consigliabile in località senza problemi di trasporto solido e con settore di traversia ristretto; questa disposizione è maggiormente adottata quanto più le coste sono rocciose e con ripidi fondali. Il vantaggio principale di questa soluzione, cioè quello di una doppia imboccatura che in teoria dovrebbe provocare una più facile circolazione ed un conseguente maggiore ricambio delle acque, in questa situazione non è raggiungibile in quanto da una parte la corrente fluvio-marina e dall'altra la corrente di deriva o corrente long-shore costringono le acque del fiume ad incanalarsi verso Nord provocando i fenomeni di interrimento ed il riversamento del carico inquinante del fiume sulle spiagge del centro di Pescara.
Lo schema che prevede due moli radicati a terra e convergenti verso l'imboccatura con asse coincidente con quello dell'ampia traversia principale sarebbe stato molto più congegnale alla situazione del porto-canale di Pescara, la soluzione è stata adottata con ottimi risultati per il porto-canale di Ravenna (figura 2) e garantisce nel contempo un ampio avamporto dove avrebbero potuto riparare i mercantili in attesa del loro turno di ingresso nel porto.


Fotografia del porto di Ravenna con moli convergenti (figura 2)

Tale soluzione, che è presente nella letteratura portuale e nel Manuale dell'Ingegnere di Colombo del 1939, fu proposta nel 1971 dall' ing. Vittorio MARCONI (si legga a proposito il suo intervento nel convegno del 2000), progettista del porto turistico di Pescara ed incaricato dei lavori di ricostruzione dello stesso porto-canale nel dopoguerra, e sarebbe costituita nella costruzione di una seconda imboccatura portuale (figura 3) da realizzarsi in mare aperto, in prossimità della linea neutra, settecento metri più avanti all'esistente struttura, assolutamente scollegata da essa per consentire al mare stesso il più ampio corridoio di transito.

 


Progetto presentato dall'ingegner V. Marconi nel 1971 (figura 3)

Questa soluzione è particolarmente adatta a combattere gli interrimenti e presenta il vantaggio della facilità di entrata delle imbarcazioni le quali incontrano, non appena doppiata l'imboccatura, una profondità circa di 12-15 metri, esente quindi dalla formazione dei marosi, ed una larghezza circa di 100-150 metri, sufficiente per un ingresso tranquillo e per  un idoneo correzione di rotta.
Avere un'imboccatura con un fondale più profondo è molto importante, in quanto in tale zona non si formano i marosi, cioè le onde non si frangono e quindi sono meno pericolose per le rotte delle imbarcazione in quanto a tali tipo di onde non è legato alcun fenomeno di trasporto. Un esempio calzante di quanto detto è il galleggiante: in mare aperto, al passaggio dell'onda, il galleggiante non modifica la sua posizione limitandosi ad andare sù e giù ed i leggeri movimenti sono da addebitare quasi esclusivamente al vento od alle correnti; lo stesso galleggiante, in uno specchio d'acqua in cui la profondità causa il frangimento dell'onda, al passaggio dell'onda stessa, il galleggiante verrà trascinato dalla corrente e dalla forza dell'onda.
L'inconveniente maggiore di questo tipo di disposizione portuale, cioè quella a moli convergenti, è l'agitazione residua all'interno del bacino sia per la diffrazione delle onde esterne, sia per la generazione di moto ondoso nello stesso bacino. Per questo motivo la migliore soluzione è quella di creare con i moli convergenti un avamporto dal quale è possibile accedere, con canali di dimensioni ridotte, al porto interno che risulta in questa maniera completamente protetto.
Le intenzioni dei progettisti della diga foranea di Pescara erano quelle di ovviare all'eccessiva penetrazione ondosa costruendo di fronte all'imboccatura una barriera isolata di contenimento che avrebbe facilitato l'accosto delle imbarcazioni al porto soprattutto con mare grosso. Questo tipo di soluzione avrebbe dovuto assicurare anche una migliore difesa contro l'interrimento provocando vivaci correnti dall'una all'altra bocca. In realtà tale risultato non è mai stato ottenuto sia nel caso specifico del porto-canale di Pescara che in altri porti, mentre è andato snaturato del tutto lo schema di partenza del porto che prevedeva una dispersione laterale degli efflussi fluviali per prevenire la risacca.
L'accesso delle imbarcazioni risulta difficile a causa del doppio cambiamento di direzione in uno spazio limitato e con onde trasversali e si può accentuare l'insabbiamento a tergo della diga per deposizione di materiale nell'area più calma (effetto “tombolo”).
Questi andamenti naturali della struttura che si sarebbero potuti e dovuti preventivare a priori della costruzione della stessa sono stati immancabilmente confermati dai dati delle analisi e dei monitoraggi compiuti durante i pochi anni di esercizio della diga foranea.
Si sono evidenziati tre gravi problematiche:

•  interrimento

•  riversamento delle acque inquinate del fiume  sulla costa

•  sconvolgimento dell'ecosistema circostante  

Ogni singolo problema ha creato una situazione difficilmente gestibile tanto da creare forti dubbi sull'utilità della diga foranea.
Affronterò singolarmente ogni singola problematica dimostrando come l'apporto della diga foranea sia stato determinante all'insorgere del problema stesso.

La  prima problematica di cui tratterò è quella legata al repentino interrimento dell'avamporto. Il fiume ha un trasporto solido molto rilevante: si è calcolato che rovescia in mare mediamente ogni anno una quantità di sedimenti dell'ordine di un milione di metri cubi.
La diga, che sostanzialmente è quasi parallela alla costa, ha infatti creato quegli stessi interrimenti che già erano stati evidenti (ma in quel caso salutari e benefici) prodotti dalle scogliere frangiflutti messe a protezione degli stabilimenti balneari e per il ripascimento della spiaggia. Interrimenti che sono stati, peraltro, decisamente più cospicui sia per la maggiore dimensione dell'opera rispetto le piccole scogliere frangiflutti, sia per l'apporto di sedimenti del fiume.
Ulteriore aspetto, per certi versi ancor più grave, prodotto dalla diga foranea è costituito dagli interrimenti (figura 4, 5 e figura 6) accumulatasi tra i moli guardiani preesistenti e la diga foranea stessa, cioè nell'avamporto; inquesta zona risultano evidenti grossi accumuli di sabbia e limo fluviale, che hanno, per il momento, determinato per le imbarcazioni con maggior pescaggio l'impossibilità di accedere al porto da Nord, e con grande difficoltà anche nell'accesso da Sud, sopratutto con mare mosso.
Nel lucido (vedi libro di Marco DE MARINIS) si possono vedere le varie batimetrie prima e dopo la costruzione della diga foranea.

Batimetrie ufficiali (fonte A.N.P.A.)  dell'avamporto
prima e dopo la costruzione della diga foranea (figura 4)

Variazioni dei fondali tra il 1987 ed il 2000 (figura 5)
(valori positivi=diminuzione della profondità; valori negativi=aumento della profondità)

Un peschereccio di tonnellaggio medio-grande (la maggior parte degli scafi della flottiglia di Pescara rientra in questa categoria essendo imbarcazioni di 100-120 tonnellate) pesca in profondità circa 3,5 metri e, quando rientra con mare mosso e passa su una secca di 4 metri di profondità, entrando nel cavo dell'onda, rischia di toccare il fondo con ingente pericolo per la condotta dell'imbarcazione stessa.
Non si può pensare di togliere, tout-court, la diga perché ormai il vecchio porto è inservibile: c'è bisogno di un nuovo porto.


Aerofotografia degli interrimenti nell'avamporto.
Sono visibili gli interrimenti a ridosso della diga foranea (figura 6)
(gentilmente concessa dall'Ufficio Idrografico e Mareografico di Pescara)

Problematica parallela all'interrimento è quella dell'aumento dell'inquinamento delle acque che lambiscono le spiagge a Nord della foce, infatti la costruzione della diga foranea ha creato uno sbarramento al fiume deviandone le acque soprattutto verso Nord e quindi verso le spiagge del centro di Pescara.
Certamente non si può risolvere il problema con situazioni precarie ed improvvisate (mi riferisco a soluzioni tampone come quelle adottate nell'estate del 1999 quando fu utilizzato l'oxystrong), come non si può guarire una bronchite con delle aspirine, in realtà il problema è molto più radicato e complesso: l'inquinamento che negli anni passati si accentrava solo in alcuni punti ben localizzati del litorale, in particolare in vicinanza delle foci, si è esteso non per l'aumento dei punti di emissione di elementi inquinanti, ma per una diversa distribuzione degli stessi su una superficie più ampia  in quanto il flusso del fiume è stato indirizzato sulla costa, soprattutto a Nord.
La diga stessa, d'altronde, non ha creato l'inquinamento, ma lo ha diffuso sulla costa in maniera diversa da quanto succedeva in passato.
Come evidente dimostrazione di quanto asserito circa lo scostamento delle acque del fiume verso la spiaggia è sufficiente osservare l'aerofotografia all'infrarosso termico ripresa con uno scanner multispettrale (figura 7) e scattata il 24 Settembre 1999 dalla quale si evidenzia in modo inequivocabile come le acque del fiume, deviate dalla diga,  arrivino, lambendo la spiaggia, fino al centro della città. Il colore blu scuro indica le acque più fredde del fiume, mentre il colore rosso indica le acque del mare di qualche grado centigrado più calde: si può ben notare come l'acqua che bagna il litorale, specialmente nel tratto più vicino alla foce del fiume, sia praticamente acqua di fiume con il suo relativo carico inquinante proveniente dagli scarichi leciti ed abusivi raccolti lungo il suo corso.

Aerofotografia del litorale pescarese. 24 settembre 1999 (figura 7)
(gentilmente concessa dall'Ufficio Idrografico e Mareografico di Pescara)


L'Ufficio Idrografico e Mareografico di Pescara ha effettuato misure di salinità e distribuzione verticale della temperatura dell'acqua in questa zona in alcuni punti di mare e si è constatato che sostanzialmente l'acqua del fiume scorre, galleggiando su quella del mare, con uno spessore di 40-50 centimetri, in quanto più leggera.
L'aerofotografia in bianco e nero (figura 8) risale all'ottobre 2000 e si può osservare come la situazione sia identica all'anno precedente.


Aerofotografia del litorale pescarese. Ottobre 2000 (figura 8)
(gentilmente concessa dall'Ufficio Idrografico e Mareografico di Pescara)

Anche le analisi effettuate dall'Istituto Zooprofilattico hanno messo in mostra il grave stato di inquinamento in cui versa la costa, inquinamento sempre proveniente dal fiume; la dottoressa Carla Giansante responsabile del Reparto di Biologia Marina e Fluviale dell'Istituto Zooprofilattico ha svolto in proposito una ricerca nel mese di Giugno 2001.
I campioni di acqua di mare sono stati prelevati dall'Istituto Zooprofilattico nei tratti di mare bagnati dalle acque del fiume, secondo il profilo alare che si evidenzia  aerofotografia del C.I.S.I.G. del 24 Settembre 1999 (figura 7), e le analisi della salinità delle acque  mostrano come, anche dopo aver finalmente realizzato il tanto sospirato dragaggio, il flusso del fiume non sia cambiato.
Dai risultati si può affermare che a tutt'oggi, anche dopo il dragaggio, la situazione non è cambiata affatto: i risultati ottenuti dall'Istituto Zooprofilattico, oltretutto, sono allarmanti in quanto in circa la metà dei campionamenti effettuati sono state riscontrate ben tre tipi di salmonella; i valori della salinità sono ben al di sotto dei 35 grammi di cloruro di sodio per litro d'acqua e solo ad alcuni chilometri tale valore viene ottenuto e ciò dimostra che anche dopo il dragaggio il baffo di acqua dolce scorre lungo le scogliere frangiflutti verso Nord.
Si riscontra una perfetta sovrapposizione dei dati odierni con l'aerofotografia del 24 Settembre 1999 (figura 7) e quella dell' Ottobre 2000 (figura 8).
Anche disinquinandolo, il fiume, data la presenza della diga, continuerebbe a trasportare sulla costa acqua dolce con enormi sconvolgimenti dell'ecosistema marino.
Il fiume deve essere comunque depurato, ma ciò non significa che esso possa essere riversato direttamente sulle spiagge in quanto anche la massima depurazione non potrà sortire effetti tali da rendere l'acqua del fiume Pescara balneabile.
Il dragaggio del porto-canale non può essere considerato una maniera seria di cercare una soluzione strutturale al problema in quanto, anche dopo le operazioni di dragaggio, il flusso del fiume è rimasto esattamente come era nel Settembre 1999.

Ultima problematica, ma non meno grave, è lo sconvolgimento dell'ecosistema circostante. Come si può vedere dalle aerofotografie la zona di mare interessata dagli efflussi fluviali deviati dalla diga foranea è molto vasta: inevitabilmente questi apporti di acqua dolce con la loro diversa salinità e temperatura arrecano danni rilevanti all'ecosistema marino.
Si sta determinando un lento, ma inesorabile cambiamento dell'ecosistema sia a livello di una diversa sedimentazione, in quanto tutto il materiale limoso, una volta depositato al largo, ora si accumula sui fondali antistanti le coste, sia a livello delle caratteristiche chimico-fisiche dell'acqua.
Anche il bagnante più distratto e digiuno di nozioni tecnico-scientifiche si è accorto dello sconvolgimento in atto: i bassi fondali delle acque si sono riempiti di accumuli di limo in cui è facile sprofondare con il piede ed è bene avvertibile la differenza di temperatura tra uno strato laminare superficiale più freddo di acqua dolce e lo strato più profondo di acqua di mare, ricca di sale e quindi con un peso specifico maggiore rispetto all'acqua di fiume, ad una temperatura più alta. Ma il danno più rilevante arrecato da questo sconvolgimento è quello subito dalla fauna e dalla flora dell'ecosistema marino: ormai i fondali sono desolatamente vuoti e privi dei molluschi (vongole, cannelli, telline ed altre specie) che qualche anno fa abbondavano tra gli strati sabbiosi più superficiali degli scanni.
Lo sconvolgimento in atto prevede la trasformazione di tutta la zona interessata in un'enorme laguna d'acqua dolce con danni per la fauna che vive nelle acque marine sottocosta.
Il quadro generale, del tutto già allarmante, si aggrava ancora di più se si considera l'utilizzo previsto dai progettisti per il porto: lo scalo di Pescara diventerà, almeno nelle intenzioni ottimistiche degli estimatori di questo progetto irresponsabile, un porto misto in cui approderanno mercantili e traghetti.
Non è possibile immaginare un porto commerciale a ridosso del centro abitato senza considerare le interazioni dello stesso con la città: l'intera zona portuale è racchiusa da una sottile striscia a ridosso del fiume e quindi anche il traffico dei camion indotto dai traghetti e dai mercantili si dovrebbe svolgere su di un budello di strada che scorre parallelamente al porto turistico con tutte le conseguenze prevedibili a danno della bellezza dello stesso e della qualità dell'ambiente per il crescente inquinamento dell'aria.

Io avrei concluso: vi ringrazio per l'attenzione. Grazie.


Contattandoci è possibile prendere visione
dell'intera relazione di Marco DE MARINIS.
Invia una e-mail all'indirizzo di posta elettronica:
comitato@portodipescara.com