| Associazione
culturale BORGOMARINO |
Federazione
Autonoma Balneare F.A.B. |
Antonio
SPINA |
prof.
Armando MONTANARI |
docente
di Geografia economica del turismo
presso l'Università degli Studi "G. D'Annunzio"
|
Per uno sviluppo
del turismo marittimo
|
Ringrazio di avermi invitato, io
vi farò vedere subito delle immagini che fanno riferimento ad
un titolo che se noi vogliamo può essere interpretato in modo
polemico, perché in realtà il turismo, così come
è stato considerato finora nel nostro Paese, è un turismo
terrestre.
Quindi il turismo marittimo non è un'aggettivazione, è
una rivoluzione.
Infatti nelle università americane, australiane e neozelandesi
si insegna appunto il turismo marittimo, cioè un turismo per
il quale io ho preparato questo schema proprio per questa nostra riunione,
per far vedere che è un turismo visto dal mare.
Sembra strano che in un Paese come il nostro, dove pochissime sono le
Regioni che non hanno il mare, il turismo è sempre stato considerato
come un'attività produttiva prevalentemente terrestre.
Allora le caratteristiche di questo turismo io ho cercato di sintetizzarle,
prendendole anche dalla letteratura, dai nostri convegni specializzati,
e mettendo in evidenza alcuni aspetti, perché, in effetti, la
tematica che mi è stata assegnata è questa, se vogliamo
sviluppare il turismo, e molti ne hanno parlato sia in questo convegno
che in occasioni precedenti, dobbiamo pur mettere a fuoco a chi ci rivolgiamo.
Qual è il nostro utente? Qual è il nostro turista? Ma
chi sono gli operatori? Quali sono le strutture?
Il mercato si sta sviluppando comunque in una certa direzione e vi darò
qualche idea su come si sta sviluppando, e quindi, se si vuole sviluppare
un tipo di turismo marittimo o più tipi, noi dobbiamo fare certamente
i conti con gli imprenditori e con questa realtà produttiva e
quindi dobbiamo verificare appunto a chi ci rivolgiamo.
Il porto è l'elemento essenziale per entrare in collegamento
con il turismo marittimo, quindi il tipo di porto, e come viene organizzato,
ci darà una risposta immediata o quasi immediata su che tipo
di turismo marittimo noi poi andiamo a cercare come obiettivo.
Da un punto di vista di organizzazione metodologica, e questo pure lo
facciamo molto rapidamente, c'è un discorso di classi, di tipologie,
di distanza dalla costa, che può essere più o meno alta,
di influenza umana, che può essere anch'essa più o meno
alta; in questo modo cominciamo ad identificare alcuni prodotti, cominciamo
ad identificare alcuni risultati.
Certo possiamo anche cominciarci a porre il problema su chi è
il turista che per esempio è interessato a questo discorso.
Ecco, nei paesi in cui questo tipo di turismo è nato e maggiormente
si è sviluppato, ci sono già delle ipotesi, quindi cominciamo
a sapere se sono uomini, se sono donne, se sono famiglie e con quali
caratteristiche, e viene in evidenza che mediamente sono persone di
una cinquantina di anni e quindi possono disporre di una disponibilità
economica molto consistente.
Se poi vogliamo approfondire il discorso dell'impresa crocieristica
(non è soltanto la singola impresa, ma è un paradigma
di aziende, di imprese che si organizzano), noi dobbiamo confrontarci
con i tour operator, con le agenzie di viaggio, con chi organizza le
agenzie marittime, con i catever, con i cantieri, e così via.
Quindi non è più un discorso soltanto di far entrare soltanto
una nave piuttosto che un'altra.
Quando nasce il turismo crocieristico?
Forse è difficile vederlo, ma qui è il 1970, questo è
il 1990, e quindi significa che è dal 1990 in realtà che
noi abbiamo un turismo crocieristico a livello mondiale.
Le due curve mostrano due diversi aspetti.
Quella blu è il numero dei croceristi, e quella rossa invece
è l'offerta, l'offerta di navi.
Quindi significa che gli imprenditori vedono in modo molto positivo
questo segmento del turismo, e stanno costruendo molte navi perché
si aspettano una domanda particolarmente consistente.
C'è oggi una riflessione su Il Sole 24 Ore su questo argomento
perché ci si dice che effettivamente l'impatto della crisi mondiale
si è fatto sentire anche in questo settore, ma molto meno nel
Mediterraneo, e quindi nonostante tutto il settore in termini di prenotazione
vive il momento critico in modo positivo.
Ecco, se noi cominciamo a confrontarci con quei porti nei quali in Italia
maggiormente arrivano le navi da crociera, e quindi Bari, Civitavecchia,
Venezia, Genova, Trieste, e facendo riferimento agli anni dal '92 al
2000, e facendo anche riferimento ad un porto, quello rosso, che è
Civitavecchia, e che spesso viene citato, ebbene noi notiamo due cose
fondamentali.
Una è, spesso ce ne dimentichiamo, ma non possiamo farlo, che
l'Adriatico ha subito nell'ultimo decennio una crisi costante, perenne,
continua, e quindi l'Adriatico ha risentito più del Tirreno
dei problemi sulla crisi della costa orientale.
La crisi ultima, quella del Kossovo, ha determinato un crollo di croceristi
nel porto di Venezia, che è quello di colore bruno.
Quando poi si vorranno approfondire questi temi, dovremmo andare a vedere,
per esempio gli armatori, cito solo di cosa parla questa tabella che
forse difficilmente si legge, le navi, le capacità, queste sono
le navi che si stanno costruendo (sono navi che per la maggior parte
sono molto grandi!), il tonnellaggio, i costi, siamo sull'ordine dei
2000 passeggeri, quando verrà fatta la consegna, qui sono indicate
quelle dall'aprile 2001 fino al 2003, 2004, e il cantiere che sta costruendo
la nave.
Quindi sviluppare il crocierismo significa avere a che fare con un certo
tipo di navi, perché non si può immaginare che poi si
facciano delle navi ad hoc per un porto piuttosto che un altro, è
il porto che si deve adattare a queste esigenze dell'imprenditoria.
Ecco, qui sono anche indicati i principali gruppi, i posti letto, la
percentuale, poi si può andare avanti e si può vedere
chi lavora maggiormente nel Mediterraneo e chi lavora nell'Adriatico;
saranno poi i tour operator che si dovranno avvicinare e sviluppare
un programma.
Questa è un'ipotesi che abbiamo fatto, è una nave (figura
1) che è entrata recentemente in servizio tra
Valencia e Palma, ci mette 146 minuti, la distanza tra Pescara e Spalato
potrebbe percorrerla in 118 minuti, è una nave che è abbastanza
veloce.

Motonave RODRIGUEZ (figura 1)
No queste sono miglia
marittime, non sono minuti, questo è stato un suggerimento di
Spina, lui è il proprietario del trasparente, però io
ho fatto i conti, e va a tempo!
Altre caratteristiche?
Come funziona la stagionalità nel turismo mediterraneo?
Vedete che è una stagionalità molto positiva, perché
si può andare a sovrapporre ad altri tipi di trasporti passeggeri,
che invece vivono soprattutto di picchi; questi sono fatti a trimestri,
e vedete che c'è un minimo (si parte dalla metà degli
anni '90, dal '95-'96-'97-'98 e così via) ed è il periodo
di febbraio-marzo, abbiamo poi la primavera e l'autunno che sono abbastanza
alti, non c'è il picco tipico del periodo estivo, è
costante, ed è molto utile per l'integrazione con altri prodotti.
Altri elementi a cui bisogna fare riferimento?
Per esempio nell'ultima riunione dell'associazione degli operatori di
crociera e di ferries nel 2000, sono stati messi in evidenza i problemi
che loro incontrano nel Mediterraneo.
Questi sono problemi che io vi ho messo in evidenza,
perché bisogna pure prenderli in esame, se si vuole sviluppare
il crocierismo a Pescara quindi:
• eccessiva
burocrazia;
• strutture
e facilities inadeguati;
• servizi
portuali collaterali lontani dagli standard richiesti;
• frequente
assenze di regole politiche nella gestione degli ormeggi;
• strade
e ferrovie di collegamento non adeguate e così via.
Io vedo molte delle
carenze che sono tipiche anche di questa situazione, e quindi in qualche
modo bisogna cominciare a considerarle immediatamente.
In sintesi, quello che riguarda, diciamo, la mobilità marittima
nell'Adriatico potrebbe essere sintetizzata in quattro livelli.
Il primo, visto che abbiamo parlato di strade ed autostrade, potrebbe
essere il collegamento tra la costa italiana e la costa della Croazia,
quindi un collegamento passeggeri diretto che tra l'altro
dà un valore aggiunto particolarmente ridotto.
Nel secondo livello possiamo anche considerare delle autostrade del
mare, si parla di autostrade merci, e quindi un servizio continuo di
collegamento commerciale che mette in comunicazione
in termini continui le due coste, perché nel momento in cui quella
costa riassume la tendenza economica strutturale, certamente noi possiamo
ipotizzare questo tipo continuo di scambio.
Terzo livello è quello delle collegamento crocieristico,
dove noi dobbiamo immaginare che ci sarà un flusso principale
di crociere verso Venezia, e da questo flusso principale si possono
ipotizzare alcuni tour operator o alcuni servizi che si possono dirottare
su Pescara ma anche su altri porti dell'Adriatico.
Quindi questo discorso già comincia ad identificare la necessità
di un prodotto del turismo marittimo adriatico: è un po' difficile
immaginare queste città portuali dell'Adriatico sotto questo
nome, perché non riescono a fare massa critica, non riescono
a costruire il prodotto.
L'ultimo elemento, su questo sarò molto più esplicito,
è che se noi pensiamo ad un turismo che si estende anche sul
mare, se noi consideriamo che la Regione non ha sulla costa un confine,
ma ha un elemento di continuità, oltre la costa continua il territorio.
Quindi se io faccio il turismo marittimo, farò anche la pianificazione
turistica, ma anche la pianificazione del mare, e quindi avrò
delle zone con degli interessi naturalistici, di ricreazione, che varrà
la pena di andare a visitare, per esempio dal porto di Pescara.
Vi farò vedere anche degli esempi, ma certamente non si tratta
soltanto di avere un porto per far entrare dei passeggeri, ai passeggeri
bisogna offrire un prodotto, un prodotto turistico, che sarà
un prodotto composto da attrazioni che comportano dei beni naturali
e culturali, e questa è la Regione che viene promossa come la
Regione delle Aree Protette. Qualcuno ha già detto che in effetti
ci può essere un collegamento fino a Roma, e se noi rivediamo
i piani dell'agenzia del Giubileo, quando abbiamo fatto i conti della
disponibilità dei posti letto, abbiamo inserito anche i posti
letto della costa abruzzese: certamente se ci fossero dei posti letto
in termini di passeggeri nel porto, possiamo immaginare che ci sia questo
collegamento.
Questo è tutto un prodotto che si sviluppa sia a mare che a terra.
Mi è stato chiesto anche di fare qualche riflessione se c'è
una continuità territoriale che prende il mare e la terra, anche
un elemento che possa collegare il turismo con la situazione ambientale.
Semplicemente io vi propongo un modello.
Se queste sono le montagne, e questo può essere nel caso specifico
la Maiella, per esempio, piuttosto che il Gran Sasso, io ho un'organizzazione
del territorio che per esempio, nel mare, andava ad utilizzare soprattutto
la parte centrale per il commercio.
Anticamente c'era un intenso commercio.
La pesca era soprattutto un'attività molto costiera, e
poi qui ho indicato una delle potenzialità.
Noi spesso abbiamo sottovalutato, e nella nostra Facoltà abbiamo
un poderoso gruppo di ricercatori che sta approfondendo questo aspetto,
che ci sono delle emissioni di metano.
Le emissioni di metano formano dei vulcani.
Di questi vulcani spesso noi sentiamo parlare anche alla televisione,
Angela ce ne parla, ma non ci parla di queste potenzialità nei
nostri mari, ci parla di queste potenzialità nei mari lontanissimi:
noi sappiamo che intorno a queste emissioni si possono sviluppare degli
organismi in una quantità cento volte maggiore di quella che
avviene nel resto del mare.
Cosa noi ne abbiamo fatto di questa situazione che abbiamo ereditato?
Certamente nei tempi contemporanei abbiamo spostato la mobilità
lungo la costa, abbiamo sviluppato tutta una serie di attività,
abbiamo avuto necessità di proteggere la costa dal mare con delle
barriere, abbiamo sviluppato la pesca, abbiamo fatto una raccolta intensiva
delle vongole, abbiamo distrutto perfino questi vulcani di fango.
Se la Regione vuole mantenere il discorso di Regione Verde d'Europa,
dove verde significa la Regione delle Aree Protette, la Regione dello
sviluppo sostenibile, bisogna immaginare un equilibrio tra una zona
protetta, ed una zona che sta intorno alla zona protetta, che è
quella che serve a realizzare, a produrre prodotti di qualità,
a produrre anche il turismo, a produrre anche prodotti gastronomici,
prodotti agricoli, prodotti di vario tipo, con la possibilità
di riequilibrare questo sistema nel mare.
Io concludo facendovi vedere che cosa ho in mente quando vi parlo di
questi allevamenti che poi possono diventare.
Siamo nel Golfo del Messico, queste sono cozze, e questo è un
robot che gestisce queste cozze e poi le raccoglie, e questo è
un particolare ampliato della fotografia di prima, in cui si vede questa
grande produzione, in mezzo c'è un granchio, siamo a profondità
altissime.
Questo può diventare il simbolo di una gestione oculata del mare,
quindi una gestione delle potenzialità della pesca, e anche una
componente importante del turismo marittimo.