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Marco De Marinis
 
Porto di Pescara
Comitato per un nuovo porto in sintonia con la città e l'ambiente

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Associazione culturale BORGOMARINO
Federazione Autonoma Balneare F.A.B.
Antonio SPINA
prof. Rosario PAVIA
docente di Urbanistica presso l'Università degli Studi "G. D'Annunzio"

 

Ruolo di Pescara nella portualità abruzzese:
uno scenario di complementarietà tra i porti

 

Vi ringrazio per questo invito, cercherò di essere molto sintetico per centrare immediatamente alcuni problemi, alcune questioni che mi stanno a cuore, e penso stiano a cuore anche a voi.
I relatori che mi hanno preceduto già hanno delineato uno scenario, Ranalli ha parlato del corridoio Adriatico: è questo lo scenario che ci fa capire la marginalità della portualità regionale.
I porti abruzzesi sono porti modesti, direi insignificanti.
La seconda questione, che è stata sollevata, è quella ambientale, cioè la questione del rapporto tra l'area portuale e la città, tra il porto ed il territorio.
Ecco, io penso che sia opportuno riportare l'attenzione su alcuni problemi.
Innanzitutto dobbiamo ricordare che manca una politica regionale, una politica regionale di indirizzo e di coordinamento.
L'Abruzzo è un esempio molto chiaro di questa situazione di scarso coordinamento, di campanilismo: ogni porto pensa al proprio sviluppo e quindi le poche risorse si disperdono senza nessuna efficacia.
I porti abruzzesi hanno tuttavia una collocazione geografica di grande interesse.
L'Abruzzo ha partecipato attivamente al progetto "Corridoio Adriatico", ed in quella occasione abbiamo messo in evidenza come la portualità abruzzese poteva inserirsi in questa riorganizzazione del corridoio, cioè di questo complesso infrastrutturale articolato tra diverse modalità.
I porti abruzzesi svolgono storicamente un ruolo con l'area balcanica, potrebbero svolgere un ruolo anche importante rispetto al Mediterraneo sud orientale ed inserirsi quindi nel Corridoio Adriatico, cioè questo complesso infrastrutturale  che lega l'Europa al Mediterraneo, Corridoio Adriatico che è anche l'interfaccia rispetto all'est europeo.
Appaiono evidenti la mancanza di coordinamento e la mancanza di un organismo istituzionale che si faccia carico del coordinamento, della pianificazione, della gestione.
Su un punto io non sono d'accordo con Ranalli, è meglio entrare nel vivo del dibattito, io non credo che si possa superare questa mancanza di coordinamento attraverso le agenzie speciali, avremo ancora come dire una settorializzazione, una parcellizzazione.
Io penso che ci sia bisogno di un impegno vero della Regione sulla gestione del Demanio Marittimo e del Demanio Portuale.
Esiste ancora una profonda frattura tra il Piano Urbanistico e il Piano del porto, e noi viviamo qui a Pescara, ma potrei dire lo stesso per Ortona, per Vasto, anche se lì i problemi sono molto più tenui perché c'è già una separazione naturale tra la città e il porto,  Pescara invece vive intensamente questa contraddizione, questo distacco, cioè un porto che fa parte della cultura della città, della storia della città, della memoria della città, un porto che è diventata un'area estranea, inaccessibile.
C'è un Piano Regolatore separato dal Piano Urbanistico Comunale, tutti i Piani Urbanistici del Comune di Pescara non si sono mai occupati del porto e quindi neanche del fiume.
Ora, c'è un elemento nuovo che è stato già ricordato, cioè la legge 84 del 1994 (quindi sono già passati alcuni anni dalla sua emanazione) e questa legge è molto importante perché ha istituito le Autorità Portuali.
Queste Autorità Portuali, come dire, sono istituite nei porti maggiori, nei grandi porti italiani (ce ne sono 23 o 24) e dipendono dal traffico commerciale, dalle tonnellate di container, dal numero di container.
I porti abruzzesi sono tutti porti modesti, sono tutti porti regionali, e quindi non c'è nessuna Autorità Portuale.
Sappiamo però che per legge, la legge sul decentramento amministrativo, sono le Regioni a doversi occupare della gestione, della pianificazione, dell'amministrazione, delle concessioni; gli affidamenti e le privatizzazioni, sono dal 1° gennaio 2002 di stretta competenza regionale.
Quindi qui c'è un interlocutore preciso che va coinvolto.
Io ho svolto recentemente un lavoro per la Regione Abruzzo, mi dispiace che non ci sia l'Assessore,  però penso che nei prossimi mesi ritorneremo su questo tema.
Io penso che ci sia bisogno in queste Regioni, dove non ci sono le Autorità Portuali, di un'Autorità Portuale Regionale che assicuri il coordinamento nei diversi porti, come dire un Organismo Istituzionale Orizzontale che coinvolga gli Enti Locali e gli operatori, per questo motivo non sono convinto sulla soluzione settoriale parcellizzata e locale delle ASCO, secondo me appartengono al passato, dobbiamo guardare avanti.
E dobbiamo guardare avanti anche cogliendo il nocciolo della questione, perché il Piano Portuale è separato dal Piano Urbanistico?
Ecco, questa separazione è una separazione che dura da oltre un secolo, dall'unificazione dello Stato.
Mentre prima questa separazione poteva essere assorbita, oggi sappiamo che il porto ha bisogno della città, dei suoi servizi, non è più come dire un'area a sé, è un nodo che fa parte di una rete molto più complessa, e quindi il Piano Portuale non può essere più delegato all'Amministrazione Centrale, ai Geni Civili delle Opere Marittime, oppure come spesso accade all'Autorità Marittima Locale, oppure, alle Aree di Sviluppo Industriale, ci vuole una competenza specifica, e questa competenza per legge appartiene alla Regione.
La Regione deve dare delle risposte, perché altrimenti c'è una lotta intestina.
Il progetto deve essere ambizioso, perché le potenzialità ci sono.
Come risolvere questa separazione tra Piano Urbanistico e Piano Portuale?
Tenete presente che nonostante la legge 84 avesse dato alle Autorità Portuali e al Comitato Portuale la possibilità di promuovere, di concerto con l'Ente Locale, soltanto pochi Piani Portuali sono stati adottati ed approvati, perché il conflitto è potente, perché gli interessi sono molteplici.
Io penso che invece ci sia bisogno di un indirizzo molto chiaro; voi sapete che le Regioni sono competenti per la Pianificazione Territoriale ed Urbanistica, tutte le Regioni hanno predisposto e stanno ridefinendo le proprie Leggi Regionali Urbanistiche, quella è la sede per intervenire, non c'è in Italia nessuna Legge Regionale che dia spazio al Piano Portuale, o al Piano Aeroportuale o al Piano degli Interporti, questo è il nodo!
Allora il mio gruppo di lavoro ha prospettato alla Regione Abruzzo, nel momento in cui si appresta a revisionare, a ridefinire la Legge Urbanistica, di inserire lì degli articoli di indirizzo per la Pianificazione Portuale.
Questi sono gli elementi su cui mi piacerebbe discutere.
Naturalmente non posso esimermi dal dire qualcosa anche sulle questioni che vi stanno più a cuore, e quindi la Pianificazione Portuale di Pescara, di Ortona, Vasto, eccetera.
Innanzitutto bisogna ragionare in termini di sistema e parlare quindi di sistema portuale abruzzese.
Questo sistema portuale abruzzese deve specializzarsi e mi sembra che ci siano ormai delle idee piuttosto consolidate: Ortona è un porto commerciale, Vasto è un porto commerciale di supporto, Pescara è un porto passeggeri-turistico (è questa la sua vocazione) ed è anche un porto pescherecci importante.
Quello di Pescara è un porto, come dire, oggi separato dalla città, ma che potrebbe recuperare una sua centralità e diventare il polo riordinatore del territorio dell'area metropolitana Pescara-Chieti, perché lì si concentrano tutte le aree importanti ed interessanti della città.
Ma debbo dire che per fare questo, per predisporre un Piano Portuale, perché noi dobbiamo predisporre un nuovo Piano Portuale, bisogna avere delle idee, e allora gli scenari possibili sono due:

•  scenario minimale: Pescara è un porto passeggeri sulla breve distanza, guarda verso la Croazia, guarda verso l'Albania: questa è la sua storia e quindi bisogna ridefinire il porto in base a questa vocazione, a questa idea.

•  scenario massimale: Pescara è un grande porto passeggeri, del Mediterraneo, che entri in competizione con Ancona e con Brindisi, perché un porto passeggeri è un porto per navi che mi portano in Grecia, in Turchia, è un porto passeggeri che accoglie le navi da crociera, e se questo è lo scenario, naturalmente la città ha un ritorno economico e di qualità completamente diverso.

Non si può avanzare verso una Pianificazione Portuale senza idee.
Mi avvio alla conclusione.
Farò vedere anch'io qualche immagine, ma non vi farò vedere su quali linee vorrei lavorare con altri amici, altre Istituzioni, sulla pianificazione del porto di Pescara, perché è di competenza regionale, la Regione deve dare indicazioni in proposito.
Si parla da molto tempo della diga foranea, non voglio entrare in merito sulla correttezza, sul danno: la diga foranea c'è ed io partirei da questo vincolo per andare avanti.
Vorrei commentare con voi, e concludo, alcune immagini.
Anni fa, come Università, come Facoltà di Architettura abbiamo fatto delle esercitazioni sull'area portuale di Pescara, e l'abbiamo fatto senza pensare alla diga foranea che non c'era, e quindi non ce ne siamo occupati.
Noi ci siamo occupati come dire delle aree portuali che vanno riconsegnate alla città ed in quell'occasione abbiamo delineato, configurato il water-front di Pescara, perché Pescara può avere un water-front a livello europeo.
Per avere un water-front, per avere questi investimenti, per avere scenografie urbane di livello internazionale, occorre avere un progetto, occorre avere un progetto economico, occorre avere un porto vero.
Questo porto, come dire, seppur consistente, di grandi dimensione, può essere soltanto il porto che si affaccia sul Mediterraneo, perché, se si deve affacciare verso la Croazia, è sufficiente lo specchio d'acqua che abbiamo sempre avuto.
Molti di voi forse conoscono questo progetto di fine anni '60, quindi non stiamo parlando di progetti che vengono dalla notte dei tempi, stiamo parlando di un progetto che fu fatto dal Ministero dei Lavori Pubblici, direi con una certa ironia, ma che intanto ci fa capire la verità dell'Asse Attrezzato.
Perché l'Asse Attrezzato è nel centro di Pescara? Perché doveva servire un porto-isola, perché soltanto un porto-isola ha una dimensione mediterranea.
Naturalmente questo è un bruttissimo progetto, però fa parte di una vocazione latente.
Mi avvio alla conclusione.
Cosa fare?
Non ve lo dirò stasera, però vi dirò come ci si può muovere.
La diga foranea è stata fatta.
Io penso che si possa tenere la diga foranea e inglobarla in un progetto più avanzato.
Io agirei in questo modo: il fiume, con le sue acque, inquinate o meno, in questo momento non mi interessa, non ho gli elementi, devo fare approfondimenti, va portato al di là della diga, perché soltanto così questo problema sarà risolto, a lungo e definitivamente; in questo specchio d'acqua al di qua della diga probabilmente si può inserire un buon porto peschereccio, probabilmente con un interrimento, che restituisce alla città altre aree urbane.
Il nuovo porto, il nuovo porto di livello mediterraneo, deve essere risultato non di un semplice studio di fattibilità, occorrono degli operatori, occorre avere la certezza degli investimenti, occorre definire la fattibilità di investimenti che vanno verso un porto in grado di accogliere navi di 200 metri; questo è lo scenario alto, è uno scenario che io posso prospettare in due tempi: prima risolvo questo problema ambientale, configuro un porto peschereccio, faccio uno studio di fattibilità economica sulle potenzialità del porto passeggeri a Pescara, che compete, lo dicevo prima, con Ancona e con Brindisi, perché qual è la qualità di Pescara?
È la sua accessibilità portuale, ed è la sua vicinanza ad un bacino di utenti di oltre 3 milioni di persone.
Io romano se devo andare in Grecia vado a Brindisi oppure ad Ancona, non ho scampo.
Pescara può inserirsi in questa nicchia, e per farlo può fare un progetto alto, ben definito, e studiare molto.