| Associazione
culturale BORGOMARINO |
Federazione
Autonoma Balneare F.A.B. |
Antonio
SPINA |
prof.
Rosario PAVIA |
docente
di Urbanistica presso l'Università degli Studi "G.
D'Annunzio" |
Ruolo di Pescara
nella portualità abruzzese:
uno scenario di complementarietà tra i porti
|
Vi ringrazio per questo
invito, cercherò di essere molto sintetico per centrare immediatamente
alcuni problemi, alcune questioni che mi stanno a cuore, e penso stiano
a cuore anche a voi.
I relatori che mi hanno preceduto già hanno delineato uno scenario,
Ranalli ha parlato del corridoio Adriatico: è questo lo scenario
che ci fa capire la marginalità della portualità regionale.
I porti abruzzesi sono porti modesti, direi insignificanti.
La seconda questione, che è stata sollevata, è quella
ambientale, cioè la questione del rapporto tra l'area portuale
e la città, tra il porto ed il territorio.
Ecco, io penso che sia opportuno riportare l'attenzione su alcuni problemi.
Innanzitutto dobbiamo ricordare che manca una politica regionale, una
politica regionale di indirizzo e di coordinamento.
L'Abruzzo è un esempio molto chiaro di questa situazione di scarso
coordinamento, di campanilismo: ogni porto pensa al proprio sviluppo
e quindi le poche risorse si disperdono senza nessuna efficacia.
I porti abruzzesi hanno tuttavia una collocazione geografica di grande
interesse.
L'Abruzzo ha partecipato attivamente al progetto "Corridoio Adriatico",
ed in quella occasione abbiamo messo in evidenza come la portualità
abruzzese poteva inserirsi in questa riorganizzazione del corridoio,
cioè di questo complesso infrastrutturale articolato tra diverse
modalità.
I porti abruzzesi svolgono storicamente un ruolo con l'area balcanica,
potrebbero svolgere un ruolo anche importante rispetto al Mediterraneo
sud orientale ed inserirsi quindi nel Corridoio Adriatico, cioè
questo complesso infrastrutturale che lega l'Europa al Mediterraneo,
Corridoio Adriatico che è anche l'interfaccia rispetto all'est
europeo.
Appaiono evidenti la mancanza di coordinamento e la mancanza di un organismo
istituzionale che si faccia carico del coordinamento, della pianificazione,
della gestione.
Su un punto io non sono d'accordo con Ranalli, è meglio entrare
nel vivo del dibattito, io non credo che si possa superare questa mancanza
di coordinamento attraverso le agenzie speciali, avremo ancora come
dire una settorializzazione, una parcellizzazione.
Io penso che ci sia bisogno di un impegno vero della Regione sulla gestione
del Demanio Marittimo e del Demanio Portuale.
Esiste ancora una profonda frattura tra il Piano Urbanistico e il Piano
del porto, e noi viviamo qui a Pescara, ma potrei dire lo stesso per
Ortona, per Vasto, anche se lì i problemi sono molto più
tenui perché c'è già una separazione naturale tra
la città e il porto, Pescara invece vive intensamente questa
contraddizione, questo distacco, cioè un porto che fa parte della
cultura della città, della storia della città, della memoria
della città, un porto che è diventata un'area estranea,
inaccessibile.
C'è un Piano Regolatore separato dal Piano Urbanistico Comunale,
tutti i Piani Urbanistici del Comune di Pescara non si sono mai occupati
del porto e quindi neanche del fiume.
Ora, c'è un elemento nuovo che è stato già ricordato,
cioè la legge 84 del 1994 (quindi sono già passati alcuni
anni dalla sua emanazione) e questa legge è molto importante
perché ha istituito le Autorità Portuali.
Queste Autorità Portuali, come dire, sono istituite nei porti
maggiori, nei grandi porti italiani (ce ne sono 23 o 24) e dipendono
dal traffico commerciale, dalle tonnellate di container, dal numero
di container.
I porti abruzzesi sono tutti porti modesti, sono tutti porti regionali,
e quindi non c'è nessuna Autorità Portuale.
Sappiamo però che per legge, la legge sul decentramento amministrativo,
sono le Regioni a doversi occupare della gestione, della pianificazione,
dell'amministrazione, delle concessioni; gli affidamenti e le privatizzazioni,
sono dal 1° gennaio 2002 di stretta competenza regionale.
Quindi qui c'è un interlocutore preciso che va coinvolto.
Io ho svolto recentemente un lavoro per la Regione Abruzzo, mi dispiace
che non ci sia l'Assessore, però penso che nei prossimi
mesi ritorneremo su questo tema.
Io penso che ci sia bisogno in queste Regioni, dove non ci sono le Autorità
Portuali, di un'Autorità Portuale Regionale che assicuri il coordinamento
nei diversi porti, come dire un Organismo Istituzionale Orizzontale
che coinvolga gli Enti Locali e gli operatori, per questo motivo non
sono convinto sulla soluzione settoriale parcellizzata e locale delle
ASCO, secondo me appartengono al passato, dobbiamo guardare avanti.
E dobbiamo guardare avanti anche cogliendo il nocciolo della questione,
perché il Piano Portuale è separato dal Piano Urbanistico?
Ecco, questa separazione è una separazione che dura da oltre
un secolo, dall'unificazione dello Stato.
Mentre prima questa separazione poteva essere assorbita, oggi sappiamo
che il porto ha bisogno della città, dei suoi servizi, non è
più come dire un'area a sé, è un nodo che fa parte
di una rete molto più complessa, e quindi il Piano Portuale non
può essere più delegato all'Amministrazione Centrale,
ai Geni Civili delle Opere Marittime, oppure come spesso accade all'Autorità
Marittima Locale, oppure, alle Aree di Sviluppo Industriale, ci vuole
una competenza specifica, e questa competenza per legge appartiene alla
Regione.
La Regione deve dare delle risposte, perché altrimenti c'è
una lotta intestina.
Il progetto deve essere ambizioso, perché le potenzialità
ci sono.
Come risolvere questa separazione tra Piano Urbanistico e Piano Portuale?
Tenete presente che nonostante la legge 84 avesse dato alle Autorità
Portuali e al Comitato Portuale la possibilità di promuovere,
di concerto con l'Ente Locale, soltanto pochi Piani Portuali sono stati
adottati ed approvati, perché il conflitto è potente,
perché gli interessi sono molteplici.
Io penso che invece ci sia bisogno di un indirizzo molto chiaro; voi
sapete che le Regioni sono competenti per la Pianificazione Territoriale
ed Urbanistica, tutte le Regioni hanno predisposto e stanno ridefinendo
le proprie Leggi Regionali Urbanistiche, quella è la sede per
intervenire, non c'è in Italia nessuna Legge Regionale che dia
spazio al Piano Portuale, o al Piano Aeroportuale o al Piano degli Interporti,
questo è il nodo!
Allora il mio gruppo di lavoro ha prospettato alla Regione Abruzzo,
nel momento in cui si appresta a revisionare, a ridefinire la Legge
Urbanistica, di inserire lì degli articoli di indirizzo per la
Pianificazione Portuale.
Questi sono gli elementi su cui mi piacerebbe discutere.
Naturalmente non posso esimermi dal dire qualcosa anche sulle questioni
che vi stanno più a cuore, e quindi la Pianificazione Portuale
di Pescara, di Ortona, Vasto, eccetera.
Innanzitutto bisogna ragionare in termini di sistema e parlare quindi
di sistema portuale abruzzese.
Questo sistema portuale abruzzese deve specializzarsi e mi sembra che
ci siano ormai delle idee piuttosto consolidate: Ortona è un
porto commerciale, Vasto è un porto commerciale di supporto,
Pescara è un porto passeggeri-turistico (è questa la sua
vocazione) ed è anche un porto pescherecci importante.
Quello di Pescara è un porto, come dire, oggi separato dalla
città, ma che potrebbe recuperare una sua centralità e
diventare il polo riordinatore del territorio dell'area metropolitana
Pescara-Chieti, perché lì si concentrano tutte le aree
importanti ed interessanti della città.
Ma debbo dire che per fare questo, per predisporre un Piano Portuale,
perché noi dobbiamo predisporre un nuovo Piano Portuale, bisogna
avere delle idee, e allora gli scenari possibili sono due:
• scenario
minimale: Pescara è un porto passeggeri sulla breve
distanza, guarda verso la Croazia, guarda verso l'Albania: questa è
la sua storia e quindi bisogna ridefinire il porto in base a questa
vocazione, a questa idea.
• scenario
massimale: Pescara è un grande porto passeggeri, del
Mediterraneo, che entri in competizione con Ancona e con Brindisi, perché
un porto passeggeri è un porto per navi che mi portano in Grecia,
in Turchia, è un porto passeggeri che accoglie le navi da crociera,
e se questo è lo scenario, naturalmente la città ha un
ritorno economico e di qualità completamente diverso.
Non si può
avanzare verso una Pianificazione Portuale senza idee.
Mi avvio alla conclusione.
Farò vedere anch'io qualche immagine, ma non vi farò vedere
su quali linee vorrei lavorare con altri amici, altre Istituzioni, sulla
pianificazione del porto di Pescara, perché è di competenza
regionale, la Regione deve dare indicazioni in proposito.
Si parla da molto tempo della diga foranea, non voglio entrare in merito
sulla correttezza, sul danno: la diga foranea c'è ed io partirei
da questo vincolo per andare avanti.
Vorrei commentare con voi, e concludo, alcune immagini.
Anni fa, come Università, come Facoltà di Architettura
abbiamo fatto delle esercitazioni sull'area portuale di Pescara, e l'abbiamo
fatto senza pensare alla diga foranea che non c'era, e quindi non ce
ne siamo occupati.
Noi ci siamo occupati come dire delle aree portuali che vanno riconsegnate
alla città ed in quell'occasione abbiamo delineato, configurato
il water-front di Pescara, perché Pescara può avere un
water-front a livello europeo.
Per avere un water-front, per avere questi investimenti, per avere scenografie
urbane di livello internazionale, occorre avere un progetto, occorre
avere un progetto economico, occorre avere un porto vero.
Questo porto, come dire, seppur consistente, di grandi dimensione, può
essere soltanto il porto che si affaccia sul Mediterraneo, perché,
se si deve affacciare verso la Croazia, è sufficiente lo specchio
d'acqua che abbiamo sempre avuto.
Molti di voi forse conoscono questo progetto di fine anni '60, quindi
non stiamo parlando di progetti che vengono dalla notte dei tempi, stiamo
parlando di un progetto che fu fatto dal Ministero dei Lavori Pubblici,
direi con una certa ironia, ma che intanto ci fa capire la verità
dell'Asse Attrezzato.
Perché l'Asse Attrezzato è nel centro di Pescara? Perché
doveva servire un porto-isola, perché soltanto un porto-isola
ha una dimensione mediterranea.
Naturalmente questo è un bruttissimo progetto, però fa
parte di una vocazione latente.
Mi avvio alla conclusione.
Cosa fare?
Non ve lo dirò stasera, però vi dirò come ci si
può muovere.
La diga foranea è stata fatta.
Io penso che si possa tenere la diga foranea e inglobarla in un progetto
più avanzato.
Io agirei in questo modo: il fiume, con le sue acque, inquinate o meno,
in questo momento non mi interessa, non ho gli elementi, devo fare approfondimenti,
va portato al di là della diga, perché soltanto così
questo problema sarà risolto, a lungo e definitivamente; in questo
specchio d'acqua al di qua della diga probabilmente si può inserire
un buon porto peschereccio, probabilmente con un interrimento, che restituisce
alla città altre aree urbane.
Il nuovo porto, il nuovo porto di livello mediterraneo, deve essere
risultato non di un semplice studio di fattibilità, occorrono
degli operatori, occorre avere la certezza degli investimenti, occorre
definire la fattibilità di investimenti che vanno verso un porto
in grado di accogliere navi di 200 metri; questo è lo scenario
alto, è uno scenario che io posso prospettare in due tempi: prima
risolvo questo problema ambientale, configuro un porto peschereccio,
faccio uno studio di fattibilità economica sulle potenzialità
del porto passeggeri a Pescara, che compete, lo dicevo prima, con Ancona
e con Brindisi, perché qual è la qualità di Pescara?
È la sua accessibilità portuale, ed è la sua vicinanza
ad un bacino di utenti di oltre 3 milioni di persone.
Io romano se devo andare in Grecia vado a Brindisi oppure ad Ancona,
non ho scampo.
Pescara può inserirsi in questa nicchia, e per farlo può
fare un progetto alto, ben definito, e studiare molto.