| Associazione
culturale BORGOMARINO |
Federazione
Autonoma Balneare F.A.B. |
Antonio
SPINA |
on.
Nino SOSPIRI |
sottosegretario
alle Infrastrutture
|
|
|
Intanto grazie per l'invito, grazie
agli organizzatori di questo incontro, di questo convegno, e grazie
anche ai relatori per i contributi che hanno dato ai vostri e ai nostri
lavori.
Dico sinceramente che le loro relazioni sono state tutte apprezzate.
Le problematiche affrontate sono state diverse, poi nella coda dei lavori,
siamo entrati in quell'imbuto, dove era fatale entrare, cioè
questione relativa alla realizzazione del cosiddetto molo di levante,
però sebbene procedendo con molta sintesi io vorrei fare qualche
riflessione su ciò che è stato detto, con riferimento
al sistema portuale abruzzese.
Procederò davvero per pillole e proprio per questo ho preso degli
appunti.
Anzitutto, argomento del quale non si è parlato, noi dobbiamo
puntare alla Istituzione della Direzione Marittima a Pescara, ci dobbiamo
sganciare da Ortona, è tempo di farlo, da Ancona, certo.
È tempo di farlo, lo dobbiamo fare.
Il lapsus forse deriva dal fatto che istituendo la Direzione Marittima
a Pescara, Ortona sarà elevata a Capitaneria di Porto, e in prospettiva
a questo riguardo io penso anche, ripeto, in prospettiva, penso anche
a Giulianova.
Le aree portuali.
Sono sufficienti, sono insufficienti?
Anzitutto qualcuno ha detto, "Dobbiamo vedere cosa fare di questo
porto, prima di stabilire se le attuali aree sono sufficienti oppure
no", però in ogni caso io non vedrei ostacoli insormontabili
perché abbiamo a disposizione delle aree contigue, confinanti,
e mi riferisco all'ex Cofa, e perché non è possibile acquisire
una parte, intendiamoci bene, quella necessaria, una parte di quelle
aree.
Quanto all'autorità portuale, e naturalmente non ci riferiamo
a quella di nomina governativa, io ricordo che la Regione Abruzzo, credo
ne abbia parlato l'avvocato Ranalli, è stata demandata con compiti
di programmazione, di coordinamento e di promozione.
Piano Regolatore Portuale.
Bisogna farlo, ma io vorrei anche dire lo si sta facendo, ci si sta
lavorando, e questo diventa uno strumento indispensabile di fondamentale,
insostituibile importanza per segnare un destino piuttosto che un altro
o un altro ancora del porto di Pescara.
Così come bisognerà risolvere il problema della dogana.
Però il punto è quello, il secondo braccio.
Allora io vorrei chiarire una volta per tutte ciò che ripetutamente
è stato detto in quest'aula.
Nessuno di noi, sottolineo, rimarco, nessuno di noi è contrario
al potenziamento delle infrastrutture portuali di Pescara.
Preciso ulteriormente, nessuno di noi è pregiudizialmente contrario
alla realizzazione del molo di levante, anzi, tutti vogliamo completare
le opere, ma purché siano opere sostenibili dal punto di vista
ambientale, questo è il punto.
Sostenibili, nel rispetto di quel principio che abbiamo fatto nostro,
sancito a Rio de Janeiro nel 1992.
È chiaro che qualsiasi tipo di intervento a mare o a terra o
in cielo, produce un impatto ambientale, lo sappiamo.
Noi stessi siamo dannosi all'ambiente, per il solo fatto di respirare,
perché immettiamo ossigeno ed emettiamo anidride carbonica.
È evidente che c'è sempre un impatto.
Che cosa bisogna verificare?
Se questo impatto ambientale è sostenibile.
E allora, richiamandomi a quel che diceva, mi pare, il professor Polacco,
"Qui tutti san dire, qui tutti san fare", ricordo che proprio
per evitare di muoversi all'insegna di questa logica, noi abbiamo da
tempo, da molto tempo investito dalla questione l'ANPA, che è
l'Agenzia Nazionale per la Protezione dell'Ambiente, e io non ho alcuna
difficoltà, lo dico anche agli amici Consiglieri Comunali presenti
questa sera, non ho alcuna difficoltà ad affermare, che comincio
ad avere dubbi sulla volontà reale dell'ANPA di darci delle risposte
serie e concrete.
Troppi indicatori ci portano a questa conclusione, e infatti noi cosa
abbiamo detto?
Vogliamo il porto, scuole di pensiero molto diverse, ciascuno con le
proprie competenze o con le proprie incompetenze, ci siamo rivolti all'Agenzia
Nazionale.
Cosa dovevamo fare?
Mi chiedo perché l'ANPA non ci dà risposte.
Ormai già da qualche tempo avrebbe potuto farlo.
Siamo però in presenza di questa situazione di stallo, e forse,
mi rivolgo sempre ai colleghi Consiglieri presenti, forse sarà
il caso di riprenderlo questo discorso in Consiglio Comunale, per i
necessari e doverosi approfondimenti.
La diga foranea è stata dannosa, non c'è alcun dubbio,
e questo è riconosciuto a tutti i livelli, è riconosciuto
anche dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.
Chissà, forse se la diga foranea non fosse stata realizzata a
poche decine di metri dalla foce, ma molto
più in là, i guasti che oggi registriamo sarebbero stati
molto temperati, ma qui sorge un altro preoccupante punto di domanda,
è il secondo.
Dov'è il progetto originario?
Sembra non sia possibile rintracciarlo, anche se proprio ieri occasionalmente
ho avuto notizia che stiamo seguendo una buona traccia.
La diga foranea è stata dannosa, miracolosa per la sicurezza
dell'ingresso, dell'uscita, per carità, quindi preziosa per la
nostra marineria, però i danni ambientali li ha causati, e guardate,
non servono gli aerei, non servono i luci, basta andare a Colle del
Telegrafo, i pescaresi sanno a cosa mi riferisco, e durante una bella
giornata e si vede quello che accade.
Le acque del fiume che un tempo penetravano in profondità, incontrano
questa barriera e si piegano soprattutto a nord, si vede il pennacchio
tale e quale.
Ecco perché tutti noi come pescaresi, come uomini normali, ci
poniamo delle domande, rispetto alla realizzazione del secondo braccio.
L'inquinamento.
Poi bisogna anche dimostrare che gli indici di inquinamento siano stati
quelli per il fatto che c'è stato il dragaggio, questo bisogna
dimostrarlo, se ci cade una tegola sulla testa, sappiamo sicuramente
che riceviamo un colpo, ne verifichiamo gli effetti, ma non conosciamo
i motivi per i quali la tegola è caduta.
E oltre questo, se vogliamo anche prendere per buona quella ipotesi,
io non riesco a capire per quale motivo le operazioni di dragaggio oltre
ad aver determinato la riduzione dell'inquinamento, avrebbero anche
dovuto determinare la riduzione del processo di dolcificazione delle
acque marine, questo non lo capisco, però forse qualcuno me lo
può anche spiegare.
Non capisco perché la rimozione di fanghi inquinati ed inquinanti
avrebbe dovuto determinare la salinizzazione delle acque o la riduzione
della dolcificazione.
Il ricambio non c'entra, è un discorso che ho fatto anche perché
cerco sempre di capire e di documentarmi, poi magari raramente ci riesco,
ma la buona volontà ce la metto, perché vedete, la reale
situazione è ancora quella, e come mai se i fanghi non rimossi
a monte, quelli carichi di elementi inquinanti, sono già scivolati
verso la costa, tant'è che i fondali si sono nuovamente abbassati,
non aumenta il carico di inquinamento?
Perché?
Siamo in presenza di questa situazione, abbiamo dragato, benissimo,
uno strato tolto portato a largo, si riduce l'inquinamento.
Nel frattempo i fanghi a monte sono di nuovo scivolati verso la costa
e siamo già in una situazione di allarme, non dico di emergenza
o di pre-emergenza, il che vuol dire che è una gran massa di
fanghi che è già scivolata verso la costa.
Questi fanghi avrebbero dovuto di nuovo aumentare l'inquinamento delle
acque marine, non accade?
Perché?
Allora io mi pongo il terzo punto di domanda.
Finora in passato è stato emesso oxystrong, mica sappiamo se
per caso sia accaduto qualche cosa di simile ma non con l'oxystrong?
Se andiamo per deduzioni e per ipotesi, perché non ci mettiamo
pure questa, e allora magari riusciamo anche a capire perché
miracolosamente quell'indice è diminuito, e quegli indici perdurano
ancora oggi nonostante lo scivolamento dei fanghi.
Facciamo mica niente di male se ci poniamo un problema di questo genere.
Allora, concludo, lo vogliamo il secondo braccio, lo vogliamo.
L'attuale progetto non può essere assolutamente realizzato, siamo
di fronte ad ipotesi alternative.
Abbiamo detto come Comune all'ANPA, facci sapere che cosa succede.
L'ANPA non è riuscita, diciamo così, non è riuscita
a pronunciarsi.
Allora noi dobbiamo ridiscutere della questione, almeno a mio parere
per carità, noi dobbiamo ridiscutere di questa questione in Consiglio
Comunale e io la penso così, forse sbagliando, e comunque si
tratta soltanto del mio parere personale, se il secondo braccio è
compatibile, si fa, se non è compatibile non si fa, perché
se qualcuno mi dice di mettermi a disposizione 28 miliardi o 280 per
sganciare tre o quattro bombe atomiche sulla città di Pescara,
dico a quel qualcuno i miliardi tienili tu.
E quindi il ragionamento che faceva qualcuno tra i relatori mi sembra
più che giusto.
Se ci sono varianti all'attuale progetto accettabili e sostenibili,
ben vengano.
Ma chi lo deve decidere questo?
Il Consiglio Comunale?
Con quali competenze?
Certo, noi tutti ci stiamo occupando della materia da qualche tempo,
forse anche da troppo tempo, ma una competenza specifica non l'abbiamo,
e allora vi faccio sapere che stiamo ponendo una specie di ultimatum
all'ANPA, va bene, che si sta agganciando a cavilli incredibili, per
esempio abbiamo saputo qualche tempo fa che l'ANPA non vuole più
fare valutazioni di impatto ambientale per le Regioni, per le Province
e per le Regioni ma soltanto per i Ministeri, perché dice l'ANPA,
noi siamo un'Agenzia Nazionale, per le altre cose ci pensano le ARTA
o le ARPA, qui abbiamo l'ARTA.
Allora noi abbiamo bypassato anche questo problema, perché il
Comune si è rivolto all'ex Ministero dei Lavori Pubblici, oggi
Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, e il Ministero delle
Infrastrutture e dei Trasporti ha girato la pratica all'ANPA, però
tutto era ancora fermo.
E allora abbiamo cercato di capire perché, e abbiamo appurato
che tutto era ancora fermo perché la lettera che era stata scritta
dal Direttore Generale Di Virgilio, dal Ministero delle Infrastrutture
all'ANPA, non sarebbe stata sufficientemente chiara.
Quindi abbiamo ristabilito il contatto, tra Ministero e l'ANPA, ma se
non avremo una risposta definitiva e seria in tempi ragionevoli, è
chiaro che dovremmo imboccare un'altra strada, anche perché sapete
benissimo che anche per i motivi che ho ricordato, a breve dovremo riprendere
le operazioni di dragaggio.
Se riprendiamo le operazioni di dragaggio, è inutile andare a
fare i carotaggi, andare a prelevare campioni per analizzarli.
Questo è lo stato delle cose, ecco perché io sinceramente
pregherei tutti, di essere più cauti nell'esprimersi, perché
c'è chi ha detto qui che alcuni tra noi sarebbero contrari alla
realizzazione del molo di levante, e quindi al potenziamento delle infrastrutture
portuali, e questo non è vero.
Insomma, io che cosa vorrei?
Si tratta di un auspicio, per carità.
Io vorrei che la smettessimo di fare la corrida, non quella televisiva
di un tempo, quella spagnola, che la smettessimo di fare la corrida,
e di schierarci su fronti strumentalmente opposti, perché tutti
vogliamo il potenziamento del porto e tutti vogliamo, a meno che qualcuno
non dica il contrario e abbia il coraggio di farlo apertamente, platealmente,
pubblicamente, e tutti siamo per la tutela dell'ambiente, e per la protezione
della economia portante della nostra città, che è quella
turistica, che è quella balneare con tutto lo sterminato indotto
che conosciamo.
Allora, facciamo un tavolo di unione, perché i tavoli di riunione
non servono a nulla, quando ci si siede intorno a quei tavoli con preconcetti
molto forti.
Se questo è il presupposto, vogliamo il porto ma non vogliamo
danneggiare l'ambiente marino e l'economia pescarese, troviamo insieme
una soluzione, altrimenti noi continueremo a girare intorno all questione
e non ne usciremo mai.
I finanziamenti non li perdiamo, non li perdiamo, e non avremo neppure
penalità, anche su questo, basta con il terrorismo, che tanto
non ci fa paura.
Lasciamo perdere certe estremizzazioni, lasciamo perdere, non li perdiamo,
faremo una variante seria e cercheremo di costruire per davvero il porto
del futuro, per una città del futuro che è capofila in
Abruzzo, e anche in tutto il centro sud.