| Associazione
culturale BORGOMARINO |
Federazione
Autonoma Balneare F.A.B. |
Antonio
SPINA |
Antonio
SPINA |
portavoce
del Comitato |
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Allora,
quando abbiamo contestato l'assetto portuale disegnato dal Genio Civile,
io e Giacomo Fanesi dell'Associazione Borgomarino eravamo soli e poi
strada facendo si sono aggiunti il dottor Enrico Spina, assessore alla
Provincia per i Democratici, l'ingegner Mario Russo, direttore dell'Istituto
Idrografico di Stato, la dottoressa Carla Giansante dell'Istituto Zooprofilattico,
e la FAB, Federazione Autonoma Balneatori, il cui presidente Luciano
Papa ha sempre appoggiato ogni nostra iniziativa, come pure il presidente
di Borgomarino Dionisio Gasparroni.
In particolare ci piace ricordare l'ingegner Vittorio Marconi, responsabile
nel dopoguerra del porto di Pescara, e fonte inesauribile di informazioni
e suggerimenti.
Ed è così che è nato il nostro Comitato, il quale
di volta in volta si è avvalso di altre collaborazioni che qui
sarebbe lungo citare tutte.
Da un'altra parte, quella politica, c'erano il dottor Augusto Di Luzio,
capogruppo di Alleanza Nazionale, ed altri, tra i quali ci sembra di
ricordare tra i primi Maurizio Acerbo di Rifondazione Comunista, che
avevano già mosso critiche alla progettata costruzione del secondo
braccio di levante.
Altri ci hanno appoggiato tra i quali ci piace ricordare quasi tutti
i componenti della Commissione Lavori Pubblici, l'avvocato Loredana
Di Giovanni, l'onorevole Delfino di Forza Italia, il capogruppo dei
CCD Pietro Palusci, Florindo Di Giulio dei Socialisti Italiani, Silvestro
Profico di Pescara Domani Verdi, il dottor Mario Chiarotti di Pescara
Futura, il notaio Giovanni Bulferi dei Cattolici e Democratici, Isabella
Del Trecco di Alleanza Nazionale, tutti membri della Commissione condotta
peraltro con molta passione e competenza dalla dottoressa Alessandra
Petri di Alleanza Nazionale.
Lo stesso Presidente del Consiglio Comunale, onorevole Nino Sospiri,
non ci ha mai fatto mancare il suo appoggio, come pure il senatore Andrea
Pastore ha visto sempre favorevolmente la nostra azione, e con lui tutti
i consiglieri ed assessori comunali che di volta in volta hanno votato
le varie delibere per bloccare i lavori del secondo braccio di levante,
alla ricerca di una soluzione migliore.
Un grazie va anche all'assessore regionale Amicone e al Presidente della
Regione Pace in occasione degli interventi a favore della marineria
in occasione del dragaggio, e speriamo di non aver dimenticato nessuno,
con il quale fin d'ora ci scusiamo.
Come vedete il gruppo di politici che ha raccolto il nostro appello
che è abbastanza numeroso, a smentire il luogo comune che in
genere il Palazzo sia sordo ai richiami dei cittadini.
Noi non possiamo dirlo, anche se dobbiamo riconoscere, credo, che siamo
stati molto attenti, presenti e vigili sugli sviluppi della situazione.
Comunque ci sentiamo di ringraziare le forze politiche che ci hanno
fin qui appoggiato per il bene della città.
Ma adesso che il progetto di levante è stato bloccato, d'altronde
gli stessi comandanti dei pescherecci hanno presentato un esposto in
Procura, dicendo che non lo vogliono perché pericoloso per la
navigazione, il nostro pensiero va oltre e pensa ai danni che comunque
la diga foranea ha provocato, e di questo parlerà poi il nostro
amico Marco
DE MARINIS, autore di un libro
sull'argomento.
Il nostro pensiero va all'assetto del porto, a come si possono risolvere
i problemi del bacino portuale, per adeguarlo al traffico peschereccio
e passeggeri a cui è destinato, costruendo un avamporto comunque
oramai necessario, dopo che il vecchio porto è stato definitivamente
rovinato e reso inservibile dal lisciamento delle palafitte dei due
moli guardiani o ricostruendo il molo nord come previsto nella
bellissima bozza
di progetto dell'architetto Polacco e ritoccando
contemporaneamente la diga.
Questo primo errore, il lisciamento delle palafitte, ed il secondo errore,
la diga foranea, saranno discusse dagli altri relatori del convegno,
ma soprattutto questo vuole essere un convegno propositivo: affronteremo
il quadro nell'ambito del quale può, anzi deve, nascere il nuovo
porto.
Certo un nuovo porto, che mandi le acque del fiume al largo, come accadeva
prima della costruzione della diga, perché noi e i duecentomila
cittadini, pescaresi e non, il bagno nelle acque, più o meno
depurate, del fiume non lo vogliamo fare.
Noi rivogliamo l'acqua salata e pulita dei nostri padri.
Certo, parlo di un nuovo porto, non solo per questi motivi su
citati, ma anche perché essendo stato presente un paio di settimane
fa ad una riunione in Regione, in cui si parlava di Infrastrutture Abruzzesi,
ho potuto annotare che se il livello delle infrastrutture stradali,
autostradali, degli acquedotti, del gas, eccetera, grossomodo hanno
una realizzazione vicina all'80-90% dell'ottimale, per quanto riguarda
le infrastrutture portuali, siamo al livello del 37%.
Siamo contenti perciò del fatto che quando abbiamo chiesto con
una delle nostre circolari l'adeguamento delle strutture portuali del
Porto di Pescara, il Partito dei Democratici, a nome del capogruppo
regionale Cesare D'Alessandro, qui presente, che ringraziamo, abbia
fatto una mozione sull'argomento in Regione, e quindi invitiamo il dottor
D'Alessandro se vorrà intervenire per illustrarla.
Dicevo prima, nuovo quadro portuale, che gli interventi dei relatori
avv.
Giuseppe RANALLI,
Marco
DE MARINIS,
prof.
Rosario PAVIA,
prof.
Armando MONTANARI,
arch.
Massimo PALLADINI,
arch.
Alberto POLACCO
cercheranno
di illustrare spiegando i vari aspetti del problema.
L'aspetto di complementarietà con gli altri porti abruzzesi,
visto che esiste già un Quadro di Riferimento Regionale che stabilisce
per ogni Porto i compiti e le finalità:
• Giulianova
come porto peschereccio;
• Pescara
come porto peschereccio e passeggeri;
•
Ortona come porto commerciale;
• Vasto
come porto commerciale ed industriale.
Poi
un altro degli aspetti è quello turistico, in una Regione che
se ne fa vanto, e che non può riferirsi solo alla sua parte interna,
alle montagne.
Da rimarcare sono anche l'aspetto cittadino che interessa tutta la zona
a monte del porto, e quindi l'asta fluviale e la sua fruibilità
e l'aspetto dell'area portuale vera e propria di Pescara, della quale
abbiamo un'idea che vorrebbe farla vivere in simbiosi con la città,
e non come un ghetto separato di attività che interessano solo
gli utenti diretti.
Di questa idea ci sono già in giro per il mondo esempi bellissimi,
e di questo parleranno i relatori dopo.
Purtroppo la portualità pescarese e abruzzese in generale, si
può dire che non brilli né per la sua efficienza infrastrutturale,
né per il suo traffico passeggeri, e né per il movimento
merci.
Gli errori strutturali soprattutto e le programmazioni sbagliate degli
anni passati, ne fanno sicuramente il fanalino di coda della portualità
italiana.
Basta guardare le Statistiche
Istat gentilmente concessici dal dottor Marchesani
dell'ISTAT, per vedere cosa ha provocato la mancata realizzazione di
infrastrutture portuali, pari ripeto, al 37% di quanto ce ne sarebbe
stato bisogno.
Infatti nel lucido vediamo che l'Abruzzo è passato nell'ambito
della portualità italiana dallo 0,9% del 1990 allo 0,4% di tutto
il movimento italiano del 1996, cioè significa che è in
decrescita paurosa.
Già era poca cosa, adesso è praticamente niente.
E c'è di più, cioè che praticamente nei vari anni
il movimento merci dei vari porti Vasto, Ortona e Pescara ha subito
delle variazioni notevoli:
• Vasto
è passata dai due milioni e mezzo nel 1990 a trecentotrentatremila
nel '96, quindi con un decremento dell'87%;
• Ortona
più o meno si barcamena intorno al milione di tonnellate, anche
se quest'anno ha avuto un buon risultato, è arrivata ad un milione
e mezzo di tonnellate;
• Pescara
che faceva pochissimo, sempre intorno alle duecento-trecentomila tonnellate
l'anno, ha avuto un picco nel '96 di cinquecentomila tonnellate, ma
è un caso più che altro fortuito, diciamo che se anche
ha avuto un incremento del 77%, praticamente è come se ad una
formica aggiungessimo un'altra formica, sempre due formiche sono.
Poi
in quest'altro lucido ci sono i dati dell'Abruzzo riferito al movimento
merci in Italia.
Sempre nei sei anni presi dai dati ISTAT, l'Abruzzo ha un decremento
del 48% in generale, mentre invece l'Italia ha avuto un incremento del
10% in generale e negli ultimi anni, cioè '98 e '99, i cui dati
sono disponibili, l'Italia ha avuto un +17% di incremento.
Quindi mentre si può dire che l'Italia va tutto sommato avanti,
e la portualità italiana cresce, quella abruzzese invece va indietro
inesorabilmente.
Abbiamo letto sui giornali nei giorni scorsi che il Porto di Ortona
ha toccato l'anno scorso il record di un milione e mezzo di tonnellate,
ne siamo contenti, ma ci permettiamo di rivolgere agli amici ortonesi,
così, una parola, cioè di prestare molta attenzione alle
loro strutture portuali, dal momento che hanno strutture non dissimili
da quelle del porto di Pescara, e chi conosce il porto di Ortona, sa
quello che dico, al porto turistico, al molo Nord ed alla necessità
di dragaggio continuo ancora e più di Pescara.
Se pensiamo che nel libro di Gino Albi del 1915, di cui abbiamo pubblicato
alcuni brevi brani nel libro
di Marco DE MARINIS, il Porto di Pescara, già
nel 1913, movimentava quarantamilacinque tonnellate, il paragone con
i dati di oggi ci fanno capire quanto sia esatto quanto detto prima
sulle infrastrutture.
Moltiplicando i dati di allora per i coefficienti di crescita
del paese, il Porto di Pescara dovrebbe grossomodo movimentare oggi
due milioni di tonnellate, e invece ne fa trecentomila l'anno, e quando
va bene cinquecentomila, caso raro.
Non ci possono essere possibilità di sviluppo del
traffico commerciale ora, dato che il bacino portuale è praticamente
soffocato dalla città, né si può dire bene del
traffico passeggeri, che dalla Tiziano, il cui pescaggio fu il motivo
per cui furono lisciate le palafitte, cioè il peccato originale
commesso sulle strutture del porto, in poi è scaduto quest'anno
a livelli di immagine tali che non so quanti anni ci vorranno perché
Pescara possa riacquistarne una sul trasporto passeggeri.
Poiché il porto di Pescara è classificato solo come porto
passeggeri, né potrebbe essere diversamente mancando le aree
e gli spazi portuali in cui movimentare le merci, è anche su
questo aspetto oltre che sulla balneazione, che concentreremo l'attenzione
in questo convegno.