Il sito è stato realizzato e curato da
Marco De Marinis
 
Porto di Pescara
Comitato per un nuovo porto in sintonia con la città e l'ambiente

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Associazione culturale BORGOMARINO
Legambiente
Federazione Autonoma Balneare F.A.B.
Antonio SPINA
prof. Giacomo Fanesi
docente di Navigazione ed Esercitazione Marittime

 

Io sono figlio di pescatori e sono sempre vissuto nell'ambiente della marineria pescarese e mi ricordo che prima della costruzione del porto turistico non c'erano problemi nel porto vecchio perché le barche stavano tranquille all'ormeggio e la draga fissa che scaricava i fanghi a 4-5 miglia al largo, teneva i fondali del porto sempre in situazione di costante profondità.
Certo l'imboccatura del vecchio porto, un po' stretta, con il mare mosso creava qualche difficoltà che si superava con l'esperienza.
I problemi veri sono nati con il lisciamento delle palafitte dei due moli, palafitte che impedivano la risacca nel canale.
Dopo i lavori di lisciamento dei moli, è iniziato il fenomeno della risacca nel canale ed i comandanti dei pescherecci e gli equipaggi non hanno avuto più momenti di pace in quanto si dovevano preoccupare, quando fuori del porto c'era mare mosso, di stare a guardia delle imbarcazioni, rinforzare gli ormeggi, mettere parabordi supplementari ed addirittura i pescherecci più grossi, pur di non affrontare questa situazione, preferivano rimanere alla cappa a ridosso dell'isola di Pomo. Addirittura un anno una nave ruppe gli ormeggi dentro il porto causando gravi danni a due pescherecci.
La costruzione della diga, che doveva essere un riparo per l'ingresso in porto ed impedimento per la risacca, si è rivelata un'arma a doppio taglio: il primo anno sembrava che tutto andasse bene, ma già da un anno i comandanti dei pescherecci si lamentano perché l'interrimento dell'avamporto sta creando sempre più problemi al rientro.
Si tenga presente che un peschereccio di quelli più grossi, ed oggi a Pescara la maggior parte sono barche di 100-120 tonnellate e pescano circa 3,5 metri, quando rientrano con mare mosso e passano su una secca di 4 metri di profondità, entrando nel cavo dell'onda, rischiano di toccare il  fondo. Ancora non è successo, ma se va avanti così l'interrimento, succederà.
Se consideriamo che attualmente la zona dell'avamporto con l'acqua più profonda (5-6 metri) è quella a Sud, cioè proprio quella dove si vuole costruire il secondo braccio, si può comprendere che ciò renderà ancora più difficoltoso l'ingresso in porto.
Visto che ormai in questo porto non c'è più la draga fissa ed i pescatori subiscono numerosi danni alle eliche, agli ecoscandagli ed ai motori, e visto che non c'è più uno scalo di alaggio adatto al tonnellaggio attuale dei pescherecci perché è rimasto sempre lo stesso scalo degli anni antichi buono per le paranze, non è meglio, mi chiedo, spendere i soldi per ripristinare delle ottimali condizioni dentro il canale piuttosto che spenderli per costruire il secondo braccio?