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Marco De Marinis
 
Porto di Pescara
Comitato per un nuovo porto in sintonia con la città e l'ambiente

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Associazione culturale BORGOMARINO
Legambiente
Federazione Autonoma Balneare F.A.B.
Antonio SPINA
arch. Alberto POLACCO
esperto di pianificazione portuale e
già segretario generale del porto di Ravenna e di Porto Marghera

 

Ho esaminato tutta la documentazione raccolta avvalendomi della mia esperienza di segretario generale del porto di Ravenna; la prima cosa che ho visto è che questo progetto è profondamente vecchio, risale infatti all'inizio degli anni ottanta ed è stato studiato da un ufficio periferico del Genio Civile delle Opere Marittime.
Già quando vedevo questo progetto e ne esaminavo la documentazione allegata, mi rendevo conto di tutte le pecche nella preparazione scientifica che non prevedeva nulla a monte del fiume, i sedimenti, l'erodibilità, gli sbarramenti, le prese e via discorrendo. Nulla è stato considerato. Una grande opera di ingegneria a protezione del porto e gli effetti indotti su tutta la costa? I nostri grandi professori di idraulica indicano la necessità di queste approfondite indagini. Carenze viste anche dal Consiglio Superiore che si vide costretto ad approvarlo dopo continue insistenze da parte dell'ufficio del Genio Civile, condizionandolo però all'approvazione del Ministero dell'Ambiente, anche se allora non c'era l'obbligo della Valutazione dell'Impatto Ambientale (V.I.A.).
E mi pare che la costruzione di questa opera sia avvenuta senza questo parere.
Parere che è complessivo, non si occupa solo della qualità delle acque, ma va a monte: che cosa produce quest'opera nell'ambito territoriale? Dove vanno a finire le polveri del traffico dei camion dovuti al cospicuo aumento della movimentazione delle merci per l'apertura del nuovo scalo commerciale?
C'è un enorme inganno da parte di questo progetto che vorrebbe essere un porto passeggeri, ma non è vero in quanto si dichiara misto. Il traffico dei camion indotto dai traghetti si dovrebbe svolgere su un budello di strada che scorre anche parallelamente al porto turistico con tutte le conseguenze prevedibili a danno della bellezza dello stesso.
I dubbi che ho sono soprattutto sulla qualità del progetto che è stato oltretutto fortemente censurato dal Consiglio Superiore del Lavori Pubblici. Basti pensare che l'ufficio delle Opere Marittime dimenticò di mettere un dente fra le due banchine per evitare che i portelloni dei traghetti si toccassero. Un dimensionamento di banchina di 200 metri oggi non ha senso perché le navi da crociera sviluppano lunghezze superiori. Quindi per me questo progetto è profondamente sbagliato da un punto di vista portuale ed economico.
Guardando questo progetto mi chiedo con la costruzione del secondo braccio che andrà a restringere l'imboccatura come faranno a incrociarsi le navi con i pescherecci. La Capitaneria dovrà probabilmente emanare delle regole nuove per razionalizzare i movimenti.
D'altronde questo progetto messo su negli anni ottanta, approvato nel 1988, realizzato negli anni novanta e in procinto di essere completato nel duemila, si trova ad essere completamente fuori dell'attuale sistema di trasporti marittimi che nel frattempo non è cambiato, ma si è sconvolto!
Questo porto non dice nulla nel panorama complessivo dell'economia marittima. E' previsto dalla Comunità Europea uno sviluppo della portualità nazionale dove c'è un ritorno economico, ma questo progetto, a mio parere, fa parte della logica insensata degli interventi a pioggia dello Stato negli anni passati.
L'Abruzzo, insieme al Molise, rappresenta solo lo 0,5 % del traffico portuale nazionale sia per ragioni storiche (non c'è mai stato un vero porto), sia per ragioni geografiche (la costa è costituita da una sottile striscia molto limitata e pianeggiante) e sia perché non è mai stata fatta una precisa scelta programmatica.
Il porto di Pescara ha un movimento di appena trecentomila tonnellate: oggi la Comunità Europea ha come parametro per lo sviluppo dei porti un traffico di almeno tre milioni di tonnellate.
Questo porto, nato vecchio, anche se realizzato, non si sa a quale operatore potrebbe interessare, perché non ha comunicazione a terra, ha banchine poco profonde e poco lunghe e non ha un progetto di marketing, non ha ferrovia, è un progetto isolato, senza senso.
Pescara ha altre potenzialità, balneari e turistiche in particolare, e non è possibile immaginare un porto commerciale a ridosso dell'abitato.
Ho avuto modo di leggere a proposito la relazione di quel grande tecnico che è il professor Matteotti, peraltro invitato a dare un parere solo sulla qualità delle acque e che gli amministratori di questa città evidentemente hanno sottovalutato, il quale accennava ai problemi connessi alla costruzione della diga e agli ulteriori problemi relativi alla costruzione del secondo braccio.
Io, sotto la spinta di Spina, ho cercato di analizzare la situazione e mettere in luce quelle che sono le potenzialità di Pescara.
I punti dell'economia pescarese sono la sua spiaggia, di grande rilevanza turistica, e la pesca, che va sviluppata nell'ambito di un porto adatto. Questo progetto corre dietro un sogno che è quello di un traghetto che non c'è più, la Tiziano, ma che in questo tipo di porto non tornerà mai, è più facile che arrivi del carbone.

Mi sono trovato a dare una piccola idea di cosa dovrebbe fare Pescara del suo porto.
Questo piccolo schizzo (figura 1) realizzato dopo aver esaminato la cultura della città, prevede a nord uno sviluppo del lungomare che prosegue sul molo nord, che va rifatto completamente e allargato perché diventi una passeggiata con spazi attrezzati, ristoranti, belvedere e dia possibilità di attracco a navi turistiche di piccole dimensioni.

A - bacino di evoluzione L - passeggiata
B - tratto di diga da definire M - stazione marittima
C - varchi sommersi N - piazza della darsena
D - prolungamento del molo sud O - darsena pescherecci
E - allargamento del canale P - parcheggi
F - accosti per navi passeggeri Q - fiera del mare
G - imbarcadero R - ristoranti e trabocchi
H - piazza teatro S - centro della cultura del mare
manu T - palazzo dei congressi

Bozza di progetto dell'arch. Alberto POLACCO per la riqualificazione delle aree portuali (figura 1)

Naturalmente il canale andrebbe allargato e quindi il molo spostato più a Nord e costruito su camere di dissipazione per evitare che la risacca entri nel canale.
Si potrebbe recuperare lo spazio del mercato ortofrutticolo per creare una darsena per dare maggior spazio ai pescherecci ed al loro sviluppo e sull'area su terraferma realizzare un complesso di attrazione turistica a ridosso del porto formato da una Fiera del mare, da un museo o da strutture equivalenti.
Per quanto riguarda la diga, certo è una situazione che va sanata, forse tagliandone un pezzo o rendendola permeabile, ma sicuramente qualsiasi intervento va fatto dopo accurati e seri studi scientifici.
Certo è che, se si dovesse realizzare, il secondo braccio sarebbe la morte per Pescara.


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