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Marco De Marinis
 
Porto di Pescara
Comitato per un nuovo porto in sintonia con la città e l'ambiente

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Associazione culturale BORGOMARINO
Legambiente
Federazione Autonoma Balneare F.A.B.
Antonio SPINA
ing. Mario RUSSO
direttore dell'Ufficio Idrografico e Mareografico di Pescara


Per incominciare a parlare del porto di Pescara bisogna partire da quando, circa venti anni fa, i due moli, costruiti con fondazione su pali accostati, vennero consolidati esponendo al fiume una superficie continua di calcestruzzo (figura1) nella quale furono praticati dei fori insufficienti a determinare un effettivo smorzamento dei sistemi d'onda provenienti dal mare.
Ciò ha provocato sia l'incremento delle altezze delle onde in corrispondenza dell'imbocco del porto, con conseguenti difficoltà e pericoli per le imbarcazioni in transito con mare agitato, sia la risalita delle onde, non smorzate, lungo il porto-canale determinando difficoltà non lievi per i natanti ormeggiati. Fu questo un grosso errore progettuale, subito messo in luce dalle proteste dei pescatori, a cui si cercò di porre rimedio con il progetto del nuovo porto che prevedeva la costruzione di una diga foranea per smorzare l'effetto dei moti ondosi provenienti dal settore di traversia (Nord-Nord Est), completato da un molo Sud, con radice sulle strutture dell'esistente porto turistico.

I moli guardiani del porto di Pescara (figura 1). In alto (anni Sessanta) si vedono bene le bocche delle camere di espansione e le palafitte. In basso (anni Novanta) nelle due foto successive si può osservare la striscia di calcestruzzo che riveste il molo guardiano nord dal lato del fiume. Sopra vi sono alloggiate le bitte d'ormeggio

Come spesso avviene quando si intraprende la realizzazione di opere di grande complessità e costo, non furono immediatamente disponibili i fondi per la completa esecuzione dell'opera, tanto che si realizzò, tra gli anni 1996 e 1997, un primo lotto di lavori costituito, essenzialmente, dalla sola diga foranea, ritenuta più urgente per le istanze pressanti dei pescatori, che vedevano costantemente in pericolo, per la situazione venutasi a trovare, la loro vita e le loro imbarcazioni.
La differita esecuzione dei lavori di completamento dell'opera fu, in qualche misura, un caso fortunato, poiché poterono evidenziarsi i riflessi negativi di quel primo manufatto prima che si impegnassero i fondi per l'intera realizzazione. Ma alla fortuna non è stata pari l'attenzione dei propositori del progetto, che ritengono comunque di portarlo a termine nonostante le palesi indicazioni, già evidenti, circa i danni che esso provoca ed ancora più provocherà quando sarà ultimato.
La diga, che sostanzialmente è parallela alla costa, ha infatti creato quegli stessi interrimenti che già avevamo visti evidenti (ma in quel caso salutari) prodotti dalle scogliere frangiflutto messe a protezione degli stabilimenti balneari e per il ripascimento della spiaggia. Interrimenti che sono stati, per altro, più cospicui sia per la maggiore dimensione dell'opera e sia per l'apporto dei sedimenti del fiume che ha un trasporto solido medio dell'ordine di un milione di metri cubi per anno.
Il fiume, inoltre, che prima della costruzione della diga, sfociava liberamente in mare creando un fungo di espansione del raggio di circa 4-5 chilometri, e che trasportava, quindi, al largo il carico inquinante, adesso invece viene riflesso dalla diga foranea direttamente sulla spiaggia causando il suo inquinamento e la conseguente non balneabilità di gran parte della spiaggia di Pescara.
Come evidente dimostrazione di quanto asserito circa la deviazione delle acque del fiume verso la spiaggia è sufficiente osservare l'aerofotografia all'infrarosso termico (figura 2), ripresa con uno scanner multispettrale, dalla quale si evidenzia in modo inequivocabile come le acque del fiume, deviate dalla diga, arrivino, lambendo la spiaggia, fino alla rotonda Paolucci.

24 Settembre 1999. Aerofotografia del litorale pescarese
a nord della foce del fiume (figura 2)
.
(gentilmente concessa dall'Ufficio Idrografico e Mareografico di Pescara)

Il mio Ufficio ha anche effettuato misure di salinità e distribuzione verticale della temperatura dell'acqua in questa zona di mare ed abbiamo constatato che sostanzialmente l'acqua del fiume scorre, galleggiando su quella del mare, con uno spessore di 40-50 centimetri (perché più leggera); i cittadini più temerari ed incuranti dei divieti di balneazione hanno preso diretta conoscenza di questo fenomeno, quando, facendo il bagno, e sfidando la sorte, si sono accorti di avere i piedi caldi ed il torace freddo essendo l'acqua del fiume di alcuni gradi più fredda di quella del mare.

Ulteriore conseguenza, per certi aspetti ancora più grave, prodotta dalla diga foranea è costituita dagli interrimenti accumulatisi tra i moli preesistenti e la diga foranea, rappresentati sinteticamente nella vista assonometrica (figura 3 e figura 4) nella quale risultano evidenti i grossi accumuli, di sabbia e limo fluviale, che hanno, per il momento, deternato l'impossibilità di accedere al porto da Nord e grandi difficoltà anche nell'accesso da Sud, soprattutto con mare mosso.

prima della costruzione della diga
dopo la costruzione della diga
Batimetrie in due dimensioni dell'avamporto
del porto-canale prima della costruzione (in alto) e dopo la costruzione (in basso) della diga foranea (figura 3)
.
(gentilmente concessa dall'Ufficio Idrografico e Mareografico di Pescara)

prima della costruzione della diga
dopo la costruzione della diga
Figura 4 - Batimetrie in tre dimensioni dell'avamporto
del porto-canale prima della costruzione (in alto) e dopo la costruzione (in basso) della diga foranea (figura 4).

(gentilmente concessa dall'Ufficio Idrografico e Mareografico di Pescara)

Questa situazione, che si è creata in circa tre anni dalla costruzione della diga, si aggraverà certamente nei prossimi anni ed ancor più peggiorerà, con la costruzione del secondo braccio, in misura tale da trasformare, presumibilmente, l'avamporto in un grosso parcheggio.
Cosa succederà quando sarà costruito il secondo braccio del molo?
La situazione dell'inquinamento sicuramente peggiorerà sulla spiaggia a Nord, riducendosi la dimensione dello sbocco verso Sud e, quindi, la portata di acqua di fiume che in quella direzione defluisce, mentre gli interrimenti procederanno più velocemente e cospicuamente soprattutto nella zona banchinata, ove si prevede di far attraccare natanti di dimensioni medio grandi.

A quanti ritengono che il problema possa essere risolto depurando le acque del fiume, e tollerando, quindi, che esso sia deviato direttamente verso la spiaggia, è necessario far intendere, senza incertezze ed ambiguità, che anche la massima possibile depurazione non potrà sortire effetti tali da rendere l'acqua del Pescara balneabile e che non potrà, comunque, tollerarsi che l'acqua dolce si riversi direttamente sulla costa anche per gli effetti che essa determina sull'intero ecosistema costiero.
Il fiume deve essere comunque depurato, ma ciò non comporta che esso possa comunque essere riversato direttamente sulla spiaggia.
Resterebbe, comunque, aperta la questione degli interrimenti con tutte le prevedibili conseguenze circa la possibilità di accedere con sicurezza al porto-canale.
Conferma indiretta, ma determinante, a queste previsioni dettate dal buon senso e da tutti recepibili, anche da chi non ha conseguito una laurea in ingegneria, deriva dalla incongruenza delle motivazioni “tecniche”, riportate dalla stampa, di quei pochi ancora favorevoli alla costruzione del molo Sud.
Non si intende, in particolare, come possa parlarsi di un effetto Venturi che non vedo come possa applicarsi a questa particolare situazione visto che, in mare, le condizioni di deflusso sono molto diverse da quelle che si verificano in tubazioni e canali.
E' necessario prepararci, se si dovesse persistere nel costruire il secondo molo, a trasferire tutti altrove per fare il bagno e si preparino tutti i pescatori ad andare in un altro porto.

Si legga sempre sullo stesso argomento anche l'intervento del dott. DAMIANI, ora ex direttore dell'ANPA, ma all'epoca della sua dichiarazione a capo dell'Agenzia, durante il Consiglio Comunale "aperto" del 9 Ottobre 2000.
Intervento del
dott. DAMIANI
durante il Consiglio Comunale "aperto" del 9 OTTOBRE 2000