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Marco De Marinis
 
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Associazione culturale BORGOMARINO
Legambiente
Federazione Autonoma Balneare F.A.B.
Antonio SPINA
ing. Vittorio MARCONI
esperto di pianificazione portuale e progettista del Marina di Pescara

 

Intervengo anch'io nella dibattuta questione, non certo per spirito polemico, con considerazioni tecniche di facile comprensione che ritengo indispensabili per fare chiarezza.
Incaricato nei primi anni cinquanta della direzione dei lavori della ricostruzione postbellica del nostro porto in ogni sua struttura quindi, nei decenni successivi, incaricato della progettazione del Marina di Pescara, posso dire che la mia esperienza del tratto di territorio intorno della foce del  fiume corrisponde a quasi mezzo secolo di attività professionale.
Convivendo per tanti anni con il mare, ho soprattutto imparato a riconoscerne gli umori ed ad averne rispetto.
La pericolosità e le difficoltà di manovra del letto-canale, dovute tanto al settore di traversia da greco-tramontana quanto all'effetto-sella (tipico dosso del fondale all'imboccatura del porto), sono state sempre un problema vivacemente sollevato dalla marineria e dagli operatori interessati. La protesta si fece vivacissima negli anni settanta.
Mi fu richiesto dai responsabili dell'Amministrazione Comunale del tempo, solo a titolo di amichevole collaborazione, di suggerire una soluzione efficace e di redigere un progetto di massima.
Il mio elaborato, schematizzato nella piantina (si veda la figura 2), valutava e conciliava due distinte esigenze: quella di assicurare uno specchio di mare tranquillo, dando un ridosso all'imboccatura del porto, e quella di agevolare la corrente del fiume in uscita, senza ostacoli che ne deviassero pericolosamente le acque verso terra.
Adottai, in sostanza, l'idea del professor Guido Ferro, titolare della cattedra per le Opere Marittime dell'Università di Padova, di una seconda imboccatura portuale da realizzarsi in mare aperto, in prossimità della linea neutra, settecento metri più avanti alla esistente struttura, assolutamente scollegata da essa per consentire al mare stesso il più ampio corridoio di transito.
L'idea del professor Ferro aveva già dato soddisfacente soluzione ad analoghi problemi presenti alla foce del Canale Corsini nel porto commerciale di Ravenna (figura 1), a Malamocco e a Porto Nogaro.

Moli convergenti del porto-canale di Ravenna (figura 1)

Soluzione con moli convergenti avanzata dall'ing. Marconi (figura 2)

La struttura avrebbe anche dato riparo a mercantili in attesa del loro turno d'ingresso nel porto, avrebbe inoltre offerto fondali profondi per l'attracco di imbarcazioni di maggiore portata, avrebbe infine consentito operazioni di scarico (si pensi al petrolio) con un sistema pipe-line attraverso cioè una tubazione momentanea restando al largo.
Alle approvazioni da parte della Giunta e del Consiglio Comunale di Pescara si aggiunse quella del Genio Civile delle Opere Marittime di Ancona, senza tuttavia che mai si desse esecuzione al progetto.
Alla luce di questo antefatto, lascio ai cittadini giudicare l'inadeguatezza della soluzione successivamente adottata e l'irresponsabilità dimostrata con la costruzione della diga foranea.
Scontiamo oggi conseguenze disastrose per l'equilibrio ambientale, per la nostra salute, per l'economia e per l'immagine della città del tutto prevedibili.
Altrettanto prevedibili oggi a me sembrano gli esiti che determinerebbe la minacciata costruzione di un prolungamento del molo di levante. La nuova opera ingabbierebbe ulteriormente il corso del fiume dirigendone le acque pericolosamente ancora più a nord (verso Castellamare per noi pescaresi): ridosserebbe poi le strutture del porto turistico ed, impedendo il percorso naturale del materiale trasmigrante verso Sud, determinerebbe serie alterazioni dei fondali all'imboccatura ed all'avamporto di Marina di Pescara.
Queste preoccupazioni mi sembrano assolutamente fondate. Anche quando il fiume fosse risanato dall'inquinamento in atto, imbrigliarlo verso la spiaggia di Pescara-centro servirebbe solo a creare una laguna. Ancora oggi qualcuno mi chiede per quali misteriose ragioni il mio progetto non ebbe seguito.
Non intendo ricorrere alla facile battuta per cui le correnti marine incontrando le correnti politiche ne sono a volte favorite a seconda del vento, determinando che un'opera portuale si realizzi o non si realizzi. Preferisco rispondere che, per il passato, non si volle riflettere a sufficienza, tanto meno al momento di realizzare la diga. Oggi riflettere è indispensabile. Lo raccomando con tutte le mie forze, nell'interesse di Pescara, al Sindaco ed ai sostenitori delle nuove strutture.