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Marco De Marinis
 
Porto di Pescara
Comitato per un nuovo porto in sintonia con la città e l'ambiente

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Difese di spiaggia
con strutture flessibile e semipermeabili
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Associazione culturale BORGOMARINO
Legambiente
Federazione Autonoma Balneare F.A.B.
Antonio SPINA
Antonio SPINA
portavoce del Comitato

Come previsto dal programma, a questo punto, a me spetta il compito di concludere questo convegno.
Ma di fronte ai dati che sono stati illustrati sull'inquinamento terribile del litorale e sulla situazione preoccupante, già ora, dell'assetto del porto, a causa della diga foranea, situazione che è destinata, nel giro di 7-8 anni, a diventare irreversibilmente compromessa se si costruisce anche il secondo braccio, ritengo che io non debba aggiungere altro a quanto già efficacemente spiegato dai relatori che mi hanno preceduto.
I dati forniti devono servire a convincere, se ce ne fosse ancora bisogno, chi, pur sostenendo di avere a cuore il bene di Pescara, si ostina a portare avanti la necessità di costruire il secondo braccio del porto, che sarà la morte definitiva, non solo del porto, ma di tutta la città.
Per cui noi pensiamo che, per quanto riguarda l'assetto del porto, si debbano bloccare immediatamente i lavori per mezzo di una delibera comunale.
L'Amministrazione Comunale visioni il Contratto d'Appalto (che nessuno finora ha visto) e trovi i criteri più idonei, affinchè i veri colpevoli di questo scempio se ne assumano la responsabilità e ne paghino le conseguenze.
Noi pensiamo che, per quanto riguarda il disinquinamento del fiume, si debba istituire, come primo passo, l'autorità di bacino prevista dalla legge 183/89, che, a detta dell'ing. Rossetti, presidente dei geologi d'Abruzzo, è una buona legge, che viene regolarmente usata nelle vicine Marche anche per il disinquinamento dei torrenti, con buoni risultati.
Secondo questa legge, l'autorità di bacino dovrebbe portare a termine inizialmente il censimento di tutti gli scarichi leciti e quelli abusivi, poi realizzare un progetto generale di raccolta e di disinquinamento degli scarichi, infine verificare i costi di tale operazione e procedere al suo finanziamento.
Un po' come il cane che si morde la coda, dal disinquinamento del fiume dipende la possibilità di dragaggio continuo del canale riservato ai pescherecci, altrimenti non si saprebbe dove scaricare i fanghi inquinanti, secondo le severe norme di legge in proposito.
Questo tuttavia non elimina la drammaticità del fenomeno irreversibile dell'interrimento dell'avamporto causato dalla diga foranea, a meno che non si realizzi un progetto di alto tenore scientifico, che riveda tutte le strutture esterne del porto, cioè quelle a mare.
L'arch. Polacco ha già spiegato che per questo c'è bisogno di uno studio approfondito di tutta la situazione, prima di ogni cosa.
E'  quindi impensabile prospettare varianti in corso d'opera che sono assolutamente peggiorative.
L'ipotesi delle strutture interne, prospettate dall'arch. Polacco, riteniamo, sia così interessante che, una volta sia stata verificata la sua fattibilità, potrebbe diventare il nuovo centro-motore di questa città, che ormai è diventata un semplice dormitorio.
Speriamo che questo progetto non si disperda tra le correnti politiche, così come è successo venti anni fa al progetto dell'ing. Marconi.
Invitiamo perciò i responsabili politici ad abbandonare l'atteggiamento rissoso finora tenuto e che tanti guai ha già provocato per focalizzare i propri sforzi sulla soluzione di questi problemi.
Noi continueremo ad essere vigili, perché Pescara, capoluogo della regione verde d'Italia, venga considerata anch'essa, sia in ambito europeo sia sul versante balcanico, come un'altra perla dell'Abruzzo, per le sue spiagge e per l'efficienza della sua economia.
E soprattutto perché i nostri figli abbiano una città vivibile e piacevole, con il suo porto e la sua spiaggia, come lo è stata per noi tanti anni fa.
Ringrazio a questo punto quanti si sono prodigati a sollevare il problema già da tempo, anche prima di noi, e per questo hanno ricevuto solo critiche, fra questi il comandante D'Atri della Capitaneria di Porto di Pescara, che però ha resistito, o come l'ing. Peppe Schiazza, che invece non ha resistito, ed è stato emarginato dalla società, quando presentò la sua prima denuncia sull'assetto del porto.
Ringrazio tutte le persone che hanno collaborato alla organizzazione di questo convegno, come ringrazio i cittadini e le autorità convenute per l'attenzione prestataci.