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Agosto 2002 

COMUNICATO
 del Consiglio Provinciale dell’Ordine degli Ingegneri
e
del Consiglio Regionale dell’Ordine dei Geologi

"Dar da bere agli assetati"


Questa massima evangelica va certamente rispettata, in quanto, oltre ad essere un chiaro obbligo per i cristiani, è alla base di ogni regola di convivenza civile.
Ma se l’assetato si servisse dell’acqua che gli viene donata per lavare la macchina, certamente dimostrerebbe poco rispetto per quanto ha ricevuto.
Questa piccola divagazione teologica è necessaria per introdurre un fatto che, a breve, dovrebbe riguardare tutti gli abruzzesi ed è il progetto per portare acqua nelle Puglie.
Esso, infatti, risponde esattamente all’incipit di questa riflessione.
Le notizie che annunciavano le intenzioni della Regione hanno avuto ampia eco sulla stampa locale ma, solo quando lo studio di fattibilità è stato presentato nella sua interezza, abbiamo avuto il timore che forse non tutti gli elementi in gioco fossero stati valutati a fondo.
A questo punto esaminiamo il problema cercando di introdurre tutte le variabili che possono interferire e mettiamo a fuoco il progetto anche da qualche altro punto di vista.
Tutto l’impianto progettuale parte dal fatto che l’Abruzzo ha una notevole quantità di acqua a disposizione con riserve praticamente inesauribili. C'è da chiedersi: è esatto questo assunto?
Forse si dovrebbe esaminare non solo il dato assoluto, ma anche quello tendenziale che potrebbe dare indicazioni per garantire il rifornimento dell’acquedotto. E’ noto che, per un’opera così importante, si dovrebbe mantenere la fornitura continua per almeno un secolo. E allora? Potrà l’Abruzzo fornire l’acqua necessaria per soddisfare le esigenze pugliesi per tutto questo periodo?
La fornitura, dai dati del progetto, ammonta ad un volume massimo annuo di 280 milioni di m3 corrispondenti a circa 9 m3/sec, equivalenti alla portata di circa nove Acquedotti del Giardino messi insieme.
Il ragionamento seguito dal progettista è stato il seguente: utilizziamo l’acqua dei tre maggiori fiumi abruzzesi e, poiché nei mesi estivi il Sangro ed il Vomano hanno portate molto basse, tutto il quantitativo, da maggio ad agosto, verrà fornito dal Pescara.
Il prelevamento dell’acqua del Pescara, proprio nel periodo di minima portata, sarà di 9 m3/sec. Ora, se dai dati riscontrabili presso l’Ufficio del Genio Civile Servizio Idrografico la portata minima nei mesi in questione è di circa 24 m3/sec (rilevazione alla stazione del fiume più a valle, cioè quella di S. Teresa), prelevandone 9 m3/sec essa si ridurrebbe a 15 m3/sec.
A noi risulta però che bisogna riservare un ulteriore portata di 3 m3/sec per i nuovi interventi programmati per opere irrigue e circa 4 m3/sec per il nuovo impianto di potabilizzazione a servizio della zona centrale collinare e costiera dell’Abruzzo, attualmente in fase di completamento.
La portata finale, tenendo conto di tutti questi ulteriori prelievi, scenderebbe in definitiva a 8 m3/sec (la terza parte della portata minima), talmente bassa che, tra l’altro, limiterebbe anche la navigabilità del Pescara.
Ma questo non è il rischio maggiore per il fiume, perché non si può raggiungere una portata così bassa senza mettere a repentaglio il suo sistema ecologico per l’alta concentrazione di inquinanti nelle acque.
Ma c’è di più.
Il dato non tiene conto di un altro fattore di estrema importanza per la nostra regione e cioè che, negli stessi mesi, il prelevamento è necessario per l’irrigazione delle nostre colture orticole specialistiche.
Abbiamo assunto costante l'apporto di inquinanti, ma sappiamo tutti che il trend di utilizzazione di concimi chimici è in crescita, il che significa un aumento del tasso d'inquinamento dei fiumi. Sappiamo tutti che il migliore sistema di disinquinamento è proprio la diluizione.
Altro dato certamente importante, come e forse più degli altri, è il "previsto" innalzamento della temperatura del pianeta che appare non valutato appieno: in un futuro più o meno prossimo, si potrebbe avere una riduzione della permanenza della neve sulle nostre montagne con il conseguente impoverimento del ricarico delle falde idriche.

Infine, l’analisi più preoccupante è quella delle dispersioni nelle reti di distribuzione di acqua potabile.
Dai dati rilevati risulta che l’Abruzzo ha una dispersione media del 65% e la Puglia del 56% (dati de “Il Sole 24 Ore” del 13 agosto scorso forniti dalla Sogesit Impresa di Stato).
Se si analizza il dato assoluto, però, il problema si esplica nella sua totalità.
Le dispersioni dell’Abruzzo sono di 183 milioni di m3 all’anno e quelle della Puglia di circa 300 milioni di m3 all’anno, pari a oltre 9 m3/sec. !!!
Questo quantitativo è sostanzialmente pari alla quantità di acqua che ci accingiamo a fornire. In questo modo, sin dalla fase di progettazione verrebbe realizzata un’opera che sarà utilizzata solo per disperdere totalmente la “preziosa acqua” abruzzese nel sottosuolo pugliese.

Pur rimanendo nell’ambito della solidarietà e nell’ipotesi di voler realizzare l’opera, si pensi soltanto a quanto si potrebbe risparmiare riducendo gli sprechi pugliesi che permetterebbero di ridurre notevolmente il diametro dei tubi dell’acquedotto in progetto ed il prelevamento dell’acqua abruzzese.
D’altra parte, è stata fatta un’analisi puntuale di quanto viene a costare la sostituzione delle reti di distribuzione della Puglia e dell’Abruzzo?
Tenendo conto che un intervento in tal senso non è ulteriormente procrastinabile, non è forse più opportuno investire le somme impegnate nel progetto in un primo massiccio intervento per evitare le perdite degli acquedotti delle due regioni?
Ricordiamo soltanto che a Pescara le dispersioni assommano a circa il 60% ed a Chieti a circa il 55%. E lo stesso avviene per le grandi città pugliesi. Tenendo infine conto del fatto che il prelevamento avviene prima delle utilizzazioni idroelettriche, non rischiamo di penalizzare la nostra fornitura di energia elettrica prodotta con la nostra maggiore fonte rinnovabile?

Allora le domande sorgono spontanee:
Perché nella fase iniziale del progetto non si è tenuto conto anche di questi fattori?(Ricordiamo che essi sono a disposizione di tutti, presso gli uffici competenti.)

Perché non sono stati coinvolti nell’analisi iniziale anche altri esperti?

E’ stato coinvolto ad esempio un climatologo che ci possa dare il dato tendenziale della temperatura?

E’ stato coinvolto un geologo che esamini anche il dato del possibile impoverimento delle falde acquifere per l’intera durata dell’opera?

E’ stato coinvolto un agronomo che indichi la tendenza futura della nostra agricoltura e la quantità di acqua necessaria per la sua sopravvivenza?

E’ stato coinvolto l’Ufficio Idrografico del Genio Civile per sapere se il prelevamento previsto è compatibile con la portata dei nostri fiumi?

Sono stati coinvolti gli Enti preposti per valutare l’impatto ambientale che reti di così grande dimensione hanno sul paesaggio, anche in virtù della manutenzione che comportano, sia lungo le tre vallate che lungo la costa e sul fondo marino?

E’ stato coinvolto il gestore delle produzioni di energia elettrica abruzzesi per esaminare se il prelevamento è compatibile con le produzioni di energia elettrica attuali e future?

E’ stata fatta un’analisi puntuale di quanto si potrebbe risparmiare intervenendo nella riparazione o nella sostituzione delle reti urbane di distribuzione dell’acqua?

Ed infine, quanto costerà l’opera al contribuente abruzzese e quanto a quello pugliese?

A tutte queste domande bisogna dare una risposta precisa prima che una valutazione affrettata ci porti a commettere errori imperdonabili.
Torniamo allora all’inizio della discussione.
E’ opportuno iniziare una progettazione così costosa senza avere messo a fuoco tutte le variabili in gioco ed avere interessato tutti gli enti preposti?
E’ opportuno “muovere mari e monti” per realizzare un’opera che serve soltanto per coprire le dispersioni delle reti pugliesi?
Sapendo dei tempi lunghi necessari per ammodernare le reti, non è più opportuno iniziare a programmare la loro sostituzione in maniera da ridurre la richiesta di approvvigionamento idrico?


Il Consiglio Provinciale dell’Ordine degli Ingegneri di Pescara
Il Consiglio Regionale dell’Ordine dei Geologi

 
              


Considerazioni del Comitato:
Dopo aver letto la relazione dell'Istituto Idrografico e il Comunicato Stampa degli Ordini dei Geologi e degli Ingegneri, chiediamo all''on. Nino Sospiri, viceministro per le Infrastrutture, che è lo sponsor, insieme al Governatore Pace, della captazione delle acque del Pescara per mandarle in Puglia:
é ancora convinto che sia conveniente poter realizzare tale operazione?

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30/luglio/03: il progetto fa "acqua" e viene respinto in sede regionale: