Pubblicazione
dell'ing.V. Marconi
Nel
1979 l'ing. V. Marconi, vista la pesante situazione prodotta dalle scogliere
frangiflutti sul litorale pescarese, pubblicò questo studio su
di una nuova tipologia di scogliera che proteggesse comunque l'arenile
dalle mareggiate, ma che altresì avesse un impatto meno invasivo.
Autori:
Prof. Ing. Giuseppe MATTEOTTI
Dott. Ing. Maurizio DE SANTIS
Dott. Ing. Vittorio MARCONI
UNIVERSITA' DI PADOVA
Istituto di Costruzioni Marittime e di Geotecnica

Copertina del libro
"DIFESE DI SPIAGGIA CON STRUTTURE FLESSIBILI SEMIPERMEABILI.
Esame del loro comportamento su modello a fondo mobile".
|
INDICE
1 - PREMESSE
2 - CONFRONTO SINTETICO DELLA STRUTTURA E DEL COMPORTAMENTO DEI
DUE TIPI DI DIFESA PARALLELA
3 - INTRODUZIONE Al MODELLI FISICI CON FONDO MOBILE
4 - STUDIO SU MODELLO DEL COMPORTAMENTO DEI DUE TIPI DI DIFESA
5 - OSSERVAZIONI CONCLUSIVE
1
- PREMESSE
La morfologia delle spiagge (intese tecnicamente come aree nastriformi
a cavallo di un litorale), dipende - come è noto - essenzialmente
dal movimento della sabbia al fondo lungo il litorale (trasporto solido)
e dal bilancio di questo con l'apporto solido che viene immesso dai
fiumi sullo stesso litorale.
Un tale bilancio è oggi sempre più sfasato per processi
che dipendono, più che da fenomeni naturali, dal massiccio intervento
dell'uomo sullo stato naturale dell'ambiente.
L' erosione delle coste rappresenta un problema che si pone su scala
mondiale.
Ad esempio negli Stati Uniti d' America, secondo gli esperti locali,
un simile fenomeno, e la conseguente necessità di difesa delle
spiagge, interessa attualmente uno sviluppo di circa 2500 miglia di
coste. In Italia si hanno dati meno precisi; ma nel rapporto della Commissione
per la situazione idraulica e la difesa del suolo edito nel 1970, i
compianti e noti studiosi Proff. De Marchi e Ferro stimavano, a quella
data, in circa 1000 km le coste bisognose di un qualche sistema di intervento.
Oggi a 10 anni di distanza dal precedente rapporto, tenendo fede alle
notizie che giungono da più fonti di informazione, si può
stimare che siano 2000 i chilometri di costa italiana da sistemare,
molti dei quali con particolare urgenza.
Non è quindi una novità che l'ingegneria costiera, come
scienza che studia i fenomeni di squilibrio dei litorali e le modalità
più opportune di difesa, sia diventata sempre più attuale,
ma soprattutto più razionale nella ricerca delle opere di intervento
per fare fronte ai pericoli di erosione lamentati.
Tuttavia nel nostro Paese non sembra che questa attualità abbia
seguito di pari passo lo sviluppo raggiunto negli altri paesi più
evoluti (come gli Stati Uniti, l'Inghilterra, l'Olanda) o tradizionalmente
legati al mare (come il Portogallo e la Spagna).
In Italia - che per forza di cose è di tradizione marittima -
si è generalmente operato in maniera piuttosto empirica ad opera
di vari Enti ed Amministrazioni che, pur animati da buona volontà
e spesso sotto l'assillante necessità, imposta da eventi più
o meno eccezionali ed improvvisi, sono intervenuti con provvedimenti
di difesa qualche volta efficaci ma spesso controproducenti, ovviamente
per mancanza di analisi convincenti del fenomeno e per ignoranza del
comportamento e delle funzioni delle varie opere in relazione alla particolare
esposizione dei paraggi.
Secondo un vecchio ma valido concetto dinamico una spiaggia è
intesa come un deposito di sabbia "in transito", il quale
rappresenta il risultato dell'apporto di materiale litoide dei bacini
imbriferi, convogliato in mare dai corsi d'acqua e poi distribuito al
fondo del mare lungo due direzioni fondamentali (parallela e normale
al litorale) per opera prevalente del moto ondoso. Se in un definito
tratto di litorale vi è scarso apporto dai bacini tributari o
insignificante componente di flusso d'energia (determinato dal moto
ondoso) parallelo al litorale, si perviene ad un impoverimento graduale
di sabbia sulle spiagge con arretramento delle stesse, dando luogo al
fenomeno che va sotto il nome di erosione.
In Italia è norma usuale di ricorrere per questo tipo di erosione
ad opere di difesa parallele alla costa, poste grosso modo sulla fascia
della spiaggia immersa, sede dei frangenti, e comunque su fondali limitati.
La difesa operata da una serie di dighe in scogliera naturale (frangiflutti),
posti su fondali limitati con il loro asse longitudinale parallelo alla
costa, conduce ad un risultato valido quando il problema è stato
impostato in un contesto appropriato.
Pur tuttavia e per contro è noto che la costituzione di questo
valido presidio, per un litorale in erosione, produce esiti collaterali
sfavorevoli in tutti quei casi dove la spiaggia ha anche una destinazione
turistico-balneare.
Infatti la formazione dei "tomboli" a tergo di dette o,pere,
comporta una stagnazione delle acque, con accumulo di rifiuti solidi.
Il profilo risultante dei fondali diventa tale da presentare pericolo
per i bagnanti inesperti al nuoto, a causa della formazione di fosse
a ridosso delle stesse dighe fronte mare e sulle n aperture delimitate
dagli (n + 1) tronchi di dighe, che rappresentano l'opera globale di
difesa del litorale considerato.
Inoltre dal punto di vista del complessivo comportamento di questo tipo
di intervento si nota che lo stesso bloccando quasi, se non totalmente,
il trasporto solido sul tratto di litorale da difendere, produce nelle
zone a monte e a valle di questo uno squilibrio, in forza del quale
si innesca anche in tratti di spiaggia, prima stabili, un processo di
erosione tale da comportare ulteriori interventi. In ogni caso pertanto
la loro adozione deve essere attentamente valutata e seguita nel tempo
per non perseguire risultati tali da invalidare la scelta dell'intervento
realizzato.
Il noto comportamento, di cui abbiamo analizzato gli effetti, è
certamente una conseguenza della impermeabilità della scogliera
nei confronti del passaggio della sabbia nel suo va e vieni rispetto
alla parte emersa della spiaggia, causato normalmente dalle onde che
la investono.
Viene così legittimo proporre una difesa analoga alla tradizionale
scogliera, quanto ad ubicazione, ma diversa quanto a struttura, la quale
consenta, sia pure in maniera vincolata e particolare, il movimento
di materiale attraverso l'opera stessa.
In questo caso, l'opera di difesa parallela potrebbe così avere
una struttura analoga a quella usata per i cosiddetti pennelli trasparenti
ed essere costituita da una serie di elementi verticali prefabbricati.
2
- CONFRONTO SINTETICO DELLA STRUTTURA E DEL COMPORTAMENTO DEI DUE TIPI
DI DIFESA PARALLELA
L'
opera classica di difesa parallela alla costa - particolarmente usata
in Italia - è costituita da piccole dighe a scogliera poste in
serie, che ricalcano la struttura dei moli foranei portuali. In quest'ultimo
caso è noto però che la formazione dell'opera, oltre ad
ubicare la difesa di norma su fondali decisamente fuori dalla zona dei
frangenti, richiede maggiori cure di esecuzione e l'uso di materiali
con pezzature più selezionate e quindi più costosi.
Nel caso di opere più modeste per difesa di spiaggia, queste
vengono ubicate su fondali molto minori dei precedenti, dove le onde
arrivano già frante e quindi con un'energia ridotta. Tuttavia
anche per esse si deve prevedere uno strato di copertura con funzione
resistente al moto ondoso ed un nucleo interno secondo lo schema di
figura 1.
DIFESA
A SCOGLIERA

Figura
1
|
Lo
strato di copertura viene dimensionato con le usuali formule empiriche
tipo W.E.S. (Hudson) leggermente variate per la minore preoccupazione
statica. Il peso degli elementi fornito dalla formula non è considerato
rigidamente entro uno stretto intervallo di tolleranza, come per le
opere portuali, ma è inteso come valore medio P50
di un intervallo più ampio che ha come estremi i pesi pari a
3,6 P50 e 0.22 P50. In tale
maniera si accetta una degradazione più marcata della scarpata
della diga sotto l'urto delle mareggiate per consentire l'uso di un
materiale meno uniforme e quindi più economico. Rimane tuttavia,
nonostante l'effetto difensivo raggiungibile, il problema delle erosioni
al piede della scarpata fronte mare delle dighe, che è un inconveniente
serio e di difficile soluzione, tale da accelerare la distruzione dell'opera.
In alternativa al tipo di difesa precedente l'opera qui concepita ha
una struttura composta da pali in cemento armato, infissi nella sabbia
e disposti a quinconce, collegati da membrature orizzontali a più
livelli secondo lo schema di figura 2.
DIFESA
SEMI - PERMEABILE

Figura
2
|
Il
complesso di elementi verticali ed orizzontali, una volta posto in opera,
conferisce al manufatto una sufficiente stabilità per resistere
alle sollecitazioni del moto ondoso.
Nello stesso tempo però l'opera non costituisce una soluzione
di continuità, come nel caso precedente, fra il mare aperto e
quello ridossato verso la costa. Al contrario essa, permettendo una
certa comunicabilità fra i due specchi d'acqua, pur determinando
in quello ridossato una condizione di relativa calma, dovrebbe consentire
una migliore distribuzione delle particelle solide, che si depositano
a valle dei frangenti raggiungendo in definitiva un profilo trasversale
più lineare, eliminando certamente il problema dell'erosione
notata precedentemente.
E' il caso di osservare - poiché ci si preoccupa dell'aspetto
turistico delle spiagge - che un tale tipo di difesa potrà essere
munita di scalette, anelloni di ancoraggio, piano superiore camminabile
e di tanti altri accessori per l'attività balneare.
Al presente l'efficacia ed il comportamento o meglio il confronto di
questi diversi tipi di difesa nei due casi non sono dati a conoscere
da una sperimentazione diretta.
A conoscenza degli Autori non è reperibile nella letteratura
tecnica specifica una casistica che consenta un sufficiente criterio
di giudizio.
Si è cosi ritenuto di porre a confronto opere di cosi diversa
concezione ricorrendo a prove di similitudine in modello, ipotizzando
una spiaggia in erosione che sia nelle condizioni citate al paragrafo
1 e che richieda, quindi, una difesa parallela.
3 - INTRODUZIONE AI MODELLI FISICI CON FONDO MOBILE
L'
ingegnere di fronte alla necessità di risolvere problemi reali,
che si riferiscono a squilibri di un litorale, ricorre sempre più
frequentemente a modelli a fondo mobile nel tentativo di avere valide
risposte da interpolare ai prototipi.
I modelli in generale vengono impostati per riprodurre in scala ridotta
i fenomeni fisici dominanti nel reale, e generalmente richiedono due
fasi metodologiche. Dapprima devono essere identificati i fenomeni dominanti
e quindi si deve dimostrare la possibilità di riprodurli su modello
in scala ridotta.
Nel caso di modelli a fondo mobile non è ancora chiaro se queste
due fasi possano trovare una precisa e sincrona rispondenza; ma tuttavia
al presente un notevole passo avanti è stato fatto per riprodurre
fenomeni costieri in similitudine, nell'intento di ricavare da questa
informazioni qualitative e possibilmente quantitative da utilizzare
per la soluzione di un problema pratico immediato.
La trasposizione delle informazioni del modello sono tuttavia molto
legate alle modalità di sperimentazione e - è doveroso
notare - alla esperienza pratica dello sperimentatore, per cui l'estrapolazione
dei risultati alla realtà non è così immediata
come potrebbe credersi; in altre parole essa può essere considerata
ancora più che una scienza un'arte.
Il criterio base di similitudine per un modello a fondo mobile è
quella della riproducibilità dei profili di equilibrio di una
spiaggia sotto l'azione di tipi similari di mareggiate.
In particolare i classici profili "estivo" ed "'invernale",
contenenti le barre di fondo caratteristiche delle spiagge reali, devono
essere riproducibili in modello.
In questa prospettiva, nel definire le caratteristiche del modello è
in generale necessaria la scelta di quattro parametri, che in definitiva
vincolano il rapporto di scala n fra tutte le grandezze p in gioco del
modello e del prototipo, cioè np = pM
/ pP .
Essi sono:
- la scala orizzontale L (cioè
il rapporto delle distanze xM del modello
con quelle XP del prototipo);
- la scala verticale M;
- il diametro medio D50
della sabbia;
- il peso specifico assoluto relativo G' =
GS - Ga.
E' evidente che le relazioni appropriate fra questi quattro parametri,
tali cioè da produrre identici profili nel prototipo e nel modello,
rappresentano la giusta scelta del modello stesso.
E' stato possibile dedurre, confrontando i dati sperimentali con quelli
della realtà, leggi fisiche del modello per una riproducibilità
ammissibile dei fenomeni (1) (2). Esse vengono definite in relazione
anche all'esperienza dei vari Autori. Ad esempio nel laboratorio di
Pasadena si sono determinate le seguenti espressioni3:
nD
nG' ^1,46=
m ^0,55
L
= m ^1, 32 (n G')^-
0,35
le
quali stanno ad indicare che lo sperimentatore ha la libertà
di scelta di soli due dei quattro parametri fondamentali mentre gli
altri due sono automaticamente conseguenti. E' anche interessante notare
che, applicando simili leggi, è usualmente necessario introdurre
una distorsione delle scale orizzontali e verticali W = L / m con
un valore di W diverso da 1 per ottenere la similitudine dei fenomeni.
Nell'impostare modelli a fondo mobile, per esaminare i fenomeni riproducibili
nella realtà, l'esperienza porta inoltre a consigliare alcune
norme pratiche da tener presenti. Anzitutto il modello deve essere il
più grande possibile per aumentare il grado di attendibilità
delle prove. Il materiale, che riproduce la sabbia della spiaggia prototipo,
può agevolmente essere costituito da una sabbia naturale, purché
il diametro mediano D50P
sia superiore a 0.2 mm e quello D50M
(risultato dalla scelta delle scale) sia superiore a 0.1 mm; diversamente
si dovrà ricorrere a materiali artificiali con peso specifico
assoluto inferiore a quello della sabbia, che mediamente vale 2.65.
Nell'interpretazione dei risultati infine viene da osservare che la
variazione dei profili di spiaggia sono più sensibili alle piccole
variazioni dell'altezza d'onda incidente per condizioni di bassa pendenza
H/L dell'onda più che per quella di forte pendenza (onde di tempesta).
4
- STUDIO SU MODELLO DEL COMPORTAMENTO DEI DUE TIPI DI DIFESA
Il
confronto dell'efficacia delle due opere, prese in considerazione come
tema della presente memoria tecnica, è stato osservato eseguendo
ad hoc un modello a fondo mobile nel laboratorio dell'Istituto di Costruzioni
Marittime e di Geotecnica dell'Università di Padova.
4.1
- Con le dimensioni della vasca (20 x 24 m) a disposizione, dove sono
state eseguite le sperimentazioni, è stata scelta una porzione
rettilinea di litorale veneto riproducibile in una scala orizzontale
L = 1 / 150. Per simulare i sedimenti è stata utilizzata della
bakelite, materiale artificiale avente peso specifico assoluto G = 1.38.
Con riferimento al peso specifico della sabbia del prototipo (G = 2.60)
ne risulta una scala per i pesi specifici relativi (nella ipotesi che
l'acqua di mare abbia Ga = 1)
nG'
= (1.38-1) / (2.60-1) = 1 / 4.21
Ciò comporta, secondo i criteri di Goddet e Valembois, l'impiego
nel modello di un sedimento avente una scala dei diametri nD
= (DP)^-1/3 .
Per quanto riguarda la scelta della scala verticale, si è tenuto
conto delle esperienze ottenute con analoghi modelli, che hanno utilizzato
come sedimento la bakelite, e che hanno consigliato l'uso di una distorsione
W = L / m compresa tra 2 e 4. D'altro canto esiste una relazione che
lega la scala delle verticali con la distorsione delle altezze d 'onda
W H e la scala dei pesi specifici G'.
m
= (nG' )^3 (WH )^- 4 (nj
)^2/ 3
essendo
nj la scala delle viscosità molto
prossima ad 1.
Pertanto supponendo nj = 1 si ottiene
m
= (nG' )^3 (WH )^-4
per
cui nel caso in questione fissando per m un valore 1 / 60 risulta un
valore di WH di circa 0.95. Se WH=0.95
significa che le altezze delle onde devono essere riprodotte in scala
0.95 m = 1 / 63 valore questo che poco si discosta dal valore della
scala delle verticali.
La scala dei tempi, relativamente al periodo del moto ondoso, è
data da
nT
= (m)^1/2 = 1 / 7,75.
In
definitiva, e riassumendo, le scale adottate per la costruzione del
modello, sono state :
-
scala geometrica delle orizzontali lL= 1 / 150
- scala geometrica delle verticali m = 1 / 60
- scala dei volumi nv = 1 /
1.350.000
- distorsione W = 2,5
- scala delle densità apparenti nG'
= 14,21
- scala dei diametri nD = 1,61
/ 1
- scala del periodo dell'onda nT
= 1 / 7.75
4.2
- Per la taratura del modello e per la determinazione della scala dei
tempi sedimentologici, in mancanza di rilievi in sito di moto ondoso
e di trasporto solido, si è fatto uso della formula di Castanho
(4) che calcola il trasporto solido litoraneo in funzione dell'altezza
e del periodo dell'onda e dell'angolo formato dalla cresta dell'onda
con il litorale, in simboli:
Q=1.15
( H30 / T ) sen (5/2 a0
cos a0)
(m3/s)
dove
il simbolo "o" si riferisce a grandezze in acque profonde
al largo.
Nella metodologia corrente una volta calcolata la quantità di
trasporto solido, messa m movimento da un certo dominio di onde, questo
viene riprodotto in modello nelle scale appropriate, mentre si misura
la quantità di sedimento che si deposita in una "trappola"
predisposta al limite del modello stesso.
Il rapporto tra le due quantità di sedimenti, e cioè fra
quella misurata in modello e quella calcolata con la formula di Castanho
(4), costituisce la scala dei tempi sedimentologici, cioè di
quei tempi che presiedono alla evoluzione del litorale.
4.3 - Nella fattispecie il modello, che riproduce
un tratto di spiaggia rettilineo a granulometria sottile e debole pendenza
tipica in tutto l' Adriatico, ha fatto riferimento ad un regime del
moto ondoso riprodotto corrispondente ad una tipica situazione che si
può presentare lungo le coste dello stesso mare. In tale maniera
il risultato, acquisito durante tutte le fasi delle sperimentazioni,
può essere considerato. il più generale possibile.
In pratica nel modello è stata ricostruita una spiaggia in erosione,
dove il bilancio tra materiale proveniente dalle zone limitrofe e quello
asportato dal moto ondoso risulta nettamente deficitario. L'evoluzione
del fondale e della linea di spiaggia (litorale) è stata seguita
per un totale di tre cicli di moto ondoso. Ogni ciclo del modello ha
riprodotto gli effetti che si possono verificare, per le stesse ipotesi,
nel prototipo durante un anno di agitazioni di moto ondoso (sommatoria
dell'energia di due tipi di onde corte o invernali e lunghe o estive,
provenienti da tre diverse direzioni) così come è risultato
dall'applicazione della scala sedimentologica di cui si è precedentemente
dato cenno.
Alla fine di ogni ciclo sono state rilevate alcune sezioni normali alla
costa mentre per la situazione finale si è provveduto a rilevare
l'andamento di tutto il tratto di litorale interessato dal modello.
Dall'esame delle sezioni rilevate (cfr. figure 4 e 5)
alla fine delle esperienze si può notare una manifesta
tendenza all'erosione, con un arretramento del litorale, quantificabile
nella realtà tra i 36.00 ed i 52.00 m.
4.4
- Una volta verificata la fenomenologia erosiva del litorale, riprodotta
in modello, si è passati all'esame dell'effetto difensivo prodotto
dapprima da un'opera tradizionale a scogliera (figura 1).
In questo caso analogamente a quanto fatto per la spiaggia non protetta
si sono riprodotti tre cicli di moto ondoso e si è provveduto
a rilevare alcune sezioni e la linea di spiaggia. Dall'esame di queste
(cfr. figura 4) si può notare come, a tergo
dell'opera in scogliera, si realizzi un rilevante fenomeno di ripascimento;
per contro tra le dighe, all'esterno di esse e specie al piede delle
stesse si può notare un fenomeno di erosione con la comparsa
di canali profondi, che la scala distorta dei grafici mette bene in
evidenza.
La linea di spiaggia finale presenta la caratteristica forma a "tomboli"
separati da specchi d'acqua, in cui la profondità varia bruscamente.
Ciò è bene visualizzato dalla fotografia di figura
6a.
4.5
- Con la medesima metodologia sperimentale è stato poi studiato
l'effetto della difesa costituita da una serie di opere parallele alla
costa del tipo semipermeabile, così come proposto e descritto
nel paragrafo n. 2 (cfr. figure 2 e 3).

Figura
3 - Fotografia prospettica di una diga semipermeabile a pali.

Figura
4 - Difesa con scogliere.

Figura
5 - Difesa con palificate.
|
La
loro ubicazione è stata fissata sul medesimo allineamento delle
scogliere precedenti, parallelo al litorale, ad una distanza rispetto
al profilo originario corrispondente al fondale di (-3.00 ) della spiaggia
prototipo.
Dall'esame delle sezioni rilevate (cfr. figura 5) appare
subito chiaro come, alla fine dell'attacco ondoso durato 3 cicli, nella
parte emersa e immediatamente sommersa - fino a quota reale di circa
(- 2.00 ) - si realizzi un ripascimento, che raggiunge una situazione
stabile. Per quanto riguarda la parte più sommersa del profilo,
- cioè oltre la (- 2.50 ), si ha una sostanziale invariabilità
di forma rispetto al profilo originale.
E' anche evidente, confrontando le fotografie di figure 6 e
7, che l'effetto della difesa semipermeabile, pur non raggiungendo
nella zona a tergo l'entità di quella a scogliera, propone un
profilo molto più uniforme ed un litorale più stabile
nel suo andamento rettilineo. Il litorale in questo caso è molto
meno tormentato e non presenta ai bordi (figura 6b)
quella instabilità che si è invece riscontrata nell'altro
caso posto a confronto (figura 6a) e che generalmente
trova riscontro nella realtà, quando viene adoperata la difesa
a scogliera.
| PROVE
IN VASCA

Ripascimento
tipico delle scogliere frangiflutti

Ripascimento
morbido delle dighe semipermeabili a pali
Figura
6 - Veduta fotografica dei differenti effetti
ottenuti in vasca con la difesa parallela. |
Evidentemente
in quest'ultimo caso i mutamenti indotti del moto ondoso sono molto
più complessi che nel caso delle barriere semipermeabili. Queste
conducono ad una attenuazione delle agitazioni più uniforme,
senza provocare quei fenomeni marcati di diffrazione, che si hanno fra
i varchi dei vari tratti di scogliera, vere aperture fra setti, chiusi
alla propagazione dell'onda.
PROVE
IN VASCA

Ripascimento
tipico delle scogliere frangiflutti

Ripascimento
morbido delle dighe semipermeabili a pali
Figura 7 - Particolari del ripascimento a tergo delle opere
di difesa.
|
5 - OSSERVAZIONI CONCLUSIVE
Nella
difesa delle spiagge, oltre all'aspetto meramente tecnico del problema,
bisogna tener conto anche di esigenze spesso contrastanti e su cui fino
ad oggi non sempre si è posto la dovuta attenzione.
Per gli arenili a "vocazione turistico-balneare" l'utilizzazione
delle dighe a scogliera ha spesso creato un valido presidio ma ha, nello
stesso tempo, messo in crisi la balnearità del sito, quando la
stessa non è stata fortemente limitata.
Come è noto il ristagno dell'acqua, tra la linea di spiaggia
o litorale (volgarmente noto come battigia) e le dighe di protezione,
la formazione di fosse a canaloni, all'unghia esterna delle dighe stesse,
la difficoltà di utilizzazione dei natanti, dovuta alla presenza
delle scogliere, hanno sempre messo in discussione un tale tipo di difesa
che, peraltro, le Amministrazioni Pubbliche - dati gli usi correnti
- hanno largamente impiegato ogni qualvolta le acque, erodendo i lidi,
hanno interessato le strade litoranee, le linee ferroviarie o la prima
linea stessa dei fabbricati fronte mare.
Appare quindi di grande importanza il risultato conseguito nel presente
studio con l'adozione di una serie di barriere, che assommino, nella
loro concezione, i vantaggi dell'intervento parallelo alla costa, valido
ogniqualvolta sia scarso o assente il trasporto litoraneo, con quelli
di una struttura permeabile all'acqua e tale quindi da evitarne il ristagno
e tutte le conseguenze sopra richiamate.
Le indagini di laboratorio hanno posto in evidenza un ripascimento graduale
e uniforme del tratto interessato da questo nuovo tipo di opere; a tale
accrescimento corrisponde una evoluzione pure uniforme dei profili di
spiaggia normali al litorale con una manifesta tendenza alla stabilizzazione.
E' pertanto indubbio che la adozione di barriere semipermeabili rappresenti
un valido tipo di intervento ogniqualvolta si sia in presenza di un
litorale in erosione, dove il trasporto litoraneo è carente e
tanto più quando lo stesso ha un uso preminente dal punto di
vista dell'utilizzazione balneare. Da quest'ultimo punto di vista, le
opere, costituite da strutture con più file di pali collegati
da uno o più ordini di elementi rigidi orizzontali, possono essere
utilizzate come attracco per natanti minori e rese anche accessibili
con modesti impalcati superiori mobili, formati da elementi prefabbricati
in legno, tali da rendere gradevole l'aspetto e portare utilità
ai bagnanti.
Da ultimo, i risultati e le osservazioni delle prove pongono positivamente
in evidenza come le difese semipermeabili limitino sensibilmente, contrariamente
a quanto avviene con le difese frangiflutti a scogliera, lo squilibrio
nei tratti a monte e a valle del litorale protetto, non interessati
dall'opera di difesa.
Infine si deve osservare che la nuova struttura, oltre a ridare alla
spiaggia erosa le sue caratteristiche originarie, elimina l'inquinamento
nella fascia di mare destinata usualmente alle attività balneari;
fenomeno che invece è presente - come è noto e con conseguenze
negative - quando la difesa è fatta da un'opera tradizionale
a scogliera.
Padova, aprile 1979.
(1) J. Valembois.
Etude sur modèle reduit du transport littoral. Condition
de similitude.
Proc. VII Conf.Coast. Eng. 1961.
(2)
J. Goddet et P. Jaffry.
La similitude des transport de sediments sous l'action simultanee
de la houle et des courants.
La Houille BIanche, n. 2, 1960.
(3)
E. K. Noda.
Coastal movable-bed scale-model relationships.
Tetra Tech. Rep. 191-1, Pasadena 1971.
(4)
J. Castanho.
Rebentacao das ondas e transporte litoral.
Lab. Nac. Eng. Civ. Mem. n. 275, Lisboa 1966.