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Marco De Marinis
 
Porto di Pescara
Comitato per un nuovo porto in sintonia con la città e l'ambiente

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Dedicato al Sindaco di Pescara, Carlo Pace, ingegnere idraulico, che tanto ama le secche sotto i trabocchi!

 

Estratto della relazione (pg 10, 11 e 12) dell'arch. Alberto POLACCO

[...] Il commento è assai semplice: i progettisti dicono che chiudendo il porto in pratica da tutte le direzioni le acque risultano calme, dimenticandosi che su quel porto c’è la foce di un fiume.
E’ questo il modo di elaborare un progetto di una nuova opera portuale?
Ma le opere progettate, si dice, possono proteggere l’avamporto anche da una grande onda di piena ed in contemporaneo con condizioni di macroscopiche portate del fiume come quella dell’Aprile 1992.
Si può confermare che un bacino così ”trincerato” sarebbe anche in grado di difendere una forza del mare ancora più ingente ma che però non ha nessuna condizione idraulica per essere definito porto, in quanto destinato ad interrarsi.
E questo era già sostenuto dal prof. Giuseppe Matteotti nella relazione del dicembre 1999 in merito all’”Esame dell’influenza della progettata opera di difesa all’esterno e in destra del fiume Pescara sulla disposizione delle acque dolci scaricate a mare dal fiume”.
Anche se il tema strettamente portuale non era in oggetto dell’incarico, già nell’introduzione il professore Matteotti scriveva:”[…] la diga foranea, posta a protezione dell’imboccatura del porto-canale, ostacola la diffusione verso il largo del deflusso fociale, costringendo la dispersione dell’acqua dolce (commento: si legga sedimenti) nella direzione Est-Ovest parallela al litorale.
Questa limitazione potrebbe essere accentuata dalla costruzione della nuova banchina in progetto e che, per effetto del suo posizionamento, riduce la possibilità di deflusso verso Est
[…]”.
Ma ancora il grande tecnico sottolineava: “[…] Inoltre visto il restringimento dell’apertura a mare ad Est della foce è da prevedere un incremento dalle velocità locali durante le mareggiate del primo quadrante […]”.
Con queste poche parole si evidenziavano anche possibili effetti di stabilità statica delle opere costruende.
Si tratta di un’ipotesi che qualsiasi funzionario pubblico sarebbe portato a verificare attraverso un’attenta analisi di rischio.
Non risulta che nessun studio in merito sia stato avviato.
Ma anche qualora non si voglia interpretare quanto scrive il professor Matteotti (sono comunque suggerimenti che rilevano quanto importanti sarebbero ulteriori studi approfonditi) e ci si attenga ai soli dati emersi dallo studio, appare con forza il quadro della diminuzione delle concentrazioni saline nella zona ad Ovest della foce e quindi la conseguente alterazione della qualità delle acque soprattutto per la balneazione.
Il fenomeno riscontrato della diminuzione della salinità delle acque non può avere altro significato che uno straordinario apporto di sedimenti del fiume, impediti nella loro corsa verso il mare aperto, dall’opera foranea.
Lo studio evidenzia l’ostacolo al deflusso delle portate del fiume imposto dalla diga foranea in presenza di eventi di Levante e di Scirocco come pure quelli senza moto ondoso e conclude, riproducendo il concetto già esposto nell’introduzione, che vi è un generale incremento del rischio di instabilità delle opere marittime per fenomeni di erosione al piede.
Il suo rispetto per gli uffici dello Stato non lo porta a dire esplicitamente che si tratta di un progetto profondamente sbagliato, pericoloso ed assai dannoso per l’intera economia costiera.
Infine si accenna ad un elemento divertente (se non fosse in gioco l’avvenire di un’intera comunità).
Il paradosso è che il modello del porto progettato dal Genio Civile OO. MM. è normalmente documentato nei testi scientifici quale caso ove è stato necessario impiegare sistemi artificiali di trasferimento della sabbia, in quanto l’accumulo di materiale nella zona di sopraflutto a lungo andare ha finito per interrare anche l’area navigabile che si voleva protetta dall’insabbiamento!
Si riporta integralmente la figura successiva, estratta dal testo del prof. Ugo Tomasicchio “Manuale di ingegneria portuale e costiera”.
La diga foranea di Pescara ricorda fortemente il “tipo 2” rappresentato con l’aggravante della presenza del fiume.