Evoluzione
e difesa della costa.
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dell'ing. V. MARCONI può cliccare qui |
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con
strutture flessibili semipermeabili |
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Studio
sull'evoluzione della costa del tratto litoraneo
da Montesilvano a Francavilla.
L'erosione
delle spiagge rientra nei problemi ecologici di tanta attualità
e si può dire che essa in particolare dipende dall'intervento
dell'uomo.
Molto schematicamente, perché le tante parole non offuschino
il concetto, le principali interazioni tra mare e costa sono:
- i corsi d'acqua raccolgono materiali nei bacini dell'entroterra, li
lavorano e li riversano in mare;
- il mare a sua volta li accoglie, successivamente con le sue correnti
e soprattutto con il moto ondoso li gestisce e li distribuisce nei suoi
fondali marini e lungo la costa.
L'intervento
dell'uomo ha modificato questo naturale rapporto:
- i corsi d'acqua sono stati condizionati e portano molto meno materiale
al mare;
- il mare, lungo la costa, è stato sempre più imbrigliato
e non può saggiamente amministrare quel limitato materiale che
riceve.
La
spiaggia, che può sembrare una realtà statica della natura
è invece soltanto un equilibrio dinamico. La spiaggia altro non
è che un deposito di sabbie "in transito”. Il materiale,che
il mare gestisce prevalentemente con il moto ondoso, si muove continuamente
lungo il litorale.
Se potessimo colorare a tratti con diversi colori i granelli di sabbia
della fascia di escursione dell'onda a riva, troveremmo che un colore
ha preso il posto dell'antecedente. Nella uniformità invece sembra
che nulla si muova .
Il regime pertanto del litorale è caratterizzato dal materiale
della spiaggia e dell'area compresa tra la linea di battigia e la zona
di frangimento, dal materiale che viene mosso sotto l'azione delle onde
e delle correnti ed infine dalle quantità di esso acquisite o
perdute.
I fenomeni di erosione e ripascimento (cioè apporto) non costituiscono
una novità: è un fenomeno naturale.
La linea di battigia non è altro che un equilibrio tra protendimento
ed erosione, in diretta relazione, però, con i quantitativi di
materiali apportati o meno dai fiumi e trascinati o meno dal mare fuori
della piattaforma litoranea .
Pertanto l'inamovibilità della linea di battigia è assicurata
solo da un equilibrio fra i quantitativi dei material i trasportati
verso gli abissi e quelli apportati dai fiumi .
l materiali oltre ad avere un movimento longitudinale, che è
il prevalente, hanno anche quello trasversale in cui vengono, dal moto
ondoso, sottratti a riva e portati negli abissi .
Questo tipo di trasporto attualmente è forse poco conosciuto
ed è collegato alle caratteristiche del materiale (sopratutto
peso e dimensione) .
Infine non vanno dimenticate le perdite di materiale dovute all'azione
del vento con deposito al largo in mare o nelle zone retrostanti al
litorale.
Con
questi concetti di ordine scientifico è possibile interpretare
la storia del litorale che si sviluppa da Montesilvano (dalla foce del
fiume Saline con precisione) fino a Francavilla (alla foce del fosso
Preparo con precisione).
L'intero
tratto litoraneo dal fiume Saline al fosso Pretaro è composto
da tre unità fisiocratiche ben distinte che hanno una dinamica
costiera molto simile: la prima unità fisiocratica è quella
che dalla foce del fiume Saline arriva fino al fosso Mazzocco (confine
Montesilavano-Pescara) e che coincide con la spiaggia di Montesilvano,
la seconda è quella che dal fosso Mazzocco arriva fino al porto-canale
di Pescara e che coincide con la spiaggia di Pescara centro (la vecchia
Castellamare) e la terza è quella che dal porto-canale arriva
fino a fosso Pretaro (confine Pescara-Francavilla) e che coincide con
la spiaggia di Pescara Porta Nuova.

Planimetria
generale dell'unità fisiocratica
che coincide con la spiaggia di Montesilvano (figura 1).
In basso le variazioni della costa,
le scale non sono omogenee al fine di meglio
evidenziare le variazioni in senso verticale (scostamenti della
linea di spiaggia).
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Nella
figura 1 è rappresentata nella parte superiore
la planimetria, in scala omogenea, della fascia costiera di Montesilvano:
come punti di riferimento più importanti si possono distinguere
sulla sinistra il fiume Saline e poi la strada litoranea, la colonia
marina ed il tracciato ferroviario. Nella parte inferiore sono rappresentate
tre linee di spiaggia: la linea puntinata del 1894,
la linea tratteggiata del 1929 e la linea continua
del 1954. Le scale in questa rappresentazione non sono omogenee al fine
di meglio apprezzare gli scostamenti in senso verticale della linea
di costa rispetto allo sviluppo longitudinale della costa stessa.
La linea puntinata mostra a sud della foce del Saline
un dosso che si proiettava in mare per circa 200 metri rispetto all'attuale
litoranea; tale dosso costituiva oltre circa 11 ettari di terreno coltivato
a vigneto. Sulla destra si vede un'ansa in cui la spiaggia rientrava
per circa 100 metri.
Con la linea tratteggiata spariscono nel 1929 gli 11
ettari di vigneto e si colma l'ansa. Nel frattempo, nel 1911, l'uomo
aveva iniziato i suoi interventi di sistemazione della foce del Pescara.
Nel 1954, con la linea continua sulla sinistra, è
indicata la spiaggia in netto regresso e ciò coincide con l'avanzare
sempre più a mare delle strutture dell'imboccatura del porto
di Pescara e con l'apporto sempre minore di materiale da parte del fiume
Saline; nella parte destra si può definire normale la situazione
con vicende alterne lungo il tratto litoraneo.

Planimetria
generale dell'unità fisiocratica
che coincide con la spiaggia di Montesilvano (figura 2).
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Nella
figura 3 in alto è rappresentata la planimetria
di Pescara. Si distinguono moltissimi riferimenti conosciuti per chi
ha una certa dimestichezza e conoscenza della città di Pescara.
Anche in questa rappresentazione si distinguono aspetti molto importanti
e si possono osservare gli effetti indotti dall'intervento antropico.
Le linee di costa che fanno riferimento ai rilevamenti del 1811, del
1840, del 1887 e del 1892 mostrano come la spiaggia è regolarmente
ed uniformemente progredita. Con i rilevamenti successivi al 1911, anno
in cui incominciano i lavori di regolamentazione della foce del fiume
Pescara e di costruzione del porto-canale di Pescara con i suoi moli
guardiani aggettanti,la situazione inizia a cambiare.
Nella metà di sinistra si constata un continuo rituale avanzamento
della linea di costa o quanto meno, negli ultimi anni, una stabilizzazione.
Nella metà di destra si constata un certo malessere ai limiti
dei rituali cicli di regresso e progresso della battigia.
Se si osservano i diagrammi nella metà di sinistra si può
affermare che tale tratto di costa (a nord circa di via De Amicis) è
stato in tutti i tempi fino ai nostri giorni tranquillo e stabile; il
tratto di costa nella metà di destra ha avuto vicende alterne
iniziate con il primo intervento dell'uomo con la strutturazione della
foce del Pescara.

Planimetria
generale dell'unità fisiocratica
che coincide con la spiaggia di Pescara centro (figura 3).

Planimetria
generale dell'unità fisiocratica
che coincide con la spiaggia di Pescara Porta Nuova (figura
4).
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La
storia del tratto di costa che va dal porto-canale di Pescara al confine
con Francavilla (fosso Pretaro) è narrata anch'essa con tre diagrammi
che fanno riferimento ai rilevamenti della linea di costa negli anni
1894, 1925 e 1954.
Nella figura 4 in alto è disposta la planimetria
del tratto di costa di Pescara Porta Nuova, sulla sinistra della planimetria
è distinguibile il porto-canale con i suoi moli aggettanti ed
a destra la caratteristica pianta dell'edificio dell'ex Aurum.
La linea che fa riferimento al rilevamento del 1894 evidenzia un dosso
simile a quello a sud della foce del fiume Saline e ciò sempre
in tempi non sospetti quando cioè l'uomo era ancora spettatore
e da cui si può dedurre una disposizione naturale della linea
di battigia.
Sempre nella parte sinistra le altre due linee rappresentano indubbiamente
le conseguenze derivanti dal chiaro intervento dell'uomo. Il dosso anche
qui sparisce e viene sostituito da una linea di spiaggia che si adagia
sempre più a ridosso del molo sud nel suo progressivo avanzare
in mare.
Il fenomeno di adagiamento o meglio di eccessivo arricchimento di arenile
del molo sud, e quindi una netta asimmetricità tra i tratti di
costa di spiaggia a nord ed a sud del porto-canale con una incipiente
erosione del tratto di spiaggia a nord tanto che (vedi figura
5 si è dovuto costruire una scogliera radente per proteggere
il tratto di spiaggia alla base del molo nord), è ben osservabile
dalle figure successive (figure 5 e 6).

Fotografia
aerea del porto-canale di Pescara in cui è osservabile
l'asimmetricità dei due tratti di costa a nord ed a sud
del porto-canale (figura 5).
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E'
opportuno domandarsi cosa è accaduto dal 1894 al 1954 e quindi
anche ai giorni nostri.
Prima dell'intervento dell'uomo nell'equilibrio della natura si verifica
un chiaro avanzamento della linea di costa; le prime strutture in mare
alla foce del Pescara (e se si considera la situazione globalmente includendo
anche il tratto di costa a sud del porto-canale deve essere considerato
anche il porto di Ortona!) hanno iniziato a fermare il materiale litoide
proveniente da sud e l'arresto è aumentato con il progredire
delle stesse strutture in mare ed il materiale ha trovato sempre maggiori
difficoltà a doppiare, nella sua marcia verso nord, l'imboccatura
del porto.
Il
posizionamento di un'opera aggettante in mare è soggetta ad una
condizione primaria ed indispensabile. Essa non deve turbare il corso
naturale delle correnti marine e dei moti ondosi, tipici di ogni paraggio
marittimo.
Nel tratto di costa tra Ortona e Montesilvano, il progressivo prolungamento
del molo sud del porto-canale di Pescara ha condizionato negativamente
l'equilibrio della costa fino all'ultima guerra, durante la quale il
porto fu distrutto, e poi nel periodo seguente fino ai nostri giorni.
Fotografia
aerea della spiaggia di Pescara centro
prima della costruzione delle scogliere frangiflutti (figura
6).
Il lato sud dei pennelli tendeva
a riempirsi, per via delle correnti da sud, mentre quello
a nord tendeva ad andare in erosione.
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Un'influenza
negativa hanno avuto anche le aggettanti strutture portuali di Ortona,
gli interventi lungo il corso dei fiumi meridionali e la sistematica
spoliazione del loro materiale. Questi fatti hanno impedito al materiale
litoide dei fiumi del sud di raggiungere e rifornire il litorale pescarese.
Tutti
i litorali hanno visto rotto il loro equilibrio con opere aggettanti
in mare e si sono creati paraggi marittimi ciascuno con un proprio destino
ora ricco e gioioso ora povero e triste.
Il mare, fin da quando le terre sono emerse dalle acque, ha modellato
le rive distribuendo i materiali detritici portati dai fiumi. In ogni
tempo, l'uomo ha violato, per giuste esigenze ma con leggerezza, questo
processo compensativo: i fiumi hanno portato sempre meno litoide, l'aggressività
delle onde e dei venti è rimasta immutata ed il mare ha avuto
sempre meno materiale da restituire alle rive. Sotto questo
profilo la vicenda del tratto costiero tra Pescara e Montesilvano è
istruttiva ed esemplare.
Infatti, durante gli scavi per le fondazioni della chiesa del Sacro
Cuore fu trovata sabbia di mare. Nel 1811 la riva era all'incirca all'altezza
di Viale Regina Margherita e nel 1887 non esisteva l'attuale Viale della
Riviera.
Dal 1811 al 1892 la linea di spiaggia è evidentemente ed uniformemente
progredita in maniera vistosa. I fiumi del sud - in particolare il Sangro,
come confermava l'esame petrografico - furono la ricchezza del nostro
litorale.
Con la prima regolamentazione della foce del fiume Pescara la situazione
è mutata e vieppiù peggiorata con il continuo progredire
in mare dei moli guardiani del porto canale, richiesto dalle necessità
della flotta motopeschereccia e del bacino commerciale. Con
il maggiore aggetto in mare dei moli il materiale proveniente da sud
si è depositato a ridosso del molo di levante.
Il litorale meridionale si è arricchito di circa 10 metri all'anno
e quello settentrionale ha cominciato a soffrire la mancanza di arenile.
Oggi, la situazione della spiaggia da Pescara a Montesilvano è
un vero scempio sotto gli occhi di tutti, un esempio eclatante dei guasti
che certi comportamenti degli uomini possono procurare, una vera barbarie.

Dalla
fotografia aerea del litorale adriatico si evidenzia l'esistenza
di una corrente al largo, più grande, che dirige verso
sud.
Si evidenzia anche una controcorrente litoranea,
entro la linea dei frangenti, che dirige verso nord.
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La
morfologia delle spiagge, che da un punto di vista tecnico sono aree
nastriformi a cavallo di un litorale, dipende sostanzialmente dal movimento
della sabbia depositata sul fondo marino e sospinta lungo il litorale
(trasporto solido) e dall'apporto solido dei fiumi che ivi sboccano.
Tale azione è oggi sempre più alterata, più che
da fenomeni naturali, dall'intervento massiccio dell'uomo sullo stato
naturale dell'ambiente. Il problema dell'erosione costiera si pone su
scala mondiale. Negli Stati Uniti il fenomeno e la conseguente necessità
della difesa delle spiagge interessa circa 2.500 miglia di coste. Per
l'Italia mancano dati precisi, ma un rilevamento di De Marchi-Ferro
del 1970 indicava circa 1000 km di coste bisognose di intervento; nel
1980 si è stimato un complesso di 2.000 km, molti dei quali richiedevano
l'urgente attenzione dell'ingegneria costiera. È presumibile
che oggi la stima debba essere più elevata sia per il ritardo
di sviluppo tecnologico rispetto ad altri Paesi più evoluti come
gli Stati Uniti, l'Inghilterra, l'Olanda o tradizionalmente legati al
mare come il Portogallo e la Spagna, sia per la mancanza di una programmazione
sistematica su scala nazionale. Di conseguenza, nonostante la
tradizione marittima nazionale, in Italia si è spesso operato
empiricamente, Enti ed Amministrazioni, pur animati da buona volontà
spesso pressati dall'urgenza di eventi eccezionali ed improvvisi, sono
intervenuti con provvedimenti di difesa talvolta efficaci ma spesso
controproducenti in quanto non supportati da analisi convincenti del
fenomeno e per ignoranza del comportamento e delle funzioni delle varie
opere in relazione alla specifica esposizione dei paraggi.
Un vecchio ma sempre valido concetto dinamico ritiene la spiaggia deposito
di sabbia "in transito” e quindi il risultato dell'apporto
di materiale litoide dei bacini imbriferi, convogliato in mare dai corsi
d'acqua e poi distribuito al fondo marino lungo due direttrici fondamentali
- l'una normale e l'altra parallela al litorale -per azione prevalente
del moto ondoso.
Se in un determinato tratto litoraneo scarseggia l'apporto proveniente
dai bacini tributari o l'energia del moto ondoso parallelo al litorale,
insorgono fenomeni di erosione come l'impoverimento graduale di sabbia
e l'arretramento delle spiagge.
In questi casi, in Italia, si ricorre abitualmente ad opere di difesa
parallele alla costa, poste su fondali limitati e più di frequente
sulla fascia della spiaggia immersa, battuta dai frangenti.

Scogliere
antistanti il tratto di spiaggia
del centro di Pescara (figura 7).
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La
serie di tali dighe in scogliera naturale (frangiflutti) con l'asse
longitudinale parallelo alla costa fornisce validi risultati in contesti
appropriati. Infatti, pur essendo un valido presidio per un litorale
in erosione, produce esiti collaterali sfavorevoli nei casi in cui la
spiaggia abbia una destinazione turistico-balneare, a causa della formazione
dei "tomboli" a tergo delle scogliere.
Di conseguenza si modifica il profilo dei fondali che diventano
pericolosi per i bagnanti inesperti al nuoto a ridosso delle dighe fronte
mare.
In linea generale questo tipo di intervento riduce quasi totalmente
il trasporto solido sul tratto di litorale da difendere e produce a
monte ed a valle dello sbarramento uno squilibrio. Nei tratti
di spiaggia prima stabili si innesca un processo di erosione tale da
richiedere ulteriori interventi la cui attuazione va attentamente valutata
e seguita nel tempo per non pregiudicare la validità del provvedimento
medesimo.
Questa dinamica della costa può essere osservata soprattutto
nei tratti di costa di Montesilvano (figure
8 e 9) in cui il mare lambisce quasi la strada e nei tratti
di spiaggia antistanti piazza Le Laudi a Pescara Porta Nuova
(figure 10 e 11) in cui l'abuso di scogliere tradizionali
e pennelli longitudinali non hanno evitato l'erosione progressiva della
spiaggia: in figura 13 è visibile il medesimo
tratto di spiaggia al quel tempo avvantaggiato dall' unica scogliera
presente a scapito delle spiagge adiacenti!
Aprile
2002 -Tratto di costa di Montesilvano in erosione (figura 8)
In questo tratto si è
avuto l'allineamento parallelo e per alcuni metri sovrapposto
delle scogliere provenienti da Pescara con quelle di Montesilvano:
i vortici conseguenti ne hanno provocato l'erosione.

Aprile
2002-Tratto di costa di Montesilvano in erosione , come sopra.
(Stabilimento balneare "La Bussola") (figura 9)

Aprile
2002- Spiaggia antistante piazza Le Laudi (figura 10)
Qui l'intreccio casuale e insensato di scogliere
verticali, orizzontali, oblique, sommerse ed esposte (c'è
ne per tutti i gusti!) ha provocato quasi il crollo degli stabilimenti.

Aprile
2002- Spiaggia antistante piazza Le Laudi (figura 11)
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Il
comportamento ora esposto è certamente una conseguenza dell'impermeabilità
della scogliera all'andirivieni della sabbia, trasportata dal moto ondoso,
nei confronti della spiaggia emersa.
Risulta lecito proporre una difesa analoga alla scogliera tradizionale
quanto ad ubicazione, ma diversa nella struttura in modo da consentire
il passaggio del materiale attraverso l'opera stessa sia pure in maniera
vincolata e particolare. In questo caso, l'opera di difesa potrebbe
avere una funzione analoga a quella dei cosiddetti “pennelli trasparenti”
ed essere costituita da una serie di elementi verticali prefabbricati.
Nelle figure 12 e 13 appaiono chiari i risultati positivi
e negativi allorché negli anni Sessanta si introdussero le prime
scogliere tradizionali: l'arenile aumentò in corrispondenza delle
barriere frangiflutti e quasi scomparve sottoflutto! Dalle foto appare
evidente la tipica configurazione della costa a tomboli.

Anni
'60 - Tratto di spiaggia di Montesilvano (figura 12).
Da notare che due semplici scogliere, esposte
a levante, creavano da sole tutto quel ripascimento (secca)

Anni
'60 - Tratto di spiaggia di antistante piazza Le Laudi (Porta
Nuova) (figura 13).
Stesso fenomeno di ripascimento della foto precedente.
Da notare però che a sud e a nord delle scogliere si
creava un fenomeno di erosione

Questa
è invece la situazione attuale, 2002. Sul lato sud
del porto è visibile l'intreccio di scogliere verticali,
orizzontali, oblique, davanti a piazza Le Laudi. Il risultato
è che oltre a crearsi un fenomeno di erosione particolare
davanti alla stessa zona di litorale in corrispondenza della
piazza, si è creata una corrente (che noi chiamiamo
scherzosamente "di Padovano", da Riccardo Padovano,
essendo stato egli stesso l'artefice del suo danno che va
fino all'ingresso del porto turistico, trasportandovi altra
sabbia, di cui proprio non aveva bisogno. Sul lato nord invece
le secche provocate dalla diga lambiscono anche il secondo
trabocco. Quando c'erano le sole scogliere frangiflutti (le
vecchie scogliere "isolate") i trabocchi hanno sempre
avuto acqua in abbondanza. I politici dell'attuale amministrazione
, invece, hanno dato la colpa (di provocare le secche) proprio
a queste, che ci sono sempre state, invece che alla diga foranea.
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Con
le scogliere tradizionali la ricostruzione della linea di spiaggia avviene
in modo anomalo, a causa della formazione dei “tomboli”;
i tratti litoranei non difesi dalle scogliere subiscono un'erosione
accentuata. La spiaggia perde linearità ed assume una
forma seghettata ed irregolare; il fondo marino perde la dolcezza d'acclivio
e diventa accidentato e pericoloso in prossimità degli sbarramenti,
anche per la formazione di correnti anomale con il moto ondoso.
È evidente che lo specchio di mare di maggiore balnearità
risulta infido per bambini e bagnanti inesperti. Le scogliere, pur essendo
un'attrattiva, favoriscono nei pressi l'irregolarità del fondo
marino e nel lato foraneo presentano il pericolo del risucchio dell'onda
che s'infrange contro il setto chiuso.
Pertanto le dighe tradizionali, in quanto setti chiusi funzionano da
vere e proprie trappole che catturano la sabbia oltre misura (tomboli)
e impediscono la sua trasmigrazione verso i tratti di arenile non ancora
difesi, i quali restano esposti solo all'aggressività del moto
ondoso e quindi ad un marcato processo erosivo dopo l'ultima diga della
serie.
Infine esse in breve tempo perdono la loro efficacia protettiva per
l'apertura di varchi con la sconnessione degli scogli ed il progressivo
abbassamento per l'assestamento sul fondo sabbioso.
La struttura semipermeabile, invece, quantomeno per i risultati ottenuti
nelle prove in vasca, risponde egregiamente al principio di “ingabbiare”
il mare il meno possibile, pure rispondendo alla difesa della spiaggia
come una scogliera tradizionale. L'intercomunicabilità tra i
due specchi d'acqua consente la circolazione delle particelle solide
e quindi la ricostituzione regolare del lido ed in superficie l'azione
disinquinante. La configurazione geometrica, non accidentata e irregolare
come la diga a scogliera, rende la struttura esteticamente più
accettabile e non soggetta agli inconvenienti del dissesto.
Tale
nuovo intervento di difesa della spiagge, denominato “diga
flessibile semipermebile”, fu progettato dall'ing. Vittorio
MARCONI e dal prof. ing. Giuseppe MATTEOTTI, Ordinario di Regime e protezione
dei litorali dell'Istituto di Costruzioni marittime e di Geotecnica
dell'Università di Padova e con la collaborazione dell'assistente
dott. ing. Maurizio DE SANTIS. Tale progetto è stato convalidato
con prove di laboratorio su modello in vasca a fondo mobile, pubblicato
e brevettato.
Abbiamo
affidato lo studio completo sottoriportato al dott. Gildo ROSSETTI,
presidente dell'ordine dei geologi abruzzesi.
Lo stesso, dopo averlo valutato, ha detto che "andrebbe sperimentato
nella realtà con un progetto pilota" per vedere se
corrispondente allo studio in vasca.
Per cui date le situazioni a Pescara Porta Nuova ed ai confini con Montesilvano,
le occasioni non mancano.
Per cui giriamo la problematica agli amministratori regionali e comunali.
La
pubblicazione che riporta la descrizione di tale scogliera costituita
da una palificata e la sua sperimentazione è la seguente:
G.
MATTEOTTI, M. DE SANTIS, V. MARCONI
Difese di spiaggia con strutture flessibili semipermeabili.
Esame del loro comportamento su modello a fondo mobile.
Padova, 1979.
Chi
volesse consultare la pubblicazione
dell'ing. V. MARCONI può cliccare qui |
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con
strutture flessibili semipermeabili |
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