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Antonio SPINA
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Pescara,19 FEBBRAIO 2000

REFERENDUM SUL PORTO

Dato che sono nipote di uno dei primi armatori di Pescara, anzi di Castellammare Adriatico, e figlio di marinaio e marinaio io stesso già nel 1970, e visto che vi siete imbarcati in questo referendum anomalo, è opportuno allora che tutti, anche quelli che parlano a vanvera in televisione e quelli che ascoltano a bocca aperta e cervello appannato, sappiano che i termini del problema sono questi: nessuno vuole impedire che il porto venga potenziato nelle sue strutture.
Caso mai il problema è che molti sono contrari al suo potenziamento così come ora si vorrebbe fare, con un evidente errore di progettazione e di mancata analisi dei dati storici.
È opportuno ricordare che il vecchio porto (i due moli nord e sud) era stato costruito dal Re, ai primi del secolo su PALAFITTE; moli tra i quali mio nonno Pasquale Spina (detto "Lu scrivane" perchè teneva i conti a tutti i marinai di Borgo Marino e inventore, più tardi, della prima asta del pesce) faceva navigare i primi pescherecci a vela, le paranze.
I nostri padri hanno continuato ad entrare ed uscire da quel canale anche dopo la guerra, quando montarono sulle paranze i primi motori diesel (le barche si chiamavano allora ”babbozzi") senza problemi di nessun genere: perché, a parte le difficoltà di imboccare un'apertura un po' stretta con il mare mosso. le onde si frangevano sulle palafitte con il rumore di una mitragliatrice (da ragazzi andavamo di proposito sul faro a vedere il mare mosso e sentire il rumore della "mitraglia") e già all'altezza dei silos erano spente e le barche ormeggiate alla banchina nord o a quella sud erano in calma.
E i capitani dei pescherecci e le ciurme potevano dormire 4/5 ore di sonno tranquillo, dopo una giornata di pesante lavoro.
Dai primi del novecento, passando attraverso l'evoluzione delle barche e del mercato, si è arrivati fino alla fine degli anni '80.

A quel punto, non ricordo come e perché, è nata nella testa del Genio Opere Marittime l'idea di rinforzare i due moli lisciandone le pareti interne con il cemento armato. Allora sono cominciati i guai!
Le onde del mare mosso, anziché frangersi sulle palafitte, entravano lisce lisce dentro il porto canale, fin sotto il ponte vecchio del Comune.
Ricordo perfettamente, il mezzogiorno di un Natale di quegli anni, i comandanti e le ciurme dei pescherecci impegnati sulla banchina a rinforzare gli ormeggi, perché le barche ballavano la rumba, e qualcuno, anche più prudentemente, con la barca al centro del canale, con il motore acceso, alla cappa, invece di essere seduti a tavola, davanti al piatto di tradizionale "cardone".

Da lì, dal lisciamento dei due moli, cominciarono i problemi per i pescatori (e tutto sommato anche per le navi mercantili)!
E da lì, naturalmente, cominciarono le proteste, che sfociarono nella ricerca di una soluzione.
Soluzione che fu un altro errore del Genio Opere Marittime di Ancona: la diga foranea.
Perché?
Tutti i pescaresi ricordano che il mare grosso, soprattutto il mare di Levante, in quegli anni aveva eroso la spiaggia di Pescara. Ricordo benissimo quel giorno in cui lo stabilimento balneare "La Tramontana": all'altezza di via Trilussa, di proprietà di mio cugino Enzo Spina e di Sandro Fanese (che l'avevano appena comprato) crollava sotto i colpi del mare, nonostante le loro lacrime e le loro preghiere.
Preghiere che successivamente rivolsero alla regione per un risarcimento danni e che, mi risulta, rimasero inascoltate.
La Regione, però, d'accordo, penso, con il Genio Marittimo, mise una pezza al problema del mare, che era arrivato sulla strada, anche più a nord e anche a Montesilvano, mettendo a dimora le scogliere frangiflutti, che tutti vedono ora dalla rinata spiaggia di Pescara.
Da quando furono poste ad oggi, la spiaggia davanti allo stabilimento “La Tramontana”, poi ricostruito, ha riformato un fronte di 200 metri circa, come pure davanti agli altri stabilimenti.
Quindi le scogliere frangiflutti hanno avuto l'effetto di tante piccole dighe foranee e salvaguardato la spiaggia, grazie a Dio.
L'effetto della diga foranea attuale del porto è proprio lo stesso: peccato però che non è
quello richiesto dai pescatori.
Sono già diversi mesi che i comandanti dei pescherecci si lamentano del fatto che la diga ha creato al suo interno delle secche di sabbia, tali che i pescherecci più grossi, già adesso, quando scappano dalla tempesta di tramontana, non entrano più nel porto passando dall'imboccatura nord della diga, perché le secche provocano onde frangenti, pericolose per la navigazione e causa dell'affondamento, in situazioni simili, di numerosi natanti.
Allora hanno cominciato a passare da sud, nonostante debbano offrire il fianco al mare grosso di tramontana.
Negli ultimi tempi, però, le secche, misurate ogni giorno con il loro ecoscandaglio, sono cresciute anche all'imboccatura sud della diga: adesso ci sono 4,5 m di profondità, dentro la diga, dove prima ce ne erano 7.
Quindi adesso il problema è sia a nord sia a sud.
Infatti i conti tornano: se all'effetto secca della diga si aggiungono i fanghi trasportati dal fiume e che si fermano, giocoforza, lì davanti, si capisce il perché di questi inconvenienti.
La visione d'insieme, d'altronde, è completa per chiunque voglia recarsi a fare una passeggiata sul vecchio molo nord. Potrà vedere che i vecchi "scogli isolati", come li chiamavamo da ragazzi, cioè la prima barriera di scogli frangiflutti di fronte alla Madonnina, sono già in secca.
Soltanto 4/5 anni fa, l'acqua dalla parte di terra arrivava al busto.
Inoltre adesso già si può vedere che il quarto trabocco ha sotto, a malapena, un metro d'acqua. Prima ne aveva più del doppio.
L'ultimo trabocco, quello vicino al faro, ha sotto appena due metri d'acqua. Prima ne aveva 4/5.
Se si vogliono cercare altri esempi, ne ho un paio a disposizione: uno è qui vicino, nel porto di Ortona, dentro il porticciolo turistico di fronte alla Lega Navale.
Nell'87 e dintorni, per tre/quattro anni, ho tenuto lì la mia deriva a vela, un Finn. Ci uscivo soprattutto d'inverno perché c'era lo scivolo.
Però mi ero dovuto inventare, per non bagnarmi, una passerella, fatta con tavole e bidoni vuoti, perché l'acqua, dopo lo scivolo, era subito alta. Le barche da diporto infatti erano ormeggiate ognuna con il proprio corpo morto e gavitello.
Poi fecero (il Genio?) il molo di traverso a levante, per creare un appoggio alle stesse barche. Risultato: adesso tutta la zona all'interno è in secca e l'appoggio al molo è
possibile solo a sette /otto barche .
Un esempio lontano può essere quello della nave mercantile arenatasi di traverso vicino al Villaggio Valtur di Otranto, a 300 metri dalla stretta spiaggia e dalle sovrastanti dune di macchia mediterranea. Spiaggia stretta per una decina di chilometri alla stessa maniera del nostro litorale pescarese (lì le correnti sono fortissime!).
Bene, dopo un po' di anni la nave ha fatto da diga e la sabbia ha ricoperto tutta la distanza, 300 metri! Ora i turisti vanno a visitare a piedi la nave arenata.
Per cui, se gli operatori commerciali vogliono la diga foranea e anche il nuovo braccio a sud, stanno freschi : se hanno già problemi di fondali i pescherecci, figuriamoci le navi mercantili.
Nè si può pensare di dragare il mare! Non si è mai visto.
Mentre è sempre necessario dragare il porto canale, lo è sempre stato, dragare il mare è un'idea pazzesca e dai costi evitabili.
Allora che fare?
Decidano gli esperti la soluzione per impedire che l'avamporto diventi un acquitrino melmoso, studiando ancora meglio le correnti e i fenomeni succitati, provocati dalla diga.
Se, però, penso che gli esperti hanno già causato questi guai, allora la conclusione di un semplice cittadino, figlio di marinai da generazioni, dotato di un semplice diploma di maturità classica, di un libretto di navigazione come mozzo dal 1970, che va in barca a vela da 35 anni e che si guarda intorno e usa un po' di buon senso, è questa: visto che ci sono disponibili 23 miliardi, se ne usino una parte per chiamare i marmisti artificieri di Carrara, ad esempio, e si demolisca la diga.
l restanti miliardi si usino per allungare i due moli attuali verso est, dritti per 500 metri oltre la diga, ma con una larghezza doppia e anche più, e costruiti su palafitte, come erano fatti i vecchi moli voluti dal Re (che evidentemente i soldi sapeva spenderli meglio dei governanti attuali).
In un porto sì progettato navi mercantili e passeggere ne potrebbero attraccare a iosa, i pescherecci non avrebbero problemi e le banchine sarebbero facilmente collegabili ai servizi di terra.
Le acque sporche o depurate (con l'Oxystrong ?!!!) del fiume andrebbero ancora più al largo, con buona pace dei bagnanti e dei balneatori, così come era prima che si costruisse la diga e quando noi bagnanti inneggiavamo alla piccola Sardegna che si era creata con la posa in opera delle scogliere frangiflutti.
Se invece l'ingegnere Occhipinti, il sindaco Pace e gli altri sponsor della diga e dell'altro braccio insistono nelle loro posizioni, firmino alla cittadinanza una cambiale in bianco per la cifra che servirà, fra 5/6 anni, a scavare l'acquitrino che si sarà formato davanti al molo e a rimborsare i pescatori e gli operatori marittimi, che molto probabilmente dovranno trasferirsi tutti ad Ortona.
l balneatori invece si preparino a costruire ognuno la piscina a fianco del proprio stabilimento. Risolveranno almeno in parte il loro problema.
Voglio ancora ricordare che l'unico porto-canale in una situazione simile a quello di Pescara è quello di Ravenna:lì hanno realizzato il molo che va fuori dritto verso il mare e non ci sono problemi di sorta.
Se poi i politici vogliono confonderci le idee, non avendo l'umiltà di ammettere i propri errori e vogliono continuare a sbagliare, facendoci pagare molto dopo, per non correggere ora il progetto, spendendo un po' di più, facciano pure.
l cittadini se ne ricorderanno, spero, al momento giusto.

Con la speranza di aver chiarito a tutti quelli che amano il porto e Pescara i termini del dibattito, vi ringrazio per l'attenzione e invio i miei migliori saluti

Distinti saluti.


 
Antonio SPINA