Il sito è stato realizzato e curato da
Marco De Marinis
 
Porto di Pescara
Comitato per un nuovo porto in sintonia con la città e l'ambiente

- Chi siamo e cosa vogliamo
- Notizie dal Comitato
- Relazione di
Marco DE MARINIS
- Convegno di denuncia
del 23 settembre 2000
- Convegno di proposta
del 12 ottobre 2001
- Evoluzione e difesa
della costa
- Scarichi a mare:
balneabilità
- Fiume Pescara
- Captazione delle acque
del fiume Pescara
- Immagini della Riviera
- Ah... m'arcord!
- Storia del
porto di Pescara
- Relazione
ANPA-De Girolamo
- Atti del convegno
di Stavanger
- Collegamenti marittimi
- Meteo. Altezze d'onda
- Relazione ing. MARCONI
Difese di spiaggia
con strutture flessibile e semipermeabili
- L'angolo della posta
 

9 OTTOBRE 2000

STOP AL NUOVO MOLO DI PESCARA
E' PRIORITARIO UN NUOVO ASSETTO DEL PORTO CHE ASSICURI NAVIGABILITA'
E SICUREZZA AI PESCHERECCI, RESTITUISCA LA BALNEABILITA' E LA SALINITA'
AL LITORALE E CONSENTA LO SVILUPPO DEL TRAFFICO PASSEGGERI.


E'URGENTE UNA CONFERENZA PROGRAMMATICA REGIONALE
PER IL PIANO DEL BACINO DEL FIUME PESCARA CHE REALIZZI
LE OPERE ORGANICHE DI DISINQUINAMENTO ED I RECUPERI AMBIENTALI


Quando il saggio indica la luna,
lo stolto (e chi è in cattiva fede) guarda il dito.

Durante il blitz nell'avamporto, Legambiente ed i pescherecci Bacone ed Anna Roberta, in rappresentanza della Marineria Nord e Sud, non hanno chiesto semplicisticamente l'abbattimento della diga foranea, gli striscioni reclamavano esplicitamente un nuovo assetto del porto.
Siamo perfettamente coscienti che senza questo sarebbe messa a rischio la sicurezza di uomini e mezzi. Sappiano i presidenti delle cooperative "La Rinascita" e "Bruno Sciarra" che la nostra memoria è lunga abbastanza, non solo per ricordare le notti di rischio per i pescherecci, ma ancora di più, tanto da rammentare che il porto canale, prima della diga foranea, era difeso da un intelligente sistema di protezione, basato sulle palafitte dei due moli, che impediva la risacca nel canale, garantendo la sicurezza dell'ormeggio e la tranquillità degli equipaggi, e lasciava anche al fiume la libertà di sfociare in mare. Cosa che, invece, l'attuale diga foranea non consente.
Peraltro, la diga non sarebbe di garanzia contro alluvioni, tipo quella del '92. Allora la portata del fiume in piena fu di 1200 metri cubi al secondo (valore mai registrato prima!) con una velocità di ben 20 nodi. L'acqua non fu frenata dalle condizioni di mare fuori dei moli e neppure la diga avrebbe protetto i pescherecci, che, infatti, dovettero rafforzare gli ormeggi di prua contro la violenza del fiume.
Il tappo di cemento della diga ha creato più problemi di quelli che ha risolto: convogliando a riva il carico inquinante del fiume, è causa dei divieti di balneazione del litorale pescarese (altri fiumi abruzzesi non meno inquinati, ma liberi di sfociare, non determinano situazioni simili); la sua impermeabilità (dimostrata dalle analisi dell'Istituto Idrografico di Stato del 27 giugno scorso, che chiediamo siano acquisite dall'ANPA per la Valutazione di Impatto sul secondo braccio) è responsabile dei processi di desalinizzazione delle acque ed
anche della formazione delle secche dell'avamporto (vedere le ultime misurazioni del marzo scorso), che rappresentano ostacolo e pericolo per la navigazione dopo solo pochi anni dalla costruzione della diga.
Questa diga, nata per proteggere i pescherecci, sta facendo male anche a loro e sempre di più ne farà. Una diga sbagliata ed un mare inquinato e dolcificato presentano prima il conto all'ecosistema marino e poi, di conseguenza, all'economia di questa città, sia a quella ittica, che quest'anno è stata ulteriormente provata anche dalla mucillagine, sia a quella turistica, che non può più offrire il basilare elemento di attrazione: un bagno a mare nell'acqua salata e pulita. E la situazione non migliorerebbe neanche se l'acqua fosse depurata! Il muro della diga continuerebbe, infatti, a convogliare sul litorale le acque dolci del fiume.
In questa situazione è, pertanto, surreale sostenere che bisogna dare inizio ai lavori del nuovo molo, addirittura prima dei risultati della Valutazione di Impatto Ambientale (che potrebbe dimostrare un aggravamento dei problemi suddetti), minacciando dimissioni (Sindaco) o promettendo varianti (sic!) in corso d'opera (DS). Solo interessi corporativi, economici o elettorali, lontani in ogni caso dal bene comune della città, possono far finta di non vedere che la vera urgenza è un'altra.
È necessario, innanzitutto, un nuovo assetto del porto che, secondo le previsioni del Quadro Regionale di Riferimento, garantisca la sicurezza e la navigabilità dei pescherecci e consenta lo sviluppo del traffico passeggeri, ma restituisca, anche, la balneabilità e la salinità al litorale. Così come è improcrastinabile il dragaggio del canale, dal ponte Risorgimento all'inizio dei due moli, assicurando, nel contempo, il corretto smaltimento ambientale dei fanghi prodotti.
Occorre quindi avviare un progetto generale ed organico su tutto il bacino del fiume Pescara, previsto fin dalla legge 183/89, che definisca gli interventi da attuare per il disinquinamento del corso d'acqua, per i recuperi ambientali delle situazioni di degrado, per bloccare i fenomeni di smaltimento abusivo di rifiuti tossici e nocivi, per garantire la portata minima vitale al fiume, impoverita dalle captazioni energetiche. Un piano che stabilisca priorità di intervento, entità delle risorse finanziarie, responsabilità di attuazione, la cui finalità è quella di restituire a questa città un fiume ed un mare, degni di questi nomi sotto l'aspetto naturalistico, e che aiutino l'economia, non che la penalizzino.
Per questo scopo, è urgente convocare una conferenza programmatica regionale per il piano di bacino del Pescara.
Invece, stiamo assistendo al più totale scoordinamento, con istituzioni locali che si lanciano accuse reciproche di non collaborazione e che trovano alleanze solo in funzione di rapporti di partito, a volte anche trasversali.
l problemi ambientali ed economici di Pescara condizionano gli equilibri di maggioranza, ma questa non ricerca le migliori soluzioni progettuali per il porto.
Chi ama davvero questa città deve battersi per restituirle un fiume vivo, un mare pulito, un turismo balneare, uno sviluppo del traffico passeggeri e le condizioni ottimali per quello peschereccio.

Antonio Ricci, presidente Legambiente Abruzzo
Dionisio Gasparroni, presidente Comitato Pescatori Borgo Marino
Luciano Papa, presidente F.A.B. - Federazione Autonoma Balneatori
Antonio Spina, marittimo

Sottoscrivo:

nome e cognome
indirizzo
città
documento
firma
         
         
         
         


Seguono 3.958 firme di cittadini.
Tale petizione è stata consegnata al Presidente del Consiglio Comunale
on. Nino SOSPIRI nel corso del Consiglio Comunale “aperto”.