9 OTTOBRE 2000
STOP
AL NUOVO MOLO DI PESCARA
E' PRIORITARIO UN
NUOVO ASSETTO DEL PORTO CHE ASSICURI NAVIGABILITA'
E SICUREZZA AI PESCHERECCI, RESTITUISCA LA BALNEABILITA' E LA SALINITA'
AL LITORALE E CONSENTA LO SVILUPPO DEL TRAFFICO PASSEGGERI.
E'URGENTE UNA CONFERENZA PROGRAMMATICA REGIONALE
PER IL PIANO DEL BACINO DEL FIUME PESCARA CHE REALIZZI
LE OPERE ORGANICHE DI DISINQUINAMENTO ED I RECUPERI AMBIENTALI
Quando il saggio indica la luna,
lo stolto (e chi è in cattiva fede) guarda il dito.
Durante il blitz nell'avamporto,
Legambiente ed i pescherecci Bacone ed Anna Roberta, in rappresentanza
della Marineria Nord e Sud, non hanno chiesto semplicisticamente l'abbattimento
della diga foranea, gli striscioni reclamavano esplicitamente un nuovo
assetto del porto.
Siamo perfettamente coscienti che senza questo sarebbe messa a rischio
la sicurezza di uomini e mezzi. Sappiano i presidenti delle cooperative
"La Rinascita" e "Bruno Sciarra" che la nostra memoria
è lunga abbastanza, non solo per ricordare le notti di rischio
per i pescherecci, ma ancora di più, tanto da rammentare che
il porto canale, prima della diga foranea, era difeso da un intelligente
sistema di protezione, basato sulle palafitte dei due moli, che impediva
la risacca nel canale, garantendo la sicurezza dell'ormeggio e la tranquillità
degli equipaggi, e lasciava anche al fiume la libertà di sfociare
in mare. Cosa che, invece, l'attuale diga foranea non consente.
Peraltro, la diga non sarebbe di garanzia contro alluvioni, tipo quella
del '92. Allora la portata del fiume in piena fu di 1200 metri cubi
al secondo (valore mai registrato prima!) con una velocità di
ben 20 nodi. L'acqua non fu frenata dalle condizioni di mare fuori dei
moli e neppure la diga avrebbe protetto i pescherecci, che, infatti,
dovettero rafforzare gli ormeggi di prua contro la violenza del fiume.
Il tappo di cemento della diga ha creato più problemi di quelli
che ha risolto: convogliando a riva il carico inquinante del fiume,
è causa dei divieti di balneazione del litorale pescarese (altri
fiumi abruzzesi non meno inquinati, ma liberi di sfociare, non determinano
situazioni simili); la sua impermeabilità (dimostrata dalle analisi
dell'Istituto Idrografico di Stato del 27 giugno scorso, che chiediamo
siano acquisite dall'ANPA per la Valutazione di Impatto sul secondo
braccio) è responsabile dei processi di desalinizzazione delle
acque ed
anche della formazione delle secche dell'avamporto (vedere le ultime
misurazioni del marzo scorso), che rappresentano ostacolo e pericolo
per la navigazione dopo solo pochi anni dalla costruzione della diga.
Questa diga, nata per proteggere i pescherecci, sta facendo male anche
a loro e sempre di più ne farà. Una diga sbagliata ed
un mare inquinato e dolcificato presentano prima il conto all'ecosistema
marino e poi, di conseguenza, all'economia di questa città, sia
a quella ittica, che quest'anno è stata ulteriormente provata
anche dalla mucillagine, sia a quella turistica, che non può
più offrire il basilare elemento di attrazione: un bagno a mare
nell'acqua salata e pulita. E la situazione non migliorerebbe neanche
se l'acqua fosse depurata! Il muro della diga continuerebbe, infatti,
a convogliare sul litorale le acque dolci del fiume.
In questa situazione è, pertanto, surreale sostenere che bisogna
dare inizio ai lavori del nuovo molo, addirittura prima dei risultati
della Valutazione di Impatto Ambientale (che potrebbe dimostrare un
aggravamento dei problemi suddetti), minacciando dimissioni (Sindaco)
o promettendo varianti (sic!) in corso d'opera (DS). Solo interessi
corporativi, economici o elettorali, lontani in ogni caso dal bene comune
della città, possono far finta di non vedere che la vera urgenza
è un'altra.
È necessario, innanzitutto, un nuovo assetto del porto che, secondo
le previsioni del Quadro Regionale di Riferimento, garantisca la sicurezza
e la navigabilità dei pescherecci e consenta lo sviluppo del
traffico passeggeri, ma restituisca, anche, la balneabilità e
la salinità al litorale. Così come è improcrastinabile
il dragaggio del canale, dal ponte Risorgimento all'inizio dei due moli,
assicurando, nel contempo, il corretto smaltimento ambientale dei fanghi
prodotti.
Occorre quindi avviare un progetto generale ed organico su tutto il
bacino del fiume Pescara, previsto fin dalla legge 183/89, che definisca
gli interventi da attuare per il disinquinamento del corso d'acqua,
per i recuperi ambientali delle situazioni di degrado, per bloccare
i fenomeni di smaltimento abusivo di rifiuti tossici e nocivi, per garantire
la portata minima vitale al fiume, impoverita dalle captazioni energetiche.
Un piano che stabilisca priorità di intervento, entità
delle risorse finanziarie, responsabilità di attuazione, la cui
finalità è quella di restituire a questa città
un fiume ed un mare, degni di questi nomi sotto l'aspetto naturalistico,
e che aiutino l'economia, non che la penalizzino.
Per questo scopo, è urgente convocare una conferenza programmatica
regionale per il piano di bacino del Pescara.
Invece, stiamo assistendo al più totale scoordinamento, con istituzioni
locali che si lanciano accuse reciproche di non collaborazione e che
trovano alleanze solo in funzione di rapporti di partito, a volte anche
trasversali.
l problemi ambientali ed economici di Pescara condizionano gli equilibri
di maggioranza, ma questa non ricerca le migliori soluzioni progettuali
per il porto.
Chi ama davvero questa città deve battersi per restituirle un
fiume vivo, un mare pulito, un turismo balneare, uno sviluppo del traffico
passeggeri e le condizioni ottimali per quello peschereccio.
Antonio Ricci,
presidente Legambiente Abruzzo
Dionisio Gasparroni, presidente Comitato Pescatori
Borgo Marino
Luciano Papa, presidente F.A.B. - Federazione Autonoma
Balneatori
Antonio Spina, marittimo
Sottoscrivo:
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Seguono 3.958 firme di cittadini.
Tale petizione è stata consegnata al Presidente del Consiglio
Comunale
on. Nino SOSPIRI nel corso del Consiglio Comunale “aperto”.