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Relazione di Marco
DE MARINIS
Per immaginabili limiti di
spazio non possiamo presentare per intero la relazione preparata dal
nostro amico Marco DE MARINIS; abbiamo quindi deciso di pubblicare
solo un piccolo accenno del capitolo 6 che secondo noi è centrale
nell'economia dell'intero studio (di cui pubblichiamo il sommario
perché chi fosse interessato possa rendersi conto dei temi
trattati). La relazione è completa ed analizza in ogni sua
sfaccettatura il problema del porto, non tralasciandone alcun aspetto.
All'interno dello studio sono allegati i risultati di monitoraggi
ed analisi eseguiti da alcuni Enti e statistiche sul traffico commerciale
del porto di Pescara. Chi volesse consultare per intero la relazione
su Cd-Rom può mettersi in contatto con il nostro Comitato tramite
il nostro indirizzo di posta elettronica.
Con l'occasione vogliamo ringraziare la Provincia di Pescara e in
particolare l'assessore dott. Enrico SPINA per il contributo
fornitoci per la pubblicazione del libro.
SOMMARIO:
Introduzione
| Capitolo 1 |
Storia del porto-canale di
Pescara |
| Capitolo 2 |
Caratteristiche generali di un porto |
| Capitolo 3 |
Caratteristiche generali del porto-canale
di Pescara |
| Capitolo 4 |
Caratteristiche idrografiche del fiume
Aterno-Pescara |
| Capitolo 5 |
Analisi anemometrica |
| Capitolo 6 |
Analisi della soluzione adottata e problematiche
indotte dalla diga foranea
6.1 - Interrimento
6.2 - Aumento dell'inquinamento
della costa
6.3 - Sconvolgimento dell'ecosistema
marino |
| Capitolo 7 |
Quantificazione degli impatti ambientali
indotti dall'opera |
| Capitolo 8 |
Soluzioni adottabili per il risanamento
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APPENDICI:
| Appendice 1 |
Relazione del convegno del
23 settembre 2000 |
| Appendice 2 |
Relazione dell'arch. A. Polacco |
| Appendice 3.1 |
Relazione dell'A.N.P.A. |
| Appendice 3.2 |
Atti della conferenza tenuta a Stavanger
(Norvegia) |
| Appendice 4 |
Indagine della dott.ssa C. Giansante |
| Appendice 5 |
Relazione sul movimento portuale nel porto
di Pescara |
| Appendice 6 |
Fotografie |
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Copertina
del libro |
"PORTO
CANALE DI PESCARA: |
storia
del porto ed impatto ambientale |
della
diga foranea sull'ecosistema circostante" |
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Protezione dell'imboccatura
del porto-canale con un'antemurale:
analisi della soluzione adottata e problematiche indotte
La difficoltà di accesso,
la penetrazione ondosa e la facilità di interrimento sono i
principali problemi di un porto-canale e soprattutto di quello di
Pescara caratterizzato dalla strettezza del canale e dal forte trasporto
solido del fiume che scarica in mare sedimenti
nell'ordine di un milione di metri cubi l'anno.
L'interazione onde-corrente (dirette in senso opposto) conduce peraltro
ad una maggiore ripidità delle onde fino al loro frangimento
(figura 1).
Figura
1 - Due fotografie che ben evidenziano le difficoltà
dei natanti che rientrano nel canale con condizioni di mare
agitato. I velisti ricorderanno gli incidenti anche mortali
che succedono nello stretto dell'isola di Wight, in Inghilterra,
durante le famose regate, quando un mare tempestoso si sovrappone
alla corrente fortissima che viene in senso contrario.
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E' per questa ragione che
sarebbe comunque opportuno che le sponde interne del canale siano
le più possibili rugose ed assorbenti ed in alcuni casi dotate
di vere e proprie camere di smorzamento del moto ondoso (risonatori).
Si legga con attenzione in proposito l'intervento dell' ing.
Mario RUSSO nel convegno
di denuncia del 2000.
Nel caso del porto-canale di Pescara, invece, la situazione è
completamente rovesciata in quanto si è realizzata un'operazione
di lisciamento delle pareti del canale e le poche camere di smorzamento
sono insufficienti e riempite spesso da detriti trasportati dalle
piene pregresse del fiume.
Infatti anche se l'imboccatura del porto vecchio era stretta, comunque,
permetteva il rientro anche con mare burrascoso: infatti non
si ricorda, a memoria dei nostri nonni e dei nostri padri,
che mai imbarcazione sia affondata all'imboccatura del porto.
Fino a quando non sono state lisciate le palafitte e il contrasto
fra la corrente del fiume e il moto ondoso è diventato velocissimo
e violentissimo soprattutto all'imboccatura del vecchio porto, non
vi sono stati problemi per le imbarcazioni.
La soluzione adottata dai progettisti, per rimediare all'operazione
di lisciamento dei moli realizzata nel 1982, è completamente
inadatta per il porto-canale di Pescara in quanto lo schema con diga
foranea parallela alla costa è consigliabile in località
senza problemi di trasporto solido e con settore di traversia ristretto;
questa disposizione è maggiormente adottata quanto più
le coste sono rocciose e con ripidi fondali.
Lo schema, che prevede due moli radicati a terra e convergenti verso
l'imboccatura con asse coincidente con quello dell'ampia traversia
principale, sarebbe stato molto più congegnale alla situazione
del porto-canale di Pescara, la soluzione è stata adottata
con ottimi risultati per il porto-canale
di Ravenna e garantisce nel contempo un ampio avamporto dove avrebbero
potuto riparare i mercantili in attesa del loro turno di ingresso
nel porto.
Tale soluzione
(si legga in proposito l'intervento dell' ing.
Vittorio MARCONI nel convegno
di denuncia del 2000) consiste nella costruzione
di una seconda imboccatura portuale, da realizzarsi in mare aperto,
in prossimità della linea neutra dove non si formano i marosi,
settecento metri più avanti dell'esistente struttura, a forma
di tronco di cono rovesciato ed assolutamente scollegata da essa per
consentire al mare stesso il più ampio corridoio di transito,
ed è particolarmente adatta a combattere gli interrimenti e
presenta il vantaggio della facilità di entrata delle imbarcazioni
le quali incontrano, non appena doppiata l'imboccatura, un idoneo
allargamento per le correzioni di rotta.
Le intenzioni
dei progettisti della diga foranea di Pescara erano di ovviare all'eccessiva
penetrazione ondosa costruendo di fronte all'imboccatura una barriera
isolata di contenimento che avrebbe facilitato l'accosto delle imbarcazioni
al porto soprattutto con mare grosso. Questo tipo di soluzione avrebbe
dovuto assicurare anche una migliore difesa contro l'interrimento
provocando vivaci correnti dall'una all'altra bocca. In effetti tale
risultato non è mai stato ottenuto sia nel caso specifico del
porto-canale di Pescara che in altri porti, mentre viene snaturato
del tutto lo schema di partenza. L'accesso delle imbarcazioni risulta
difficile a causa del doppio cambiamento di direzione in uno spazio
limitato e con onde trasversali e si può accentuare l'insabbiamento
a tergo della diga per deposizione di materiale nell'area più
calma (effetto "tombolo").
Si sono evidenziati tre gravi problematiche che nel complesso hanno
arrecato ben più influenze negative che benefici alle categorie
maggiormente interessate e fruitrici del porto (pesca, turismo ed
indotto ad esse collegate).
Queste tre problematiche
sono le seguenti:
- interrimento
- riversamento delle acque inquinate del fiume
sulla costa
- sconvolgimento dell'ecosistema
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Figura
2 - Aerofotografia della zona antistante il porto-canale di
Pescara in cui sono evidenti gli interrimenti a ridosso della
diga foranea, all'imboccatura del porto turistico e l'avanzamento
della linea di costa sul litorale a Nord del porto.
(gentilmente concessa
dall'Ufficio Idrografico e Mareografico di Pescara)
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Figura
3 - Fotografia satellitare.
Sono evidenti gli interrimenti a ridosso della diga foranea
e nei pressi dell'ingresso del porto turistico.
(gentilmente concessa
dall'Ufficio Idrografico e Mareografico di Pescara)
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Il fiume ha un trasporto
solido molto rilevante: si è calcolato che rovescia in mare
mediamente ogni anno una quantità di sedimenti dell'ordine
di un milione di metri cubi. La diga, che sostanzialmente è
quasi parallela alla costa, ha infatti creato quegli stessi interrimenti
che già erano stati evidentemente (ma in quel caso salutari
e benefici) prodotti dalle scogliere frangiflutti messe a protezione
degli stabilimenti balneari e per il ripascimento della spiaggia (si
veda in proposito le figura
2 e figura 3).
prima
della costruzione della diga |
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dopo
la costruzione della diga |
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Figura
4 - Batimetrie in due dimensioni dell'avamporto del porto-canale
prima della costruzione (in alto) e dopo la costruzione (in
basso) della diga foranea.
(gentilmente concessa dall'Ufficio Idrografico
e Mareografico di Pescara)
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prima
della costruzione della diga |
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dopo
la costruzione della diga |
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Figura
5- Batimetrie in tre dimensioni dell'avamporto del porto-canale
prima della costruzione (in alto) e dopo la costruzione (in
basso) della diga foranea.
(gentilmente concessa dall'Ufficio Idrografico
e Mareografico di Pescara)
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Un danno grave prodotto dalla
diga foranea è costituito dagli interrimenti accumulatisi tra
i moli guardiani preesistenti e la diga foranea stessa, tali interrimenti
sono rappresentati sinteticamente nella vista assonometrica (figure
4 e 5)
nella quale risultano evidenti i grossi accumuli, di sabbia
e limo fluviale, che hanno, per il momento, determinato per le imbarcazioni
con maggior pescaggio l'impossibilità di accadere al porto
da Nord, e con grande difficoltà anche nell'accesso da Sud,
soprattutto con mare mosso.
Dalla figura 4 si vede
bene come l'interrimento abbia reso inutilizzabile l'ingresso a Nord
della diga foranea rendendo il fondale profondo soli 4 metri.
Un peschereccio di tonnellaggio medio-grande (la maggior parte degli
scafi della flottiglia di Pescara rientra in questa categoria essendo
imbarcazioni di 100-120 tonnellate) pesca in profondità circa
3,5 metri e, quando rientra con mare mosso e passa su una secca di
4 metri di profondità, entrando nel cavo dell'onda, rischia
di toccare il fondo con ingenti danni alle eliche, agli ecoscandagli
ed ai motori e alla sicurezza dello stesso e del suo equipaggio.

Figura
6 - Aerofotografia del tratto di costa in prossimità
del porto-canale prima della costruzione della diga foranea.
E' evidente che l'acqua del fiume si allarga fino a 4/5 miglia
a forma di fungo,lasciando indenni le spiagge.
(gentilmente concessa dall'Ufficio Idrografico
e Mareografico di Pescara)
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Figura
7 - Aerofotografia all'infrarosso del tratto di costa in prossimità
del porto-canale (Ottobre 2000). La sfumatura più scura
è provocata dall'acqua del fiume che dopo aver sbattuto
sulla diga si riversa sulle spiagge.
(gentilmente concessa dall'Ufficio Idrografico
e Mareografico di Pescara)
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Il fiume, che prima della
costruzione della diga sfociava liberamente in mare creando un fungo
di espansione del raggio di circa 4-5 chilometri (figura
6) e che trasportava, quindi, al largo il carico inquinante,
adesso invece viene riflesso dalla diga foranea direttamente sulla
spiaggia causando il suo inquinamento e la conseguente non balneabilità
di gran parte della spiaggia di Pescara (in figura
7 il colore più scuro denota gli efflussi
di acqua dolce di fiume che rispetto a quella salata di mare è
più fredda). La diga stessa, d'altronde, non ha creato l'inquinamento,
ma lo ha diffuso sulla costa in maniera diversa da quanto succedeva
in passato.
Figura
8 - Aerofotografia all'infrarosso del tratto di costa in prossimità
del porto-canale (Settembre 1999). Il limite giallo è
quello dell'acqua del fiume, che arriva fino alla rotonda Paolucci.
Quella rossa è acqua di mare.
(gentilmente
concessa dall'Ufficio Idrografico e Mareografico di Pescara)
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Il colore blu scuro (in
figura
8) indica le acque più fredde del
fiume, mentre il colore rosso indica le acque del mare di qualche
grado centigrado più calde: si può ben notare come l'acqua
che bagna il litorale, specialmente nel tratto più vicino alla
foce del fiume, sia praticamente acqua di fiume con il suo relativo
carico inquinante proveniente dagli scarichi leciti ed abusivi raccolti
lungo il suo corso.
La dottoressa Carla Giansante
responsabile del Reparto di Biologia Marina e Fluviale dell'Istituto
Zooprofilattico ha svolto una ricerca nel mese di Giugno 2001 i cui
risultati possono essere riassunte nelle tabelle
1 e 2.
Si può riscontrare
una perfetta sovrapposizione dei dati odierni, giugno 2001, con l'aerofotografia
del 24 Settembre 1999 (figura
8) e con quella dell'Ottobre 2000 (figura
7): la diga foranea devia le acque del fiume,
soprattutto in condizioni meteo marine tipiche della stagione estiva
e cioè con vento di scirocco e di levante, fino alla Rotonda
Paolucci a Nord e fino a Fosso Vallelunga a Sud.
Marco DE MARINIS
Se il Comandante della Capitaneria di Porto, F. Lavaggi, come
da egli stesso affermato in occasione della conferenza stampa presso
l'A.N.M.I., nell'estate 2001, insieme all'on. Sospiri e al Presidente
della Provincia di Pescara De Dominicis, subito dopo il dragaggio
del porto-canale, pensava di aver risolto con lo stesso anche l'inquinamento
delle spiaggie, si è sbagliato di grosso!
Le analisi seguenti sono state fatte, appositamente, circa una settimana
dopo la fine del dragaggio del canale nel maggio 2001.
Questi sottodescritti sono
i risultati: l'acqua del fiume, dolce, limacciosa e inquinata continua
a dirigersi verso le spiagge.
La conclusione che traiamo dal nostro modesto punto di vista
è che il dragaggio del canale serve solo a ridare manovrabilità
ai pescherecci ed alle navi dentro il porto, nella zona dove attraccano.
Dopo tre anni di controlli le spiagge continuano ad essere invase
come prima dall'acqua e dal fango del fiume!
Si legga in proposito l'intervento del dott. Damiani, ora ex direttore
dell'ANPA, ma all'epoca della sua dichiarazione a capo dell'Agenzia,
durante il Consiglio Comunale "aperto" del 9 Ottobre 2000.
Il Comitato
Si legga
sempre sullo stesso argomento anche l'intervento del dott. DAMIANI,
ora ex direttore dell'ANPA, ma all'epoca della sua dichiarazione
a capo dell'Agenzia, durante il Consiglio Comunale "aperto"
del 9 Ottobre 2000.
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Intervento
del
dott. DAMIANI
durante il Consiglio Comunale "aperto"
del 9 OTTOBRE 2000 |
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Contattandoci è
possibile prendere visione
dell'intera relazione di Marco DE MARINIS.
Invia una e-mail all'indirizzo di posta elettronica:
comitato@portodipescara.com
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