Relazione a cura dell’Istituto
Idrografico e Mareografico di Stato - Pescara


|
IL FIUME PESCARA
CARATTERISTICHE IDROLOGICHE DEL BACINO DEL FIUME PESCARA
Premesse
Il Fiume Pescara, che sfocia in Adriatico in corrispondenza dell’omonima
città, è alimentato, nel suo corso più alto, dai
deflussi dagli Appennini Abruzzesi, che raggiungono le quote più
elevate della catena.
Il corso d’acqua, che dalla gola di Popoli si dirige, con corso
poco pendente, verso la costa Adriatica con direzione pressoché
normale alla costa stessa, è alimentato, a monte della gola,
dalla confluenza del Fiume Aterno, che proviene da Nord-Ovest, e del
fiume Sagittario, che scorre da Sud-Est.
Tale conformazione, anomala per i corsi d’acqua appenninici con
foce in Adriatico, deriva dalla corrispondente particolare conformazione
della catena montuosa, che presenta due diversi spartiacque paralleli
al mare, essendo il più prossimo alla linea costiera interrotto
dalla profonda valle rocciosa di Popoli, determinata da una faglia che
separa il monte Morrone dalle propaggini meridionali del massiccio del
Gran Sasso.
Il primo spartiacque, orientale, è caratterizzato dalle quote
più elevate che l’Appennino insulare raggiunge, col Monte
Corno (Gran Sasso - 2814 m s.l.m.) e col Monte Amaro (Maiella - 2714
m s.l.m.)
Il secondo spartiacque, parallelo al primo, verso occidente, raggiunge
quote meno elevate (M. Sirente - 2349 m s.l.m.), ma comunque ragguardevoli.
La valle tra le due catene è drenata, come indicato, dall’Aterno
e dal Sagittario, che scorrono ambedue, con diversa morfologia d’alveo,
verso la gola di Popoli.
La particolare conformazione del bacino si evidenzia bene nella carta
tematica (tavola 1) nella
quale sono anche indicate le ubicazioni delle stazioni di misura delle
precipitazioni, e nello stralcio di foto satellitare (foto
1).
|

tavola
1
gruppo
montuoso del Gran Sasso a sx / gruppo montuoso della
Maiella a dx / mare

foto
1
|
La
valle dell’Aterno
L’Aterno nasce dalla conca alluvionale di Montereale alla quota
di circa 800-850 m s.l.m., ed è alimentato dai deflussi del massiccio
che culmina nel Monte Civitella (1616 m s.l.m.), sul quale si localizza
lo spartiacque che divide il bacino apparente dell’Aterno da quello
del Vomano.
Sino all’abitato di Marana scorre da NE a SO in una valle angusta
con fianchi costituiti da marne ed argille sabbiose.
Da quell’abitato piega a sinistra, con direzione da NO a SE. La
valle, che si allarga gradualmente, ha fianco destro costituito ancora
da argille sabbiose e marne, con varia agglomerazione, e fianco sinistro
da calcari, sempre marnosi, ai quali si appoggiano numerosi conoidi
di deiezione le cui basi costituiscono, in prevalenza, la sponda del
corso d’acqua.
Dopo l’abitato dell’Aquila, pur con immutata direzione,
la valle, che diventa più amena, presenta sui due fianchi prevalenza
di calcari organogeni e di depositi vari, sempre d’origine calcarea.
A monte dell’abitato di Raiano la valle calcarea si restringe
offrendo, per l’impervia sua configurazione, scorci paesaggistici
di notevole interesse. Uscito dalla gola il corso d’acqua cambia
ancora direzione, verso NE, e, dopo un tratto di alcuni chilometri,
percorsi tra depositi alluvionali calcarei, confluisce, a monte dell’abitato
di Popoli, col Fiume Sagittario.
La valle del Sagittario
Il corso d’acqua ha origine dal gruppo montuoso che culmina nel
monte Godi (2011 m s.l.m.) e procede con direzione da SE a NO verso
il Lago di sbarramento di Scanno, col nome di Fiume Tasso.
Dal lago di Scanno, che non ha emissario visibile, dopo un corso recondito,
infiltrato nei depositi morenici calcarei che al lago hanno dato origine,
riemerge col nome di Sagittario a monte dell’abitato di Anversa
degli Abruzzi, alimentato da molteplici risorgive, talvolta direttamente
rifluenti in alveo.
Da Anversa, e fino all’abitato di Bugnara, il Fiume procede con
immutata direzione in una valle con fianchi acclivi, di notevole interesse
paesaggistico; a valle dell’abitato di Sulmona, la sua direzione
piega verso NO sino alla confluenza con l’Aterno, scorrendo in
valle amena e con fianchi costituiti da antichi depositi alluvionali
terrazzati.
La valle del Pescara
Dalla confluenza tra l’Aterno ed il Sagittario il corso d’acqua
prende il nome di Pescara e giunge all’Adriatico con direzione
costante, da SO a NE.
Subito a valle della confluenza il corso d’acqua, rimpinguato
da molteplici e cospicue risorgive, si addentra nella gola tettonica
di Popoli ove scorre per alcuni chilometri. Al suo termine la valle
diventa amena anche perché costituita da depositi alluvionali
sabbiosi e ghiaiosi su base argillosa, e quindi facilmente erodibili,
e quindi, con immutata configurazione, perviene sino al mare.
E’ interessante notare come la differente conformazione dei sottobacini
del bacino trovi puntuale riscontro nella denominazione dei vari tratti
del corso d’acqua che, dalla confluenza tra l’Aterno ed
il Sagittario continua a chiamarsi Aterno-Sagittario sino alla confluenza
delle sorgenti di Capo Pescara, e quindi all’ingresso nelle gole
di Popoli, ove assume il nome di Pescara, quasi a rimarcare le differenze
morfologiche che caratterizzano i diversi tronchi del corso d’acqua.
Dalla carta tematica della permeabilità superficiale dei suoli
(tavola 1) ben si intende
come i sottobacini dell’Aterno e del Sagittario siano decisamente
più permeabili del sottobacino del Pescara e che, di conseguenza,
una gran parte della pioggia che su di essi cade si infiltri nel sottosuolo
per venire a luce più a valle ed in un tempo successivo.
| 

foto
2 - Le gole di Popoli, viste dalla vallata del Pescara
|
Le
portate di massima piena del Pescara alla foce dipendono essenzialmente
dalle precipitazioni che avvengono a valle della gola di Popoli, ed
in particolare, dalla zona di Caramanico e S. Eufemia, ove tali precipitazioni
(tavola 2) sono più
intense.
IL BACINO
DEL FIUME PESCARA
|

foto
3 - Il fiume Pescara a Scafa.
|
Il fiume Pescara ha il bacino
imbrifero più esteso tra quelli dell’Italia insulare con
foce in Adriatico, con una superficie di poco inferiore ai 3200 Kmq.
Sull’intero corso d’acqua hanno funzionato, per consistenti
periodi di tempo, le stazioni di misura idrometrografiche indicate nella
tabella che segue, unitamente ad alcune delle loro principali caratteristiche: