Il sito è stato realizzato e curato da
Marco De Marinis
 
Porto di Pescara
Comitato per un nuovo porto in sintonia con la città e l'ambiente

- Chi siamo e cosa vogliamo
- Notizie dal Comitato
- Relazione di
Marco DE MARINIS
- Convegno di denuncia
del 23 settembre 2000
- Convegno di proposta
del 12 ottobre 2001
- Evoluzione e difesa
della costa
- Scarichi a mare:
balneabilità
- Fiume Pescara
- Captazione delle acque
del fiume Pescara
- Immagini della Riviera
- Ah... m'arcord!
- Storia del
porto di Pescara
- Relazione
ANPA-De Girolamo
- Atti del convegno
di Stavanger
- Collegamenti marittimi
- Meteo. Altezze d'onda
- Relazione ing. MARCONI
Difese di spiaggia
con strutture flessibile e semipermeabili
- L'angolo della posta

 

 

Breve storia del porto-canale di Pescara

La costruzione del porto-canale risale allo scorso secolo e rientrò nella funzione propulsiva dei porti cui  la politica viaria abruzzese volle affidarsi per accelerare il progresso economico della città.
Il progetto del porto-canale di Pescara fu redatto dall'ingegnerTommaso Mati il 22 aprile1868 in seguito all'incarico ricevuto dal ministro abruzzese dei Lavori Pubblici De Vincenzi; tale studio era ampio, articolato ed ambizioso ed avrebbe dovuto trasformare lo scalo pescarese in una formidabile struttura in grado di favorire lo sviluppo dell'Abruzzo.
Tuttavia il ruolo egemonico assegnato dall' ing.Mati al porto-canale di Pescara era in netto contrasto con il programma di De Vincenzi che prevedeva un'interdipendenza tra gli scali di Ortona e di Pescara poichè i bassi fondali dello scalo di Pescara non consentivano a quest'ultimo, a differenza dell'altro, di accogliere grossi  bastimenti. De Vincenzi si prospettava quindi di ristrutturare il porto di Pescara (utilizzando anche le zone attorno alla foce) per il piccolo e medio tonnellaggio con una funzione complementare e sussidiaria rispetto al porto di Ortona di cui era imminente la sistemazione per la grande navigazione.

Progetto dell'ing. Mati del porto-canale di Pescara (1908).

Da un punto di vista tecnico il progetto Mati prevedeva, per il costo complessivo di tre milioni e centomila lire, robusti argini lungo le sponde del fiume e moli guardiani spinti in mare con una lunghezza ed una direzione tali da impedire l'interrimento della foce e da restituire al fiume il suo deflusso regolare. Erano previste altre opere facoltative (il cui finanziamento sarebbe gravato sui bilanci dei Comuni di Castellammare Adriatico e Pescara), per circa 270 mila lire, relative alla costruzione di argini di contenimento a ridosso delle due rive e "colmate di pennelli sommergibili e insommergibili e gettate di pietra".
L'art. 198 della legge del 20 marzo 1865, n° 2248, titolo IV, allegato E, stabiliva che per i porti di quarta classe (era il caso di Pescara) i  lavori erano a carico dei  Comuni e delle Associazioni Comunali; statuiva pure che in caso di spese eccedenti le disponibilità degli enti interessati, lo Stato e l'Amministrazione Provinciale avrebbero potuto sovvenzionare il 40% delle opere. Comunque era impensabile che i Comuni di Pescara e Castellammare Adriatico potessero sostenere una spesa di oltre 1 milione e 550 mila lire poichè si trattava di piccoli centri (rispettivamente 6527 e 6192 abitanti) che avevano bilanci dissestati, esposti per circa 30 mila lire, incapaci di far fronte persino alla manutenzione ordinaria del porto.
De Vincenzi non riuscì a trovare la copertura finanziaria al progetto dell' ing. Mati, quindi l'idea della realizzazione del nuovo porto dovette essere accantonata per qualche decennio fino all'inizio del nuovo secolo.
Grazie alla promozione del porto-canale di Pescara alla terza classe della seconda categoria ed al progetto dell' ing. Lo Gatto che, mantenendo fermo il progetto dell' ing. Mati lo snellì rimaneggiandolo intelligentemente, si riuscì a trovare un giusto compromesso tra costi di costuzione e risorse economiche a disposizione.
Dalla sua costruzione il porto-canale di Pescara incrementò progressivamente i volumi di merci veicolate sulle sue banchine raggiungendo in pochi anni la seconda classe della seconda categoria; il primo conflitto mondiale rallentò l'ascesa del porto di Pescara a causa della flotta austriaca che stazionava in Adriatico e che rallentava i rifornimenti.
Nell'intervallo che intercorse fra le due guerre il porto di Pescara seppe recuperare il tempo perduto e raggiunse punte di elevato sviluppo in parallelo con la fenomenale crescita della città.
Con lo scoppio della seconda guerra mondiale ci fu il buio: Pescara fu distrutta e vide stroncata la sua crescita dai bombardamenti alleati e dalle azioni dei guastatori tedeschi; l'attività portuale fu azzerata.
Nella sua ricostruzione, per una sua migliore recettività,furono previste banchine di approdo commerciale per un fondale di cinque metri. Per attenuare alla foce il naturale deposito del materiale in sospensione del fiume che formava la barra all'imboccatura del porto, i moli guardiani furono tra loro distanziati opportunamente per dare un consono regime idraulico; inoltre nella loro struttura in cemento armato furono incorporate palafitte e camerette di espansione delle onde del mare, provenienti dall'imboccatura del porto, per un loro smorzamento a tutela dei natanti all'ormeggio.
Lo scalo pescarese è stato sempre penalizzato dalla presenza del fiume per i suoi apporti solidi, problema risolto con  l'escavo fisso con draghe, per l'indispensabile mantenimento dei fondali, riuscendo a dare agibilità di approdo.
Le pressanti richieste di sbarco ed imbarco, rispettivamente di bauxite, salgemma, fosfati, carbone e di allumina, elettrodi, asfalto erano tali da dovere spesso ricorrere ad operazioni di allibbo con chiatte per l'alleggerimento del carico delle navi al fine di potere superare la barra e raggiungere la banchina commerciale. Nonostante queste difficoltà il porto di Pescara si poneva in alternativa ai porti di Bari ed Ancona con un indici di rispetto nel movimento commerciale di merce cosiddetta secca.
Per la vitalità commerciale di Pescara non sono mancati, nel passato studi e proposte per un miglioramento del suo scalo marittimo. E' da ricordare la radicale proposta di una deviazione del fiume, con un invaso a monte, per regolare e gestire le acque di deflusso nella parte terminale e depenalizzare il bacino commerciale e l'imboccatura del porto.
Fu uno studio condotto dall'Ingegnere Capo del Genio Civile ing.Gaetano Bonaccorsi e dal suo braccio destro geom. Ettore Clementini appassionati al problema.
Non si inorridisca oggi a questa idea! Allora in prossimità del porto c'era tutto un altro clima, con il villaggio dei pescatori a nord e a sud campi di pascolo per le pecore in emigrazione stagionale; oggi ancora si può vedere qualche casetta di pescatori "annegata" tra alti edifici espressione della espansione urbana.
Si parlò anche ad un porto darsena con uno specchio d'acqua banchinato a lato del molo sud per svincolarsi in parte dall'azione diretta dell'interrimento del fiume,ma restava sempre la precaria imboccatura tra i due moli.
Seguì nel 1963 il progetto di un porto bacino svincolato completamente dal fiume, con una propria imboccatura,nell'area di mare dove è oggi il porto turistico. Fu commissionato dal Comune di Pescara al prof. ing.Guido Ferro della Università di Padova, rettore e professore di Costruzioni Marittime,membro del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.
Anche questa proposta tramontò iinesorabilmente in seguito ad un serio bilancio dei costi e benefici ed altresì nel quadro di una tipologia di mercato riferita a programmi industriali che avrebbero comportato un porto con fondali fino a undici metri.
Arrivò quindi il porto-isola!
Il 12 aprile1968 il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici approvò pertanto un piano regolatore portuale dotato di un porto-isola.
Negli anni che seguirono tutto svanì nei logici programmi di una politica industriale nazionale ed il porto-isola divenne d'intralcio per una diversa destinazione dell'area portuale e del pertinente mare.
Ai primi anni degli anni Settanta risale anche il progetto dell'ingegner Marconi, cui successivamente fu affidata la realizzazione  del porto turistico; il progetto, che ricorda molto quello realizzato del porto di Ravenna, fu anche approvato dal Comune di Pescara, ma fu incomprensibilmente accantonato.
(Oggi, forse, tale progetto poteva essere utile anche per aprire un nuovo ingresso al porto turistico alla base del cono stesso, visto che l'ingresso attuale è soffocato dagli interrimenti, oltre che di difficile accesso perchè rivolto a sud.
E comunque, ci raccontava l'ing. Marconi, per proteggere l'ingresso del porto turistico dagli insabbiamenti, era stato progettato e approvato dal Consiglio Superiore dei LL.PP. un pennello verticale alla spiaggia, davanti all'attuale ingresso del porto turistico. Pennello che non è stato mai realizzato!)

il progetto dell' ing. Marconi approvato dal Comune di Pescara nel 1971;

fotografia del porto di Ravenna che viene protetto dai due moli convergenti.

 

 

attuale progetto del porto canale e porto turistico realizzato

Nella figura il progetto del porto canale con l'annesso porto turistico (le batimetrie fanno riferimento ad una situazione precedente alla diga foranea: dopo la costruzione della diga foranea gli interrimenti sono cospicui e tali da rendere agibile l'ingresso nell'avamporto da Nord solo in condizioni di mare calmo e solo attraverso uno stretto canale, tipo laguna di Venezia, per intenderci. Inoltre i marosi che si formano in prossimità della punta sud, sbattendo sugli scogli della stessa, e anche per la lingua di secca che si è formata, costringono i pescherecci ad allargarsi molto più a  sud e a prendere il mare di  traverso, per rientrare).

 

Con le freccia rosse vengono evidenziate le direzioni verso sud che le imbarcazioni sono costrette ad avere, traversandosi sotto i marosi da tramontana, per rientrare nel porto-canale e nel porto turistico

Ingresso del porto turistico. La freccia rossa indica la boa che segnala i banchi di sabbia.
Il repentino interrimento dovuto al deposito di sabbia proveniente da Sud ha ridotto notevolmente lo spazio a disposizione per il rientro delle imbarcazioni da riporto.
Tale fine dovrà toccare anche al porto-canale di Pescara?

Giocoforza, mancando altre possibilità, l'ingresso del porto turistico fu costruito così com'è ora.
In verità si considerò che, essendo un porto non commerciale, il traffico al suo ingresso si sarebbe svolto per lo più d'estate, quando i venti prevalenti sono brezze da sud e che d' inverno l'ingresso è pochissimo usato.)

Le narrate intenzioni ed i  progetti non realizzati,che arrecarono all'epoca amarezze e delusioni,hanno però preparato la strada alla realizzazione più logica per una Pescara con una acclarata vocazione al turismo balneare e nautico.
Nel 1975 lo scalo pescarese fu classificato porto di prima categoria. Ciò, tra l'altro, favorì  la soluzione della crisi che da qualche tempo insidiava la continuità della linea turistica per Spalato.
Il 18 novembre 1976 il Comune di Pescara, con delibera consiliare, adottò un nuovo piano regolatore che portava la previsione del porto turistico e del nuovo assetto del porto-canale.
Arriviamo così agli anni Ottanta ancora con un nulla di fatto per i problemi del porto. Ci fu anzi un peggioramento della situazione nell'intero bacino: infatti nel 1983 il Genio Civile Opere Marittime di Ancona  procedette a rinforzare i moli guardiani con una nuova  palificazione interna che comportò il restringimento della larghezza del canale di entrata di alcuni metri, ma soprattutto la chiusura delle camere di espansione del moto ondoso costituite dalle palafitte e da vuoti che sottostavano al piano di calpestio dei moli stessi.
A seguito della risacca che tale intervento provocò nel canale, le navi e i pescherecci all'ormeggio non ebbero più pace.
Di qui le proteste della marineria.

Il 13 ottobre 1982 l'Ufficio del Genio Civile per le Opere Marittime di Ancona presentava due proposte di opere foranee per rendere più riparata ed accessibile l'imboccatura del porto-canale di Pescara.
Il 30 aprile 1987, dopo essere stato provato con lo studio del modello fisico per definire la configurazione più efficace, fu così emandato di realizzare:
- un molo radicato a quello del porto turistico per una estensione di ml 300 circa;
- due banchine esterne al porto turistico dello sviluppo complessivo di ml 400 per l'attracco dei traghetti passeggeri;
- una diga foranea esterna di circa ml 700.

Progetto del nuovo assetto del porto-canale di Pescara

Fin ad oggi è stato realizzato solo il primo lotto dei lavori, e cioè la sola diga foranea: l'impatto ambientale è stato rilevante. Le acque del fiume, dolci, limacciose ed inquinate, vengono deviate dalla diga sull'adiacente spiaggia balneabile: questa è la tesi che il Comitato sta portando avanti con dovizia di prove ed autorevoli pareri di esperti del settore dal Comitato stesso interpellati.
Anche la relazione A.N.P.A.-De Girolamo è concorde nel reputare la diga foranea responsabile del peggioramento della qualità delle acque dell'intera litoranea a nord della foce del fiume Pescara.
Per porre  rimedio agli errori in serie di progettazione il nuovo asseto portuale è stato di nuovo ritoccato: purtroppo ancora una volta non sembra si sia imboccata la strada migliore per lo scalo marittimo pescarese.
Il nuovo progetto si porta dietro tutti i suoi limiti iniziali e non propone una soluzione strutturale alle esigenze del traffico peschereccio e passeggeri  ai quali dovrebbe essere destinato.
E' evidente che ci saranno questi problemi:

- interrimento enorme e non gestibile economicamente dell'avamporto;

- riversamento delle acque inquinate del fiume sulla costa;

- sconvolgimento dell'ecosistema;
- ingresso del porto rivolto verso sud e perciò pericoloso ed inadatto per navi e pescherecci

Nuovo assetto portuale dopo la variante
del nuovo pennello al progetto iniziale