Breve
storia del porto-canale di Pescara
La costruzione del porto-canale
risale allo scorso secolo e rientrò nella funzione propulsiva
dei porti cui la politica viaria abruzzese volle affidarsi per
accelerare il progresso economico della città.
Il progetto del porto-canale di Pescara fu redatto dall'ingegnerTommaso
Mati il 22 aprile1868 in seguito all'incarico ricevuto dal ministro
abruzzese dei Lavori Pubblici De Vincenzi; tale studio era ampio, articolato
ed ambizioso ed avrebbe dovuto trasformare lo scalo pescarese in una
formidabile struttura in grado di favorire lo sviluppo dell'Abruzzo.
Tuttavia il ruolo egemonico assegnato dall' ing.Mati al porto-canale
di Pescara era in netto contrasto con il programma di De Vincenzi che
prevedeva un'interdipendenza tra gli scali di Ortona e di Pescara poichè
i bassi fondali dello scalo di Pescara non consentivano a quest'ultimo,
a differenza dell'altro, di accogliere grossi bastimenti. De Vincenzi
si prospettava quindi di ristrutturare il porto di Pescara (utilizzando
anche le zone attorno alla foce) per il piccolo e medio tonnellaggio
con una funzione complementare e sussidiaria rispetto al porto di Ortona
di cui era imminente la sistemazione per la grande navigazione.

Progetto dell'ing.
Mati del porto-canale di Pescara (1908).
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Da un punto di vista tecnico
il progetto Mati prevedeva, per il costo complessivo di tre milioni
e centomila lire, robusti argini lungo le sponde del fiume e moli guardiani
spinti in mare con una lunghezza ed una direzione tali da impedire l'interrimento
della foce e da restituire al fiume il suo deflusso regolare. Erano
previste altre opere facoltative (il cui finanziamento sarebbe gravato
sui bilanci dei Comuni di Castellammare Adriatico e Pescara), per circa
270 mila lire, relative alla costruzione di argini di contenimento a
ridosso delle due rive e "colmate di pennelli sommergibili e insommergibili
e gettate di pietra".
L'art. 198 della legge del 20 marzo 1865, n° 2248, titolo IV, allegato
E, stabiliva che per i porti di quarta classe (era il caso di Pescara)
i lavori erano a carico dei Comuni e delle Associazioni
Comunali; statuiva pure che in caso di spese eccedenti le disponibilità
degli enti interessati, lo Stato e l'Amministrazione Provinciale avrebbero
potuto sovvenzionare il 40% delle opere. Comunque era impensabile che
i Comuni di Pescara e Castellammare Adriatico potessero sostenere una
spesa di oltre 1 milione e 550 mila lire poichè si trattava di
piccoli centri (rispettivamente 6527 e 6192 abitanti) che avevano bilanci
dissestati, esposti per circa 30 mila lire, incapaci di far fronte persino
alla manutenzione ordinaria del porto.
De Vincenzi non riuscì a trovare la copertura finanziaria al
progetto dell' ing. Mati, quindi l'idea della realizzazione del nuovo
porto dovette essere accantonata per qualche decennio fino all'inizio
del nuovo secolo.
Grazie alla promozione del porto-canale di Pescara alla terza classe
della seconda categoria ed al progetto dell' ing. Lo Gatto che, mantenendo
fermo il progetto dell' ing. Mati lo snellì rimaneggiandolo intelligentemente,
si riuscì a trovare un giusto compromesso tra costi di costuzione
e risorse economiche a disposizione.
Dalla sua costruzione il porto-canale di Pescara incrementò
progressivamente i volumi di merci veicolate sulle sue banchine raggiungendo
in pochi anni la seconda classe della seconda categoria; il primo conflitto
mondiale rallentò l'ascesa del porto di Pescara a causa della
flotta austriaca che stazionava in Adriatico e che rallentava i rifornimenti.
Nell'intervallo che intercorse fra le due guerre il porto di Pescara
seppe recuperare il tempo perduto e raggiunse punte di elevato sviluppo
in parallelo con la fenomenale crescita della città.
Con lo scoppio della seconda guerra mondiale ci fu il buio: Pescara
fu distrutta e vide stroncata la sua crescita dai bombardamenti alleati
e dalle azioni dei guastatori tedeschi; l'attività portuale fu
azzerata.
Nella sua ricostruzione, per una sua migliore recettività,furono
previste banchine di approdo commerciale per un fondale di cinque metri.
Per attenuare alla foce il naturale deposito del materiale in sospensione
del fiume che formava la barra all'imboccatura del porto, i moli guardiani
furono tra loro distanziati opportunamente per dare un consono regime
idraulico; inoltre nella loro struttura in cemento armato furono
incorporate palafitte e camerette di espansione delle onde del mare,
provenienti dall'imboccatura del porto, per un loro smorzamento a tutela
dei natanti all'ormeggio.
Lo scalo pescarese è stato sempre penalizzato dalla presenza
del fiume per i suoi apporti solidi, problema risolto con l'escavo
fisso con draghe, per l'indispensabile mantenimento dei fondali, riuscendo
a dare agibilità di approdo.
Le pressanti richieste di sbarco ed imbarco, rispettivamente di bauxite,
salgemma, fosfati, carbone e di allumina, elettrodi, asfalto erano tali
da dovere spesso ricorrere ad operazioni di allibbo con chiatte per
l'alleggerimento del carico delle navi al fine di potere superare la
barra e raggiungere la banchina commerciale. Nonostante queste difficoltà
il porto di Pescara si poneva in alternativa ai porti di Bari ed Ancona
con un indici di rispetto nel movimento commerciale di merce cosiddetta
secca.
Per la vitalità commerciale di Pescara non sono mancati,
nel passato studi e proposte per un miglioramento del suo scalo marittimo.
E' da ricordare la radicale proposta di una deviazione del
fiume, con un invaso a monte, per regolare e gestire le acque di deflusso
nella parte terminale e depenalizzare il bacino commerciale e l'imboccatura
del porto.
Fu uno studio condotto dall'Ingegnere Capo del Genio Civile ing.Gaetano
Bonaccorsi e dal suo braccio destro geom. Ettore Clementini appassionati
al problema.
Non si inorridisca oggi a questa idea! Allora in prossimità del
porto c'era tutto un altro clima, con il villaggio dei pescatori a nord
e a sud campi di pascolo per le pecore in emigrazione stagionale; oggi
ancora si può vedere qualche casetta di pescatori "annegata"
tra alti edifici espressione della espansione urbana.
Si parlò anche ad un porto darsena con uno specchio
d'acqua banchinato a lato del molo sud per svincolarsi in parte dall'azione
diretta dell'interrimento del fiume,ma restava sempre la precaria imboccatura
tra i due moli.
Seguì nel 1963 il progetto di un porto bacino svincolato completamente
dal fiume, con una propria imboccatura,nell'area di mare dove è
oggi il porto turistico. Fu commissionato dal Comune di Pescara al prof.
ing.Guido Ferro della Università di Padova, rettore e professore
di Costruzioni Marittime,membro del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.
Anche questa proposta tramontò iinesorabilmente in seguito ad
un serio bilancio dei costi e benefici ed altresì nel quadro
di una tipologia di mercato riferita a programmi industriali che avrebbero
comportato un porto con fondali fino a undici metri.
Arrivò quindi il porto-isola!
Il 12 aprile1968 il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici approvò
pertanto un piano regolatore portuale dotato di un porto-isola.
Negli anni che seguirono tutto svanì nei logici programmi di
una politica industriale nazionale ed il porto-isola divenne d'intralcio
per una diversa destinazione dell'area portuale e del pertinente mare.
Ai primi anni degli anni Settanta risale anche il progetto dell'ingegner
Marconi, cui successivamente fu affidata la realizzazione del
porto turistico; il progetto, che ricorda molto quello realizzato del
porto di Ravenna, fu anche approvato dal Comune di Pescara, ma fu incomprensibilmente
accantonato. (Oggi, forse,
tale progetto poteva essere utile anche per aprire un nuovo ingresso
al porto turistico alla base del cono stesso, visto che l'ingresso attuale
è soffocato dagli interrimenti, oltre che di difficile accesso
perchè rivolto a sud.
E comunque, ci raccontava l'ing. Marconi, per proteggere l'ingresso
del porto turistico dagli insabbiamenti, era stato progettato e approvato
dal Consiglio Superiore dei LL.PP. un pennello verticale alla spiaggia,
davanti all'attuale ingresso del porto turistico. Pennello che non è
stato mai realizzato!)

il progetto
dell' ing. Marconi approvato dal Comune di Pescara nel 1971;

fotografia
del porto di Ravenna che viene protetto dai due moli convergenti.

attuale
progetto del porto canale e porto turistico realizzato
Nella figura
il progetto del porto canale con l'annesso porto turistico
(le batimetrie fanno riferimento ad una situazione precedente
alla diga foranea: dopo la costruzione della diga foranea
gli interrimenti sono cospicui e tali da rendere agibile l'ingresso
nell'avamporto da Nord solo in condizioni di mare calmo e
solo attraverso uno stretto canale, tipo laguna di Venezia,
per intenderci. Inoltre i marosi che si formano in prossimità
della punta sud, sbattendo sugli scogli della stessa, e anche
per la lingua di secca che si è formata, costringono
i pescherecci ad allargarsi molto più a sud e
a prendere il mare di traverso, per rientrare).
Con le freccia
rosse vengono evidenziate le direzioni verso sud che le imbarcazioni
sono costrette ad avere, traversandosi sotto i marosi da tramontana,
per rientrare nel porto-canale e nel porto turistico
Ingresso
del porto turistico. La freccia rossa indica la boa che segnala
i banchi di sabbia.
Il repentino interrimento dovuto al deposito di sabbia proveniente
da Sud ha ridotto notevolmente lo spazio a disposizione per
il rientro delle imbarcazioni da riporto.
Tale fine dovrà toccare anche al porto-canale di Pescara?
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Giocoforza, mancando altre
possibilità, l'ingresso del porto turistico fu costruito così
com'è ora.
In verità si considerò che, essendo un porto non commerciale,
il traffico al suo ingresso si sarebbe svolto per lo più d'estate,
quando i venti prevalenti sono brezze da sud e che d' inverno l'ingresso
è pochissimo usato.)
Le narrate intenzioni ed i
progetti non realizzati,che arrecarono all'epoca amarezze e delusioni,hanno
però preparato la strada alla realizzazione più logica
per una Pescara con una acclarata vocazione al turismo balneare e nautico.
Nel 1975 lo scalo pescarese fu classificato porto di prima categoria.
Ciò, tra l'altro, favorì la soluzione della crisi
che da qualche tempo insidiava la continuità della linea turistica
per Spalato.
Il 18 novembre 1976 il Comune di Pescara, con delibera consiliare, adottò
un nuovo piano regolatore che portava la previsione del porto turistico
e del nuovo assetto del porto-canale.
Arriviamo così agli anni Ottanta ancora con un nulla di fatto
per i problemi del porto. Ci fu anzi un peggioramento della
situazione nell'intero bacino: infatti nel 1983 il Genio Civile Opere
Marittime di Ancona procedette a rinforzare i moli guardiani con
una nuova palificazione interna che comportò il restringimento
della larghezza del canale di entrata di alcuni metri, ma soprattutto
la chiusura delle camere di espansione del moto ondoso costituite dalle
palafitte e da vuoti che sottostavano al piano di calpestio dei moli
stessi.
A seguito della risacca che tale intervento provocò nel canale,
le navi e i pescherecci all'ormeggio non ebbero più pace.
Di qui le proteste della marineria.
Il 13 ottobre 1982 l'Ufficio del Genio Civile per le Opere Marittime
di Ancona presentava due proposte di opere foranee per rendere più
riparata ed accessibile l'imboccatura del porto-canale di Pescara.
Il 30 aprile 1987, dopo essere stato provato con lo studio del modello
fisico per definire la configurazione più efficace, fu così
emandato di realizzare:
- un molo radicato a quello del porto turistico per una estensione di
ml 300 circa;
- due banchine esterne al porto turistico dello sviluppo complessivo
di ml 400 per l'attracco dei traghetti passeggeri;
- una diga foranea esterna di circa ml 700.


Progetto del
nuovo assetto del porto-canale di Pescara
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Fin ad oggi è stato
realizzato solo il primo lotto dei lavori, e cioè la sola diga
foranea: l'impatto ambientale è stato rilevante. Le acque del
fiume, dolci, limacciose ed inquinate, vengono deviate dalla diga sull'adiacente
spiaggia balneabile: questa è la tesi che il Comitato sta portando
avanti con dovizia di prove ed autorevoli pareri di esperti del settore
dal Comitato stesso interpellati.
Anche la relazione
A.N.P.A.-De Girolamo è concorde nel reputare
la diga foranea responsabile del peggioramento della qualità
delle acque dell'intera litoranea a nord della foce del fiume Pescara.
Per porre rimedio agli errori in serie di progettazione il nuovo
asseto portuale è stato di nuovo ritoccato: purtroppo ancora
una volta non sembra si sia imboccata la strada migliore per lo scalo
marittimo pescarese.
Il nuovo progetto si porta dietro tutti i suoi limiti iniziali e non
propone una soluzione strutturale alle esigenze del traffico peschereccio
e passeggeri ai quali dovrebbe essere destinato.
E' evidente che ci saranno questi problemi:
- interrimento enorme e non
gestibile economicamente dell'avamporto;
- riversamento delle acque inquinate del fiume
sulla costa;
- sconvolgimento dell'ecosistema;
- ingresso del porto rivolto verso sud e perciò pericoloso ed
inadatto per navi e pescherecci

Nuovo assetto portuale dopo
la variante
del nuovo pennello al progetto iniziale
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