1.Cos'è la mucillagine?
«Chimicamente è un muco-polisaccaride, vale a dire uno zucchero complesso, di struttura e composizione simile a quella del muco del naso di noi umani, m più, però, la mucillagine marina ha generalmente una forte componente azotata».
2. Come si forma?
«Le ricerche su questo argomento non ancora hanno detto la parola definitiva.
L'orientamento degli scienziati è che sia un prodotto secreto in quantitativi
esagerati dalle alghe microscòpiche marine e, nel contempo, derivante
dal disfacimento post-mortem delle microalghe stesse.
In laboratorio test effettuati in acquario hanno mostrato che
almeno una quindicina di sostanze inquinanti sono in grado di indurre produzione
di mucillagini; tuttavia sul campo o meglio, in mare
non si sono avuti riscontri chiari in merito.
Sappiamo, comunque, che i mucopolisaccaridi vengono secreti naturalmente in
quantità infinitesime dagli organismi microscopici marini e hanno la
funzione di "incollare" fra loro le cellule come avviene per le comuni
diatomee che vivono sia sulla colonna d'acqua che, per alcune specie, preferenzialmente,
a livello del fondo. Si ritiene che il prodotto serva anche a diverse specie
come riserva alimentare. Certo è che, per motivi non ancora compresi
dalla scienza, anziché averne una produzione limitatissima, usualmente
in tracce, assistiamo a una produzione imponente, come se le microalghe fossero
"impazzite" non rispettando più il loro consueto agire vitale».
3. Quale processo segue la formazione?
«La mucillagine inizia a formarsi come neve marina ("marine
snow") bianca che dalla colonna d'acqua ricopre i fondali diffusamente,
soprattutto al largo, in acque relativamente profonde. Successivamente questa
"neve" comincia ad aggregarsi in "stracci" grandi fino a
qualche decina di centimetri che, di natura appiccicosa, incollano e inglobano
corpuscoli presenti nell'acqua, dalle microalghe al sedimento fine in sospensione.
In presenza di aggregati a stracci, quindi, l'acqua di mare non dirèttamente
coinvolta è più trasparente del solito, soprattutto a riva.
Quando di giorno le microalghe vive, intrappolate nella massa mucoide, con la
loro azione fotosintetica producono bollicine di ossigeno, la mucillagine comincia
a rigonfiarsi, ad alleggerirsi e a venire a galla. La massa emergendo è
di colore biancastro ma, in poche ore all'aria, tende ad imbrunire fino al marrone
scuro. Coesistendo affioramenti recenti, bianchi, con altri più vecchi,
l'aspetto della superfìcie del mare diviene simile a un “cappuccino"
con spolvero di cacao, appena lievemente agitato. Sotto l'azione del vento le
mucillagini affiorate in superficie si dispongono sovente a strisce sub-parallele
fra loro, lunghissime per decine di chilometri, conferendo al mare un aspetto
simile al disegno del mantello di una zebra. Quando, sotto l'azione del vento,
le masse emerse si disgregano e soprattutto alla sera quando l'azione della
fotosintesi cessa e con essa l'azione dei micro-galleggianti costituiti dalle
bollicine di ossigeno, la mucillagine riprende a scendere verso il fondo e scompare
alla vista, il ciclo si ripeterà nel giorno successivo.se vi è
buona insolazione.
E quindi fuorviante dire -come oggi si sta facendo —che la mucillagine
è presente o assente sulla base di ispezioni della superficie marina:
essa viene dal fondo e lo strumento più adatto per poter essere osservata—
e dire se c'è e guanto ce n'è — è la telecamera subacquea,
magari telecomandata via cavo».
4. Qual è il rapporto con il fenomeno dell'eutrofizzazione?
«Il fenomeno delle mucillagini è diverso da quello dell'eutrofizzazione
che in Adriatico ha colpito fin dagli anni'70 e che ha avuto le sue punte massime
negli anni '80.
Secondo la maggior parte degli scienziati addirittura non c'entra nulla con
l'eutrofizzazione.
Infatti ha colpito pesantemente anche in acque trasparentissime, tutt'altro
che eutrofìche, come in Croazia e nel mare di Sicilia. Certo che, ove
abbondano le microalghe i fenomeni possono manifestarsi in misura più
vistosa così come gli affioramenti in superficie, ma l'eutrofizzazione
non è una condizione necessaria».
5. Ma allora, qual è la causa scatenante?
«Allo stato attuale il mondo della scienza non sa rispondere.
Probabilmente non esiste una sola causa, ma un complesso di fattori che provocano
fenomeni di distrofia degli equilibri ecosistemici del mare: dai micro-inquinanti
in tracce ai mutamenti globali quale la radiazione luminosa solare notoriamente
modificata per l'assottigliamento dello strato dell'ozono stratosferico.
Nell'89 il fenomeno sì manifestò in buona parte del Mediterraneo
e in diverse parti
del mondo, golfo del Messico in particolare.
La "naturalità" del fenomeno invocata da chi vuole tranquillizzare
a ogni costo, non tranquillizza affatto: anche l'eutrofizzazione è "naturale"
e descritta nei secoli passati.
La neve marina è stata descritta, per la prima volta, nel 1729. Ma sia
quello delle mucillagini che quelli eutrofici erano fenomeni localizzati e limitati
per estensione e durata; a questo grado di estensione (attualmente tutto l'Adriatico
settentrionale e centrale) e di persistenza si è arrivati solo in epoca
recentissima e per cause antropogeniche e pertanto aderisco al pensiero di coloro
ohe, fra gli studiosi, ritengono di doversi preoccupare. E poi, se fosse un
fatto così "normale", come spiegarsi lo stato di emergenza
dichiarato dal governo per sostenere le attività economiche della pesca
in crisi in nord Adriatico?»
6. Quali sono le possibili conseguenze?
«Consistono nel possibile soffocamento dei fondali con
tutte le forme di vita a esso legate e che sono incapaci di mettersi in salvo
nuotando verticalmente: vongole e altri molluschi lamellibranchi, vermi policheti,
crostacei, sogliole eccetera possono scomparire dalle aree colpite.
Le mucillagini colpiscono la pesca non solo per l'impoverimento biologico che
produce: aderendo alle reti, ne provocano un tale appesantimento da renderne
impossibile l'esercizio e il recupero.
Per la balneazione le mucillagini non sono un gran problema per l'uomo sano:
seppur potenzialmente innocue, basta evitarle oppure lavarsi bene ed energicamente
dopo il bagno.
Si ribadisce però che i parametri della legge sulla balneazione non proteggono
il mare ma, riduttivamente, la sicurezza del cittadino bagnante.
Nell’89 dopo le mucillagini, nel mare abruzzese si verifìcò
il fenomeno delle vongole con pigmento anomalo all'interno (blu) e fenomeni
di biotossine algali. Speriamo che non ricapiti anche quest'anno, ma questa
è l'ennesima prova che quando si squilibra un sistema complesso, qual
è quello marino, possiamo aspettarci sorprese inimmaginabili. Già
oggi, credo, la realtà ha superato la fantasia e ogni capacità
predittiva umana».
7. Quali sono i rimedi?
«Nell'immediato, data la natura della sostanza e l'estensione
del fenomeno, non c'è
niente da fare. I battellini raccogli-spazzafura da qualcuno invocati non servono
a nulla per una sostanza così "inafferrabile". Inefficaci anche
le barriere galleggianti, perché queste confinano e assorbono solo gli
olii inquinanti che stratificano in superfìcie e non certo le sostanze
non oleose come queste che, fra l'altro, possono passarvi sotto, lungo tutta
la colonna d'acqua. Questi mezzi sono stati effettivamente usati, consapevoli
della loro scarsa o nulla efficacia, per lanciare un "ef-
fetto psicologico" sui turisti e i balneatori.
Dobbiamo però dirci, con chiarezza e sincerità, che il loro impiego
equivale a buttare inutilmente soldi in mare. Meglio lasciar perdere.
Se Comune e Provincia volessero dare una mano, anziché orientarsi sulle
barriere, potrebbero finanziare il potenziamento della dotazione della motonave-laboratorio
Ermione con nuove e più
moderne sonde per l'analisi multiparametrica e finanziare ricerche aggiuntive
all'Arta, all'Istituto Zooprofilattico e a centri dì ricerca avanzata
applicata al mare.
La Regione dovrebbe, infine, redigere e finalmente attuare seri Piani di Bacino
per il risanamento,
argomento su cui è clamorosamente inadempiente da anni».
I rimedi effettivi dovrebbero essere cercati su larga scala e sui tempi lunghi,
in mare, infatti, non è solo una piscina oppure un semplice allevamento
di pesci come traspare da alcuni interventi: è in primo luogo uno spazio
di vita che regola il clima del Pianeta, risente delle sue macro-modificazioni
indotte dalle attività umane con questo modello di sviluppo antiecologico
e distruttivo.
Dobbiamo, pertanto, aumentare le ricerche e la conoscenza su questo ambiente
e adottare il principio di precauzione smettendo di immettervi i fanghi portuali
inquinanti e scarichi di sostanze
nocive e di rifiuti.
Il mare va difeso, in definitiva, come ambiente in tutte le sue
componenti fisiche e in quelle vitali, biologiche, vista la forte riduzione
delle specie che si è registrata negli ultimi anni, anche per
i limi deviati dalla diga foranea.
I tempi lunghi, si sa, vanno al di là della durata delle singole amministrazioni
ma ciò non toglie che la strada è obbligata e, inseriti gli interventi
nei piani d'azione dell'Agenda 21 locale, non dovrebbero essere ritenuti di
destra nè di sinistra: semplicemente un dovere etico, ecologico, istituzionale
degli umani».