Da una intervista a ILCENTRO del 12 luglio 2004 del dott. Giovanni Damiani, biologo.

1.Cos'è la mucillagine?

«Chimicamente è un muco-polisaccaride, vale a dire uno zucchero complesso, di struttura e composizione simile a quella del muco del naso di noi umani, m più, però, la mucillagine marina ha generalmente una forte componente azotata».

2. Come si forma?


«Le ricerche su questo argomento non ancora hanno detto la parola definitiva. L'orientamento degli scienziati è che sia un prodotto secreto in quantitativi esagerati dalle alghe microscòpiche marine e, nel contempo, derivante dal disfacimento post-mortem delle microalghe stesse.

In laboratorio test effettuati in acquario hanno mostrato che almeno una quindicina di sostanze inquinanti sono in grado di indurre produzione di mucillagini; tuttavia sul campo o meglio, in mare
non si sono avuti riscontri chiari in merito.
Sappiamo, comunque, che i mucopolisaccaridi vengono secreti naturalmente in quantità infinitesime dagli organismi microscopici marini e hanno la funzione di "incollare" fra loro le cellule come avviene per le comuni diatomee che vivono sia sulla colonna d'acqua che, per alcune specie, preferenzialmente, a livello del fondo. Si ritiene che il prodotto serva anche a diverse specie come riserva alimentare. Certo è che, per motivi non ancora compresi dalla scienza, anziché averne una produzione limitatissima, usualmente in tracce, assistiamo a una produzione imponente, come se le microalghe fossero "impazzite" non rispettando più il loro consueto agire vitale».

3. Quale processo segue la formazione?

«La mucillagine inizia a formarsi come neve marina ("marine snow") bianca che dalla colonna d'acqua ricopre i fondali diffusamente, soprattutto al largo, in acque relativamente profonde. Successivamente questa "neve" comincia ad aggregarsi in "stracci" grandi fino a qualche decina di centimetri che, di natura appiccicosa, incollano e inglobano corpuscoli presenti nell'acqua, dalle microalghe al sedimento fine in sospensione. In presenza di aggregati a stracci, quindi, l'acqua di mare non dirèttamente coinvolta è più trasparente del solito, soprattutto a riva.
Quando di giorno le microalghe vive, intrappolate nella massa mucoide, con la loro azione fotosintetica producono bollicine di ossigeno, la mucillagine comincia a rigonfiarsi, ad alleggerirsi e a venire a galla. La massa emergendo è di colore biancastro ma, in poche ore all'aria, tende ad imbrunire fino al marrone scuro. Coesistendo affioramenti recenti, bianchi, con altri più vecchi, l'aspetto della superfìcie del mare diviene simile a un “cappuccino" con spolvero di cacao, appena lievemente agitato. Sotto l'azione del vento le mucillagini affiorate in superficie si dispongono sovente a strisce sub-parallele fra loro, lunghissime per decine di chilometri, conferendo al mare un aspetto simile al disegno del mantello di una zebra. Quando, sotto l'azione del vento, le masse emerse si disgregano e soprattutto alla sera quando l'azione della fotosintesi cessa e con essa l'azione dei micro-galleggianti costituiti dalle bollicine di ossigeno, la mucillagine riprende a scendere verso il fondo e scompare alla vista, il ciclo si ripeterà nel giorno successivo.se vi è buona insolazione.
E quindi fuorviante dire -come oggi si sta facendo —che la mucillagine è presente o assente sulla base di ispezioni della superficie marina: essa viene dal fondo e lo strumento più adatto per poter essere osservata— e dire se c'è e guanto ce n'è — è la telecamera subacquea, magari telecomandata via cavo».

4. Qual è il rapporto con il fenomeno dell'eutrofizzazione?


«Il fenomeno delle mucillagini è diverso da quello dell'eutrofizzazione che in Adriatico ha colpito fin dagli anni'70 e che ha avuto le sue punte massime negli anni '80.
Secondo la maggior parte degli scienziati addirittura non c'entra nulla con l'eutrofizzazione.
Infatti ha colpito pesantemente anche in acque trasparentissime, tutt'altro che eutrofìche, come in Croazia e nel mare di Sicilia. Certo che, ove abbondano le microalghe i fenomeni possono manifestarsi in misura più vistosa così come gli affioramenti in superficie, ma l'eutrofizzazione non è una condizione necessaria».

5. Ma allora, qual è la causa scatenante?

«Allo stato attuale il mondo della scienza non sa rispondere. Probabilmente non esiste una sola causa, ma un complesso di fattori che provocano fenomeni di distrofia degli equilibri ecosistemici del mare: dai micro-inquinanti in tracce ai mutamenti globali quale la radiazione luminosa solare notoriamente modificata per l'assottigliamento dello strato dell'ozono stratosferico.
Nell'89 il fenomeno sì manifestò in buona parte del Mediterraneo e in diverse parti
del mondo, golfo del Messico in particolare.
La "naturalità" del fenomeno invocata da chi vuole tranquillizzare a ogni costo, non tranquillizza affatto: anche l'eutrofizzazione è "naturale" e descritta nei secoli passati.
La neve marina è stata descritta, per la prima volta, nel 1729. Ma sia quello delle mucillagini che quelli eutrofici erano fenomeni localizzati e limitati per estensione e durata; a questo grado di estensione (attualmente tutto l'Adriatico settentrionale e centrale) e di persistenza si è arrivati solo in epoca recentissima e per cause antropogeniche e pertanto aderisco al pensiero di coloro ohe, fra gli studiosi, ritengono di doversi preoccupare. E poi, se fosse un fatto così "normale", come spiegarsi lo stato di emergenza dichiarato dal governo per sostenere le attività economiche della pesca in crisi in nord Adriatico?»

6. Quali sono le possibili conseguenze?

«Consistono nel possibile soffocamento dei fondali con tutte le forme di vita a esso legate e che sono incapaci di mettersi in salvo nuotando verticalmente: vongole e altri molluschi lamellibranchi, vermi policheti, crostacei, sogliole eccetera possono scomparire dalle aree colpite.
Le mucillagini colpiscono la pesca non solo per l'impoverimento biologico che produce: aderendo alle reti, ne provocano un tale appesantimento da renderne impossibile l'esercizio e il recupero.
Per la balneazione le mucillagini non sono un gran problema per l'uomo sano: seppur potenzialmente innocue, basta evitarle oppure lavarsi bene ed energicamente dopo il bagno.
Si ribadisce però che i parametri della legge sulla balneazione non proteggono il mare ma, riduttivamente, la sicurezza del cittadino bagnante.
Nell’89 dopo le mucillagini, nel mare abruzzese si verifìcò il fenomeno delle vongole con pigmento anomalo all'interno (blu) e fenomeni di biotossine algali. Speriamo che non ricapiti anche quest'anno, ma questa è l'ennesima prova che quando si squilibra un sistema complesso, qual è quello marino, possiamo aspettarci sorprese inimmaginabili. Già oggi, credo, la realtà ha superato la fantasia e ogni capacità predittiva umana».


7. Quali sono i rimedi?

«Nell'immediato, data la natura della sostanza e l'estensione del fenomeno, non c'è
niente da fare. I battellini raccogli-spazzafura da qualcuno invocati non servono a nulla per una sostanza così "inafferrabile". Inefficaci anche le barriere galleggianti, perché queste confinano e assorbono solo gli olii inquinanti che stratificano in superfìcie e non certo le sostanze non oleose come queste che, fra l'altro, possono passarvi sotto, lungo tutta la colonna d'acqua. Questi mezzi sono stati effettivamente usati, consapevoli della loro scarsa o nulla efficacia, per lanciare un "ef-
fetto psicologico" sui turisti e i balneatori.
Dobbiamo però dirci, con chiarezza e sincerità, che il loro impiego equivale a buttare inutilmente soldi in mare. Meglio lasciar perdere.
Se Comune e Provincia volessero dare una mano, anziché orientarsi sulle barriere, potrebbero finanziare il potenziamento della dotazione della motonave-laboratorio Ermione con nuove e più
moderne sonde per l'analisi multiparametrica e finanziare ricerche aggiuntive all'Arta, all'Istituto Zooprofilattico e a centri dì ricerca avanzata applicata al mare.
La Regione dovrebbe, infine, redigere e finalmente attuare seri Piani di Bacino per il risanamento,
argomento su cui è clamorosamente inadempiente da anni».
I rimedi effettivi dovrebbero essere cercati su larga scala e sui tempi lunghi, in mare, infatti, non è solo una piscina oppure un semplice allevamento di pesci come traspare da alcuni interventi: è in primo luogo uno spazio di vita che regola il clima del Pianeta, risente delle sue macro-modificazioni indotte dalle attività umane con questo modello di sviluppo antiecologico e distruttivo.
Dobbiamo, pertanto, aumentare le ricerche e la conoscenza su questo ambiente e adottare il principio di precauzione smettendo di immettervi i fanghi portuali inquinanti e scarichi di sostanze
nocive e di rifiuti.
Il mare va difeso, in definitiva, come ambiente in tutte le sue componenti fisiche e in quelle vitali, biologiche, vista la forte riduzione delle specie che si è registrata negli ultimi anni, anche per i limi deviati dalla diga foranea.
I tempi lunghi, si sa, vanno al di là della durata delle singole amministrazioni ma ciò non toglie che la strada è obbligata e, inseriti gli interventi nei piani d'azione dell'Agenda 21 locale, non dovrebbero essere ritenuti di destra nè di sinistra: semplicemente un dovere etico, ecologico, istituzionale degli umani».